Pensiero positivo: attenzione ai falsi miti motivazionali
8 giugno 2016
Carmine Caso (76 articles)
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Pensiero positivo: attenzione ai falsi miti motivazionali

Il pensiero positivo e i miti (falsi) della Motivazione – L’essere umano, per natura tende al benessere. Tale tendenza la possiamo osservare nei neonati che sorridono quando si sentono bene e piangono appena qualcosa non va. Crescendo, questo bisogno di stare bene spesso perde di significato per la maggioranza delle persone; non riusciamo a entrare più in sintonia con il nostro Essere e a riconoscere le nostre vere necessità. Proprio per questo motivo, si sono diffuse numerose discipline e sono nate alcune figure professionali, il cui scopo è di spingere ogni individuo a esprimere il meglio di sé e a ottenere dalla vita risultati migliori. Alcuni di questi insegnamenti hanno portato anche molta confusione creando anche effetti contrari oltre a non tener presente l’importanza della singolarità dell’individuo. Mi sto riferendo ai cosiddetti miti motivazionali, cioè a quelle teorie che spingono le persone a perdere il contatto con la realtà e soprattutto ad allontanarsi dalla loro vera essenza. Un primo esempio riguarda il pensiero positivo, secondo cui se pensiamo positivamente viviamo una vita meravigliosa, altrimenti – se siamo negativi – viviamo un’esistenza pessima. Su questo punto si è creata una certa confusione e distorsione, quello che pensiamo non si traduce in realtà in automatico; attraverso il pensiero non si ottengono le cose e neppure siamo noi la causa di sciagure o situazioni sgradevoli.

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Il pensiero ha una precisa funzione e una notevole rilevanza, attraverso di esso noi emaniamo onde che vibrano a una precisa intensità: la Fisica Quantistica afferma che, mediante il pensiero, iniziamo a scegliere una delle possibili realtà; il processo ha inizio nella nostra mente attraverso la nostra capacità di creare immagini. Le ultime ricerche hanno dimostrato che pensare una cosa oppure fare esperienza della stessa viene recepito allo stesso modo dal nostro corpo; per esempio quando ricordiamo un evento doloroso della nostra vita il nostro organismo subisce dei cambiamenti, come l’aumento del battito cardiaco o della pressione arteriosa, come se stessimo vivendo nuovamente quell’esperienza; a livello cellulare il nostro corpo cambia a causa del nostro modo di pensare; il nervosismo e la tensione che accumuliamo rimuginando sulle situazioni per tanto tempo o focalizzandoci sul problema traccia delle vere e proprie vie neuronali nel cervello, creando quindi una specifica forma mentis, di conseguenza partono dal cervello appositi neurotrasmettitori che si diffondono nel corpo e che sono affini al nostro modo di pensare, i quali con il tempo modificano il nostro organismo. Siamo in grado di vivere mentalmente il paradiso e l’inferno, di sentirci benissimo o malissimo a seconda di cosa stiamo pensando, ma questo non giustifica il mito del pensiero positivo. Quest’ultimo da solo non può cambiarci la vita.

Si possono pensare tantissime cose ma se non sono accompagnate da azioni e non sono alimentate da un’intensa forza di volontà, da un preciso desiderio viscerale, nulla di nuovo può accadere. Tutte le grandi personalità o comunque tutte le persone che ottengono dei risultati hanno un preciso modo di pensare, ma è sempre accompagnato da uno specifico comportamento e atteggiamento. Possiamo avere buoni propositi, aver avuto idee geniali ma, se esse rimangono solo allo stato mentale, non portano a nulla. San Paolo diceva: “la fede è nulla senza le opere”, intendendo che bisogna essere persone fattive. Possiamo pensare positivo ma questo non ci eviterà di trovarci in situazioni che non vorremmo o a stare male perché la vita è anche questo. Avere un atteggiamento positivo ci consente di focalizzarci sulle soluzioni e agire per ottenerle; non sono le cose che succedono ad avere un ruolo significativo, bensì il nostro modo di relazionarci a esse ed è sempre la nostra reazione ad avere un peso specifico nella nostra vita. Secondo mito da sfatare è quello secondo cui possiamo essere chi vogliamo. Come può essere possibile essere tutto quello che vogliamo? Non siamo dei mutanti e quindi non possediamo la capacità di trasformarci in chi vogliamo, inoltre non tutti possono diventare attori famosi o calciatori fortissimi, modelle o uomini potenti, tale convinzione crea solo false illusioni. La vita non è identica per tutti, le esperienze che facciamo singolarmente sono uniche come unica è la nostra anima. Possiamo e dobbiamo essere solo noi stessi, non c’è nulla di male ad avere dei modelli ma l’imitazione, come afferma Emerson, è un suicidio. Ogni singolo individuo ha uniche potenzialità e il lavoro da compiere è quello di scoprirle; credere di poter diventare chiunque vogliamo crea false illusioni. Non tutti hanno il talento per essere atleti o attori famosi, non tutti hanno il carisma per essere dei leader, questo dimostra semplicemente che siamo diversi e unici allo stesso tempo. La verità è che puoi essere solo quello che hai il potenziale di diventare, dedicando tempo e impegno. Perché imporsi di diventare un atleta solo perché amiamo lo sport o un attore perché ci piace il cinema? Potremmo fare tantissime cose collegate con queste due discipline se solo ci concentrassimo di più su quello che sentiamo dentro di noi. Terzo mito da sfatare: puoi avere tutto ciò che vuoi avere, anche qui ci troviamo di fronte a una presa in giro, se possiamo avere tutto quello che vogliamo perché non siamo tutti pieni di soldi, di amici, di donne o uomini? Semplicemente perché è una fantasia che ci ruba l’entusiasmo. Nella vita, indipendentemente dalla posizione da cui si parte, si possono raggiungere obiettivi grandiosi e fare grandi imprese; la storia è piena di esempi. Nulla succede per caso, chi ottiene dei risultati prova una grande passione verso ciò che sta facendo, sa di possedere capacità e talento, dedica tempo e sforzo per sviluppare nuove competenze e incrementare il proprio talento, possiede la fede per poterlo raggiungere e crede di meritarlo. Non credo ai guru motivazionali perché rendono le persone dipendenti, credo invece ai Maestri, cioè a quella piccola percentuale di professionisti che rende libere le persone, spingendole a scoprire quello che sono e non a seguire dei canoni, insegnando loro a credere in se stesse e a capire che se una cosa non va non vuol dire che sono dei falliti ma che non era la loro missione e che nel mondo c’è molto altro. Nella Bibbia si legge: “è bene donare un pesce ma è saggio insegnare a pescare”.

Carmine Caso

Carmine Caso

Carmine Caso è editore di Cultura & Culture. Dopo la maturità scientifica, si è laureato in Conservazione dei Beni Culturali al Suor Orsola Benincasa (Laurea Vecchio Ordinamento). Naturopata in formazione presso l'Istituto Riza. Ama il Cinema, l'Arte e la lettura. Su Cultura e Culture gestisce la rubrica/blog "Migliora la tua vita", uno spazio dedicato al miglioramento personale.

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