Tempo instabile con probabili schiarite, trailer e recensione

Voto:  (2,5 / 5)

tempo-instabile-con-probabili-schiarite-recensione-trailerTempo instabile con probabili schiarite è un titolo che parla da sé, sintomatico dell’idea cinematografica di Marco Pontecorvo, che ne è regista e co-sceneggiatore, oltre a essere molto rappresentativo del film in questione. Protagonisti sono due amici e colleghi: Ermanno (Lillo) e Giacomo (Luca Zingaretti), due uomini con caratteri apparentemente opposti e per questo si scontrano, ma si sono anche incontrati per fondare con altri soci una cooperativa produttrice di divani. Intorno a quest’ultima ruota tutta la loro vita, appesa alle sorti della ditta ed è proprio la situazione di crisi che risveglia in Giacomo un desiderio di cercare dei mezzi per farla sopravvivere. L’idea arriverà inaspettatamente durante una notte, dal sottosuolo: scavando un buco in cortile per nascondere dei fusti che costerebbe troppo smaltire, Ermanno tocca inavvertitamente con la pala qualcosa che presenta odore e colore della fogna, ma nulla è come sembra. Quella miscela di idrocarburi sarà la miccia che farà esplodere ambizioni sopite, chimere mai rivelate anche a se stessi, unioni d’amore e d’amicizia, rapporti tra cittadini, tutto per il “sogno dell’oro”.

Questo piccolo inquadramento potrà farvi intuire come Tempo instabile con probabili schiarite voglia proporsi come metafora della nostra condizione umana e la scelta di optare per un paesino, Sant’Ugo (non esiste davvero), al confine tra la Romagna e le Marche, è tesa a suggerire cosa si muove sotto l’ombelico d’Italia. Questo paesino è visto, infatti, come un «posto ricettivo alle influenze e ai cambiamenti provenienti dal sud e dal nord, una sorta di baricentro» (dalle note di regia) e in più, il dialetto marchigiano va a conferire un po’ di colore ai toni della commedia e ancor più alla soluzione dei manga (co-regia animazione di Maurizio Forestieri) che spesso si interseca con ciò che avviene nella realtà.

tempo-instabile-con-ptobabili-schiarite-trailer-recensione«In un mondo sconquassato da orribili mostri»… è così che partono i primi minuti del lungometraggio mentre scorrono le immagini del manga pensato dal figlio di Ermanno, Tito (Andrea Arcangeli), con cui Pontecorvo cerca di creare un filo per il dialogo sia tra padre e figlio, sia sul piano del linguaggio cinematografico, ma quest’ultimo proposito non è del tutto riuscito, pur partendo da un’ottima intenzione. Sul piano teorico, infatti, l’idea di inserire il manga per trattare questioni come la crisi, la non comunicabilità tra generazioni, riferimenti ambientali e anche l’amore, in parallelo con la fiction ha un sapore originale, ma risente della mancanza di ritmo che risucchia complessivamente il film. Il regista del pluripremiato “Pa-ra-da” (2008), è stato allevato a un cinema d’impegno, politico (anche nel senso originario di “cinema che si occupa della pòlis”) e attento ai valori civili, e non è un caso che ci siano i riferimenti a Enrico Mattei, richiamando indirettamente il film di Francesco Rosi del 1972, nel quale un grandissimo Gian Maria Volonté vestiva i panni dell’ex presidente dell’ENI. tempo-instabile-con-probabili-schiariteDopo essersi dedicato al piccolo schermo (l’ultimo lavoro è stato “Ragion di Stato”), il regista romano ha scelto di tornare dietro la macchina da presa per mettere in campo i vizi e le virtù di noi italiani, provati dalla vita e, simbolicamente, da un episodio surreale come può essere la scoperta del petrolio, il punto è che, forse, c’è troppa carne al fuoco e lo sviluppo drammaturgico non riesce a dare il giusto spessore e spazio a tutto. Lillo, Lorenza Indovina (la moglie) e l’interprete del figlio, insieme a Carolina Crescentini (Paola, detta “tabellina”) sono gli attori più in parte; John Turturro assolve a ciò che gli vien chiesto: fare un americano di origini italiane che sa come gestire il gioco dei soldi (qui incarnati dal petrolio), ma anche tombeur de femme. Al di là dei buoni propositi, di un ottimo lavoro di fotografia (Pontecorvo nasce come tale) e dell’impegno attoriale, in Tempo instabile con probabili schiarite manca l’affondo ulteriore della macchina da presa nello scavare ancor più nelle sfumature dei personaggi, è come se “troppo facilmente” Ermanno raffigurasse l’uomo sulle barricate e Giacomo colui che ha anche provato il ’68, ma ora, è troppo disincantato, e vuole essere un imprenditore che desidera sempre più.

Un messaggio di positività, però, Pontecorvo ce lo offre, ma ha tenuto a sottolineare durante la conferenza stampa milanese che non vuole far la morale a nessuno, è la pellicola stessa a trasmettercelo. Detentori di quelle “probabili” schiarite sono i giovani, anche lo stesso figlio di Giacomo, che ha subito la separazione tra il padre e la madre, saprà, infatti, dar un impulso nuovo al genitore. Nello specifico Tito, coi manga e con la sua creatività, lancia un seme di fiducia per riprendersi dal tornado venuto su da uno «spruzzo di petrolio».

Trailer del film Tempo instabile con probabili schiarite

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Maria Lucia Tangorra

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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