Al Sistina “La mostra”, la recensione dello spettacolo

Simona Marchini al Teatro Sistina di Roma, fino al 30 novembre, con lo spettacolo diretto da Gigi Proietti “La mostra – confessioni semiserie sull’arte”. La recensione

la mostra

Impara l’arte e mettila da parte. Scherzosamente, il popolare detto calza a pennello sulla figura di Simona Marchini, che torna sul palcoscenico del Teatro Sistina, dopo i tanti anni trascorsi da quel Rugantino interpretato da Valerio Mastandrea nel 1998, con “La mostra – riflessioni semiserie sull’arte”. Grande appassionata e intenditrice, Simona gestisce da più di venti anni un importante centro culturale, la Nuova Pesa, nome mutuato dall’omonima galleria d’arte fondata dal padre nel 1959 e con questo suo spettacolo, non da oggi, propone con garbata ironia il suo personalissimo rapporto con l’arte e gli artisti, ponendo un provocatorio quesito sull’utilità di entrambi. Lo spettacolo è un leggiadro volo di farfalla sulla sua vita, artistica e personale, e su un’Italia ricca di valori e opere d’arte, di bellezze da preservare sì, ma da far conoscere a tutti. Volo che non può non iniziare, stando al Sistina, da quel Rugantino che la vide tra i protagonisti, con l’apparizione a sorpresa sul palcoscenico di Maurizio Mattioli, amatissimo dal pubblico romano, che l’accompagna nella canzone della moglie di Mastro Titta. L’arte è tutto ciò che non è ovvio e allora il racconto della sua vita diventa un pretesto da incastonare tra un’opera e l’altra, con un’operazione di comicità elegante, forse un po’ d’antan, ma che esalta la sua figura di artista e donna sobria, mai sopra le righe, che ha la capacità di proporsi quasi sottovoce, da sempre. Una mattatrice d’altri tempi, su un palco sicuramente sovradimensionato rispetto all’intimismo del suo spettacolo e questa è una pecca che toglie fascino alla serata. Insieme a lei, il Maestro Andrea Bianchi al pianoforte, bravissimo e spiritoso, il coautore Claudio Pallottini nelle vesti di Angelo, un bizzarro custode, e una ballerina della scuola del Teatro dell’Opera di Roma, Federica Marchica.

©Musacchio & Iannello
©Musacchio & Iannello

L’influenza nefasta del mercato sull’arte, dal dopoguerra ad oggi, una Roma crocevia internazionale di artisti negli anni 60 e 70, le dinamiche delle gallerie, i raccomandati (anche lì!), la grande mostra allestita nel 1944, “Arte contro la barbarie”, in cui il regista Rossellini rimase talmente impressionato da una scultura del vincitore, il celebre Leoncillo Leonardi (Madre romana uccisa dai tedeschi), da riproporne poco tempo dopo l’immagine nel film “Roma città aperta” grazie all’interpretazione di Anna Magnani. Artisti che influenzano e stimolano altri artisti. Ogni periodo, ogni opera è introdotta e accompagnata dai suoi spassosi personaggi, in un gioco di ricordi, attualità e umorismo che via via diventa accattivante. Aneddoti e opere, da un Lucio Fontana (esilarante la gag sui suoi “tagli”), ad un Botticelli, da un Caravaggio e i suoi angeli terreni, a quelli che incontriamo tutti i giorni, come fu per lei Don Lurio (toccante il ricordo), grazie al quale iniziò il suo viaggio nel mondo dello spettacolo. La famiglia di origine e quelle dei suoi due mariti, i suoi sogni di bambina, il ricordo di Pasquale Rotondi, un funzionario del Ministero dei Beni Culturali che durante la seconda guerra mondiale si adoperò per nascondere e salvare decine di migliaia di opere d’arte, per poi restituirle a Italia liberata. La satira nei confronti di una politica stracciona. Un racconto gradevole, un colloquio con il pubblico che la segue con attenzione e rispetto. Un ambiente quasi salottiero, perfetto se fosse stato rappresentato in un teatro di medie dimensioni. Ma va dato merito a chi, comunque, ha voluto che Simona Marchini tornasse sulla scena. Simpatica, elegante, umile, a suggerirci che “ognuno di noi può essere arte” e ad invitare alla resistenza contro l’ignavia dei tempi correnti. C’è tanto da conoscere, c’è tanto da salvare e conservare, Soprattutto, insiste Simona, è importante che la cultura torni ad essere motivo di incontro, di aggregazione ,di scambio di idee e non di denaro. L’arte vola più alto dei mercati e il suo delicato spettacolo ce lo rammenta.

 

Paolo Leone

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Roma, Teatro Sistina. Dal 19 al 30 novembre

 

Il Sistina presenta: Simona Marchini in “La mostra – confessioni semiserie sull’arte”, di Claudio Pallottini e Simona Marchini.

Con la partecipazione di Claudio Pallottini e Federica Marchica.

Scene e costumi di Susanna Proietti; Musiche eseguite da Andrea Bianchi.

Regia di Gigi Proietti.

In occasione dello spettacolo, nel foyer del teatro è allestita una mostra di opere d’arte selezionate da Simona Marchini.

Si ringrazia l’ufficio stampa del Teatro Sistina, nelle persone di Federica Fresa e Laura Fattore.

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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