Milano, “L’Image Volée”: recensione della mostra

L’Image Volée – la mostra allestita presso la Fondazione Prada a Milano e curata da Thomas Demand – si articola in un percorso fisico e in qualche modo anche mentale che si dipana e declina attraverso le opere di una sessantina di artisti che coprono un lungo arco temporale, dal 1820 a oggi. La sensazione che ho avuto visitandola è che le tre sezioni in cui è stata idealmente divisa in realtà nascondano una sorta di codice iniziatico, attraverso il quale si deve tentare di intuire la dinamica creativa di Demand. La prima sezione è definita come quella in cui si presenta “l’appropriazione fisica dell’oggetto o la sua assenza”, la seconda “sottrazione dell’immagine” e l’ultima “l’atto del furto attraverso l’immagine stessa”. Il che, naturalmente, è vero ma forse incompleto. Se consideriamo la mostra (la cui visita è peraltro esperienza piacevolissima visto che molte delle opere esposte rappresentano anche dei giochi mentali o propongono divertissement che spiazzano le certezze del visitatore) come una sorta di indagine logica o una ricerca di processo creativo, la prima parte diventa in effetti l’enunciato, ovvero cosa la nostra coscienza ritiene essere parte dell’opera d’arte. Il suo aspetto? La sua immagine? La sua presenza fisica è necessaria perché vi sia… Arte? Le due opere che forse meglio aiutano a formulare ipotesi in materia sono Purloined di Sophie Calle – l’Artista chiese ai dipendenti di musei a cui avevano rubato dei quadri di descriverne l’aspetto, per poi esporre queste descrizioni – e Untitled di Maurizio Cattelan, reale denuncia di furto di una scultura invisibile, esposta in una mostra per la quale l’Artista non aveva fatto in tempo ad approntare una scultura vera.

L'IMAGE VOLÉE Una mostra curata da Thomas Demand in un ambiente allestitivo progettato da Manfred Pernice 18 Marzo – 28 Agosto 2016 Fondazione Prada – Milano Crediti immagini  John Baldessari  Poster per la mostra “L’image volée” alla Fondazione Prada © John Baldessari, 2016 John Baldessari  Poster per la mostra “L’image volée” alla Fondazione Prada © John Baldessari, 2016
© John Baldessari, 2016

La sezione successiva della mostra L’Image Volée è lo svolgimento o l’analisi del tema affrontato. Qui ci si confronta con l’idea di paternità di un’opera d’arte. Il trait d’union è un taglio di Lucio Fontana su una tela di Hisachika Takahashi, risposta-provocazione a un collezionista indeciso se acquistare l’opera dell’Artista giapponese ma dichiaratamente interessato a un Concetto Spaziale di Fontana. Dove finisce il lavoro dell’uno e dove comincia quello dell’altro? Se Asger Jorn crea nuove suggestioni dipingendo su quadri acquistati sulle bancarelle di mercatini, quando è nata davvero l’ispirazione per ciò che vediamo, e quanta dell’ispirazione è del tutto originale? L’unica possibile risposta è l’acquisire consapevolezza che ogni Artista, ogni ispirazione è solo parte di un sistema complesso in cui tutti, a cominciare dai visitatori della mostra ma estendendo l’attenzione al genere umano, accettiamo il fatto che nulla si crea e nulla si distrugge. L’Arte, come la Vita è in perpetua evoluzione. È necessario il cambiamento per riportare la variabile tempo nell’equazione. Ed è una analisi (o indagine) feconda, che non finisce nello spazio temporale e fisico di questa mostra il che, per ogni cosa abbia a che fare con l’Arte, è un valore aggiunto da sottolineare e apprezzare. Una operazione che trovo intelligente e stimolante. Non unica magari, e probabilmente con una valenza artistica minore rispetto alla mostra di Goshka Macuga ospitata in spazi attigui della Fondazione (oggetto di una diversa, precedente recensione), ma sicuramente rara e certamente originale.

Henrik Olesen 2, 2016 legno, metallo, pittura e stampe - Foto Delfino Sisto Legnani Studio Courtesy Fondazione Prada
Henrik Olesen 2, 2016 legno, metallo, pittura e stampe – Foto Delfino Sisto Legnani – Studio Courtesy-  Fondazione Prada

L’ultima sezione della mostra infine è in qualche modo l’appendice, la ricompensa per chi ha ormai decriptato il messaggio del curatore-artista: il corollario. Le opere presentate prendono liberamente immagini da “altro”, senza più dover giustificare o negare l’appropriazione. Non serve l’eufemismo “citazione” dopo aver visitato le precedenti sezioni de L’Image Volée: il furto è esposto alla luce del sole, se non nobilitato gli è stata quantomeno rimossa l’accezione negativa. Omer Fast in CNN Concatenated “ruba” frammenti di discorsi di giornalisti della CNN e li monta in un filmato che declama un discorso mai pronunciato nella realtà e forse nessuna delle altre opere qui collocate è altrettanto diretta nel dimostrare il fil rouge, il senso della ricerca del curatore. Esponendo questi furti “artistici”, li impiega come strumento della propria creatività. Come dicevo prima esiste infine una componente divertente e divertita che accomuna molte di queste 90 opere. Una sorta di ludicità che non va sottovalutata. Molto di ciò che viene presentato strappa un sorriso o innesca un ricordo e forse è questa la chiave per comprendere il senso della raccolta non ragionata, esposta più che esibita, di equipaggiamenti usati dai servizi segreti dell’ex DDR e URSS con cui si saluta alla fine del percorso il visitatore. Il curatore della raccolta è anonimo e questi marchingegni, lasciati accesi, ticchettano senza fine in sottofondo come in un loop atemporale. Presenza dissonante, non artistica, stonata. Sono oggetti non pienamente integrati e nemmeno separati dal contesto. Sospesi. Non sono convinto che quest’ultima sensazione discordante aggiunga qualcosa di importante al valore oggettivo della mostra L’Image Volèe ma di certo, pur se questi cimeli non sono compresi nel flusso logico e creativo disegnato dall’estro di Thomas Demand, nemmeno tolgono alcunché alla nuova, comunque elettrizzante visione dei concetti di Arte e Creatività che la mostra propone. Potete visitare l’esposizione fino al 28 agosto 2016.

Selezione di dotazioni per spionaggio (equipaggiamenti sovietici e della Germania dell’Est) provenienti dal Wende Museum of the Cold War (Culver City, CA, USA), curata da anonimo - Foto Delfino Sisto Legnani Studio Courtesy Fondazione Prada
Selezione di dotazioni per spionaggio (equipaggiamenti sovietici e della Germania dell’Est) provenienti dal Wende Museum of the Cold War (Culver City, CA, USA), curata da anonimo – Foto Delfino Sisto Legnani Studio Courtesy Fondazione Prada

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Autore dell'articolo: Lucio Leone

Lucio Leone
Lucio Leone giornalista e architetto, ha maturato numerosi anni di esperienza in campo editoriale e della comunicazione. Collabora con diverse testate scrivendo di spettacolo e teatro, e conduce da due stagioni il programma radiofonico MusicalOnTheRadio. È membro delle Giuria di Qualità di due tra i più importanti riconoscimenti rivolti al teatro musicale: PrIMO - Premio Italiano del Musical Originale e OIM - Oscar Italiani del Musical. Per i tipi di Reportage ha scritto il libro Canto di Natale ed altri Racconti.

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