Scampati all’oblio… ma non al mercato

placebo

 

Certe storie trovano nel tempo la loro giusta sedimentazione.  Sembra che appaiano da un giorno all’altro mentre, in realtà, sono sempre state lì.

E da un “lì” qualunque partiamo, anzi no, da una telefonata che ci conduce subito in un luogo preciso. Quando l’interlocutrice ci parla, la mente va subito oltreoceano, in quell’”aurora” delle sei del pomeriggio, spesso trasferita magistralmente nei quadri di Edward Hopper.

Il garage di Bellport NY
Il garage di Bellport NY

Quella luce, tipica del Northeast, illumina e scalda i movimenti, le relazioni, le influenze e non risparmia nessuno, tanto che, se la ricerchi, la puoi trovare in molti altri artisti che hanno vissuto quei luoghi, quell’aria.

La storia che ascoltiamo è apparentemente una delle più comuni. Una casa venduta e, insieme a essa, tutto il suo contenuto; ma l’epilogo di un acquisto si trasforma in una tipica vicenda tutta e solo americana…

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Troppo occupato a dipingere piuttosto che marcare un’impronta, abbastanza ostinato nell’indifferenza di quello che gli accade intorno, Arthur Pinajian (1914-1999) vive con sua sorella Armen a Bellport (NY) e in un piccolo garage lavora ad una ricerca solitaria volta ad arricchire il suo “vocabolario visivo”che, dopo la sua morte, vuole finisca umilmente nella discarica di Brookhaven.

Quando nel 1999, anno della morte dell’artista, Peter Najarian deve buttare tutto, s’accorge di non riuscire a farlo e, contro il volere di Armen, conserva quell’intimo universo fatto di tele, schizzi, lettere, diari, libri e 50 anni di dedizione creativa. La vita di un artista, noto per essere tra i pionieri del fumetto moderno, e il suo tempo nella sua totalità vengono accatastati in un sottotetto e nello stesso garage che per più di vent’anni è stato il suo studio. Passano gli anni e nel 2007 Thomas Schultz e Larry Joseph per 300.000 $ acquistano il bungalow sgangherato di Bellport, fanno una ricognizione e nel 2010 spuntano un libro (Pinajian: Master of Abstraction Discovered) e una mostra itinerante tra l’Armenia e gli Stati Uniti, a conferma delle loro primissime intuizioni: l’intera collezione di un artista sconosciuto, con nessuna recensione o esposizione alle spalle, scala i vertici dello starsystem e vale 30 milioni di dollari (da una stima del Wall Street Journal).

Realmente Pinajian era uno sconosciuto?

Overlook Mountain, Woodstok, NY 1955
Overlook Mountain, Woodstok, NY 1955

Forse. Anche se poi qualcuno si era accorto di questo “ricercatore solitario che perseguiva la conoscenza fine a se stessa”. Lo storico dell’arte William Innes Homer qualche anno fa, parlando dell’artista, aveva anche detto che egli “perseguiva la sua ricerca in isolamento e con il medesimo obiettivo di Gauguin e Cézanne, rifiutando di arrendersi di fronte all’indifferenza pubblica”.

Che facesse attrito con la realtà e fosse appassionato e inconfondibilmente impegnato lo si evince dalla moltitudine di lavori ritrovati e il culmine del suo genio artistico lo si identifica attraverso i parallelismi con un contesto storico preciso: l’astrattismo gestuale di artisti come Franz Kline e Philip Guston, che ci fanno rintracciare le sue frequentazioni fortuite tra Brooklyn e il Greenwich Village.

Nel suo segno, al passo con il primo fenomeno artistico tutto americano, c’è anche l’automatismo di Arshile Gorky e una partecipazione emotiva che diventa sempre più intima e spontanea, fino a scendere in una ricerca inequivocabile della luce che nel tempo avrebbe confermato con tenacia l’idea che tutto gli riusciva bene ugualmente, anche senza notorietà.

Overlook Mountain Woodstock NY 1960
Overlook Mountain Woodstock NY 1960

Forse però Arthur Pinajian, quando ha disposto che ogni cosa fosse buttata, non s’era reso conto che un bel giorno ognuno di noi lascia tutto e, che ci piaccia o no, quel tutto diventa di altri, anche solo delle mosche.

Oggi i suoi dipinti, le sue cose, sono oggetto di un mercato conteso a prezzi che non avrebbe nemmeno immaginato, e noi, per lui, possiamo solo scegliere che visione avere: personale in favore delle volontà di un artista riservato fino all’ultimo, o sociale a vantaggio di tutti coloro i quali vogliano ammirare e far tesoro della sua ricerca, così come si fa con i più grandi.

Livia Paola Di Chiara

 Info aggiuntive: Pinajian – Master of Abstraction Discovered

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Autore dell'articolo: Livia Paola Di Chiara

Livia Paola Di Chiara
Livia Paola Di Chiara vive e lavora tra la Puglia e l’Irpinia. Si appassiona all’arte operando un percorso creativo che volge lo sguardo alla natura delle cose e alla gestualità primordiale. Il suo lavoro spazia dall’installazione, all’ambientazione, alla scultura; opera altresì nel campo teatrale e scenografico.
Affina le sue competenze attraverso gli studi artistici e umanistici all’Accademia di Belle Arti di Foggia; partecipa a seminari e workshop con artisti e critici del calibro di Rosa Jijhon, Rachele Ferrario e Marco Meneguzzo. Partecipa a numerose esposizioni collettive tra Foggia, Napoli, Ravenna, Avellino, L’Aquila e collabora con l’artista Gerardo Di Fiore per la mostra Civitas Artis del 2008 (Lucera, FG). Nel 2011 sviluppa Ambient’AZIONE, un progetto di arte ambientale per le scuole elementari e medie di un paesino dei Monti Dauni. Attualmente, oltre a portare avanti il proprio percorso artistico personale, è impegnata in Puglia nella direzione della sezione artistica di BAOL vol.4 - concorso per scrittori ed artisti esordienti - e frequenta a Roma il master internazionale di 2° livello in Standard for Museum Education/Standards pour l’éducation muséale presso l’Università Roma Tre.

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