L’INDIA E LE DONNE, TRA TRADIZIONI E VIOLENZE

©TheFinalMiracle – Fotolia.com

C’è un Paese (purtroppo non è l’unico) dove le donne contano meno di niente e dove una ragazzina rischia di essere stuprata in autobus da uomini senza volto che si aggirano per le strade seminando morte. Ma questo è anche il Paese della gioia e della cortesia, descritto da narratori e reporter che hanno fatto conoscere i costumi e le abitudini di questa terra al resto del mondo, rendendola ancora più affascinante, unica. Da visitare. Questo Paese è l’India. Traendo spunto dai recenti fatti di cronaca nera, ci siamo avvicinati – quasi in punta di piedi, senza giudicare ma solo con la voglia di raccontare – a questo popolo dalle molteplici sfaccettature, dai volti variegati e dai colori sfavillanti, eppure  così contraddittorio, così incomprensibile. Ce lo facciamo descrivere da chi l’ha guardato con la mente non del turista ma del curioso viandante.

Vittorio Russo, autore del libro “L’India nel cuore”, edito da Dalai editori, non nasconde la propria emozione quando gli chiediamo di parlarci di questo Paese che, dice, «si caratterizza per le bellezze storiche, architettoniche e naturali, alle quali si aggiunge un costante atteggiamento di sacralità, che è l’anima di quel popolo». «La spiritualità è intesa come indagine, ricerca di se stessi negli angoli più bui della propria natura, un po’ come facevano nel Medioevo Francesco d’Assisi e Iacopone da Todi». Ma l’India, precisa Russo, «siccome ha subìto nel corso dei secoli continue invasioni straniere, è un agglomerato di gruppi etnici, con tradizioni millenarie e diverse. Basti pensare che, per comunicare tra loro, gli indiani parlano spesso in inglese perché se utilizzassero la lingua madre non si capirebbero». Russo poi precisa che «la società indiana si suddivide in quattro caste principali che a loro volta si frammentano in caste minori». «E’ un Paese affascinante, dove purtroppo dilaga la povertà. Infatti, non è raro incontrare bambini che con gli occhi piedi di gioia ti guardano senza avere alcuna consapevolezza di se stessi – continua lo scrittore partenopeo -. Per loro, una piccola caramella ricevuta da un passante occidentale diventa un dono straordinario da dividere magari con un coetaneo. Sono scene dolci, ma anche tanto dolorose».

C’è diversità e poca uguaglianza non per le leggi, che sono democratiche, ma a causa delle tradizioni, le quali, sostiene Russo, «subordinano la giurisprudenza che nella stragrande maggioranza dei casi non ha alcun valore».

«La condizione della donna è uno dei paradossi della cultura indiana – narra lo scrittore -. La società è maschilista. E, mentre da un lato ci sono figure femminili, come la Gandhi, che si stanno distinguendo, dall’altro molte sono le mamme e le figlie di questo Paese che vivono in una condizione disperata. Una neonata, se sopravvive agli innumerevoli aborti, è considerata una sventura e, crescendo, il suo unico obiettivo sarà il matrimonio. La sposa spesso ha undici anni. Viene “venduta” a una persona che non conosce mediante un contratto sottoscritto dai genitori dei futuri coniugi; marito e moglie s’incontrano solo il giorno delle nozze». L’altro aspetto drammatico è la percentuale elevata di aborti spontanei: «Queste spose-bambine sono così giovani che non riescono a portare avanti le loro gravidanze – continua Vittorio Russo -. Si calcola che ogni 20 minuti muore una donna in India, per stupro, aborto o altre ragioni. Un fatto drammatico».

Altro aspetto da sottolineare è la condizione della vedova che «non ha diritto a nulla; quando il marito muore, non può parlare per un anno con i suoceri, le vengono tagliati i capelli e perde tutta la sua dignità di essere umano, perché in India la donna ha il diritto di esistere solo in funzione di un uomo». Scomparso il marito, scompare anche la moglie. Infatti, sino al 1829 (anno in cui la pratica del Sati fu proibita dalla legge), le vedove, per tradizione, si gettavano sul rogo ardente insieme al coniuge scomparso, sotto lo sguardo dei parenti che approvavano questo gesto perché ritenuto un atto di fedeltà della moglie al consorte scomparso.

La pratica del Sati – ©Erica Guilane Nachez – Fotolia.com

«Il sacrificio del Sati affonda le sue radici nella mitologia indiana e da quel che mi risulta, nonostante sia proibito, viene praticato ancora oggi in alcuni villaggi», afferma Russo.

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Gli chiediamo degli stupri, a cui i media internazionali stanno riservando molto spazio: «La violenza sulle donne è una costante in India, ma ciò che stupisce il mondo è la reazione degli indiani che per la prima volta si stanno ribellando. Si tratta di pochi gruppi che però fanno molto rumore. C’è una Nazione giovane che ha voglia di crescere e che comunica, mediante internet, con il resto del mondo conoscendo così realtà diverse. Ma il fenomeno è duro da abbattere, perché l’induismo è una religione maschilista che ha penalizzato le donne, le quali non sono coinvolte in quella ricerca di sé di cui parlavo prima; una prerogativa esclusivamente maschile», conclude Russo.

L’India è dunque un Paese dalle mille sfumature che gradualmente cercheremo di conoscere…

Maria Ianniciello

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione. Oggi mi dedico come giornalista ai libri e al cinema in Cultura & Culture e sul mio canale YouTube (Marica Movie and Books). Curo la rubrica Bimbi al cinema sul blog Ricomincio da quattro di Adriana Fusè.

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