AD AVELLINO STEFANO ACCORSI

E’ stato definito «il maschio più metrosexual d’Italia» da Serena Dandini, ma è soprattutto uno degli attori più poliedrici del cinema italiano. Apprezzato tantissimo oltralpe, vive a Parigi. Arriva ad Avellino con un riadattamento tratto dal poema cavalleresco di Ludovico Ariosto. L’identikit è quello di Stefano Accorsi, e il suo “Furioso Orlando” sarà il terzo appuntamento con il grande teatro di qualità al “Carlo Gesualdo”.

Sabato 3 novembre alle 21, e in replica domenica 4 novembre alle 18.30, la furia distruttrice di un amore negato, dalle epiche rime di Ludovico Ariosto prenderanno corpo e forma sul palco del Teatro “Carlo Gesualdo” di Avellino grazie all’intensa rivisitazione interpretata da Stefano Accorsi.

“Furioso Orlando”, ballata in ariostesche rime per un cavalier narrante è l’adattamento teatrale di Marco Baliani liberamente ispirato all’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto che, rovesciando l’originale titolo ariostesco, vuole imprimere alla furia di Orlando per il rifiuto subito dalla bella Angelica la vera chiave di lettura dello spettacolo teatrale che verrà proposto al pubblico avellinese.

La storia è nota a tutti e racconta dell’amore non corrisposto del prode Orlando, paladino di Carlo Magno per la bellissima Angelica, principessa del Catai, come un tempo veniva chiamata l’odierna Cina. Un campo di battaglia sarà il teatro delle fughe amorose e delle ire funeste di uno straordinario Stefano Accorsi accecato dalla follia per la bella e capricciosa Angelica. A contrastare lo spasimante Orlando ci penserà Nina Savary, l’Angelica che lo interpella, gli pone dei quesiti e ne commenta le azioni in un intreccio teatrale di grandissima intensità che lascerà segni indelebili su tutta la scena del “Gesualdo”.

«Dal rocambolesco proliferare di avventure e personaggi che anima la gran giostra dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, ho scelto di seguire una sola traccia, quella che permette all’intero poema, fin dall’inizio appunto, di dispiegarsi e vivere, le orme che Angelica lascia sul terreno, quella è la traccia da seguire – spiega il regista Marco Baliani –. E, tra i tanti spasimanti inseguitori, ne uscirà uno solo, Orlando appunto, che va precipitando di canto in canto dentro una modernissima patologia, di cui Ariosto è ironicamente consapevole, e cioé la fantasmagoria dell’amore non ricambiato».

 

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