Zona d’ombra: trailer del film, trama e recensione

Zona d’ombra: trailer, trama e recensione del film – Il cinema sempre più spesso porta all’attenzione dell’opinione pubblica storie di vita realmente vissuta, vicende scomode che fanno raggelare il sangue ma che ormai possono essere raccontate perché la gente è pronta. Il momento è propizio ed è adatto per divulgare vicende difficilmente accettabili in altri periodi storici. Zona d’ombra – Una scomoda verità è l’ennesimo film che si prefigge l’importante missione di rendere visibile ciò che non lo è stato appieno, nonostante gli articoli giornalistici. Dopotutto – dice uno dei personaggi della pellicola che stiamo esaminando – un giornale dopo qualche giorno è carta straccia; mentre le parole volano e si disperdono, le immagini in movimento al contrario fanno più presa giacché restano impresse nella mente dello spettatore, trasformandosi in pensieri, inquietudini, emozioni.

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Zona d’ombra, a differenza per esempio de Il caso Spotlight, non è un film d’inchiesta. Non lo è per lo stile, molto coinvolgente. Non lo è per la passione che trapela da ogni sequenza. La macchina da presa entra nel cuore e nella mente del protagonista, facendo trapelare le sue sensazioni ma anche le sue paure e quel profondo senso del dovere. Per un attimo temiamo che al patologo forense, Bennet Omalu, possa capitare ciò che è accaduto al giornalista Gary Webb, le cui peripezie sono ampiamente documentate dallo stesso regista de La Zona d’ombra nel film “Le regole del gioco”. E ci viene in mente pure Mary Mapes di “Truth – Il prezzo della verità”.

L’occhio allenato di Peter Landesman (egli stesso è un giornalista investigativo) in Zona d’ombra non trascura alcun particolare. I primi piani sono intensi e ripetuti, le riprese dei dettagli opportune, mai casuali. Sebbene la pellicola non sia colma di pathos, è tuttavia coinvolgente e ben girata perché pone al centro l’etica di un uomo che vuole solo svolgere il proprio lavoro in modo eccellente. Bennet Omalu è un africano che si è trasferito in America per inseguire quel sogno che tanto bene ritrae Gabriele Muccino ne “La ricerca della felicità”. Will Smith ancora una volta ne è espressione. L’attore convince con il proprio innegabile talento facendoci anche sorridere quando in una scena deve fingere di non saper ballare. Ciò che colpisce da subito è la spiritualità di Bennet Omalu che, prima di fare un’autopsia, parla con il cadavere chiedendo il suo aiuto, affinché dal corpo traspaia ciò che realmente gli è accaduto, ed è così che il patologo si accorge che i giocatori di football sono vittime facili di una malattia che colpisce il cervello (la CTE -encefalopatia cronica traumatica), scoperta proprio dal protagonista di questo film, il quale si ritrova a fare una guerra personale e non voluta all’industria sportiva degli Usa. Con raziocinio, intuito e soprattutto caparbietà, il personaggio di Will Smith è un eroe alternativo che proviene dal Terzo Mondo e che diventa una sorta di nemico pubblico.  Zona d’ombra è un film per certi versi sconvolgente perché lascia un retrogusto agrodolce.  Consigliato? Sì. Di seguito il trailer.

 

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Naturopata ad indirizzo psicosomatico. Aromaterapeuta. Diplomata in Naturopatia presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica. Lavora sia in gruppo che individualmente con consulenze naturopatiche e sedute di aromaterapia. Giornalista pubblicista. Scrive di benessere, aromaterapia, motivazione al femminile, LifeStyle. Ama la Cultura, in particolare il cinema. Lettrice vorace. Si è laureata in Lettere nel 2005 presso la Seconda Università di Roma con il massimo dei voti.

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