SURRISCALDAMENTO: IN AUMENTO FENOMENI ESTREMI

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Il clima sta cambiando, non esistono più le mezze stagioni. Solo luoghi comuni o verità? Stando all’analisi effettuata dal NASA Goddard Institute for Space Studies (GISS) di New York, che controlla le temperature della superficie terrestre, la temperatura media del 2012 è stata di circa 14,6° Celsius, con un aumento della temperatura media globale di 0,8° Celsius dal 1880. Gli scienziati hanno confrontato le temperature del 2012 con la media globale del 20° secolo sottolineando come il continuo aumento dei gas serra nell’atmosfera terrestre provochi un aumento a lungo termine delle temperature globali.

Per quanto riguarda l’Italia, stiamo assistendo negli ultimi anni ad inverni sempre più rigidi, seguiti da estati torride e spesso piovose. Cosa ci aspetta per il prosieguo di questa stagione ce lo spiega il Tenente Colonnello Vinicio Pelino del Centro Meteorologico dell’Aeronautica Militare.

«Bisogna innanzitutto fare una breve premessa. A differenza dell’atmosfera, il sistema climatico è composto da più sottosistemi come l’oceano, la biosfera, la criosfera, (ovvero la parte del pianeta ricoperta dai ghiacci) e la stessa atmosfera i cui componenti interagiscono in maniera complessa. Queste interazioni non consentono una previsione del clima ma solo una stima della sua evoluzione media. Infine, al contrario dei fenomeni equatoriali come El Nino, per le medie latitudini questa stima è ancora lontana dall’essere affidabile. Nonostante ciò negli ultimi anni si sta comunque tentando di sviluppare dei modelli di indagine a media e lunga scala temporale, tipicamente il mese o la stagione e, in particolare nel primo caso, i risultati sono spesso abbastanza buoni, sebbene debba esser chiaro che quelli che vengono individuati sono possibili scenari di condizioni prevalenti, non previsioni del tempo in senso stretto. Con riferimento alla scala stagionale il ricorso ad ancora più ampi margini di incertezza è inevitabile e le performance dei modelli di previsione sono ancora piuttosto basse. Ad ogni modo per quel che riguarda il prosieguo della stagione invernale, sussistono buone probabilità che essa sia caratterizzata da una elevata variabilità delle condizioni atmosferiche, con buona piovosità e caratteristiche termiche più fredde della norma per le regioni settentrionali. Sulla parte centrale del Paese sono probabili temperature più consone al periodo, pur con temporanei episodi più ascrivibili a quanto descritto per il settentrione. Per le regioni meridionali, pur ancora con una buona piovosità, è più probabile che in generale prevalgano condizioni più miti e quindi temperature superiori alla media stagionale. Su tutto questo, tra la fine del mese di gennaio e i primi di febbraio, potrebbe innestarsi un episodio di freddo e conseguenti precipitazioni nevose piuttosto significativo la cui portata è però ben difficile da individuare attualmente, anche se  i tempi di ritorno statistici per eventi come quello dello scorso anno suggeriscono che difficilmente questo possa ripetersi con paragonabile durata e dimensione spaziale».

Cosa si prevede invece per l’estate?

L’estate è davvero troppo lontana per tentare il benché minimo approccio, specie perché, come detto, al momento non esistono modelli in grado di prevedere l’evoluzione del tempo al di là di sette giorni, ma solo eventuali scenari del comportamento medio dei principali parametri atmosferici. E questi al massimo per la prossima primavera, attualmente non lasciano intravedere una evoluzione che si discosti significativamente dalla media stagionale, sia in termini di piovosità che di temperature. Con riferimento all’attualità, invece, le previsioni a cura del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare sono sempre disponibili sul nostro sito www.meteoam.it. In tale sito è inoltre disponibile una sezione dedicata ad argomenti climatologici.

Negli ultimi anni si sono verificati notevoli cambiamenti climatici, dovuti soprattutto al surriscaldamento globale: cos’è e da cosa è causato?

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L’effetto serra è un fenomeno naturale dovuto alla presenza di sostanze note come gas serra, quali acqua metano e  , che assorbono la radiazione infrarossa emessa dal pianeta aumentando in questo modo la temperatura della superficie terrestre. Questo effetto è stato benefico per il nostro pianeta in quanto ha consentito il mantenimento dell’acqua in forma liquida e quindi lo sviluppo della vita. Il termine “surriscaldamento” implica un discostamento dall’equilibrio termico naturale del pianeta dovuto principalmente al fattore antropico, ovvero all’uomo. Ciò che è scientificamente provato è che l’emissione di gas serra aumenta sicuramente la temperatura del pianeta  determinando un cambiamento nella dinamica del clima.

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Quali saranno le conseguenze per il pianeta e per la nostra vita?

Questa è la sfida che l’Organismo delle Nazioni Unite ha raccolto tramite l’IPCC (Pannello intergovernativo sui cambiamenti climatici  http://www.ipcc.ch/).  L’aumento della temperatura media del pianeta sembra implicare dal punto di vista dinamico un sensibile aumento dei fenomeni estremi. In questo modo, ad esempio, i fenomeni convettivi, sia essi temporali isolati, tempeste di neve o extratropicali, o cicloni tropicali, riforniti di maggiore potenza, producono precipitazioni più intense e distruttive come ampiamente osservato in tutto il globo negli ultimi anni, anche in luoghi dove la precipitazione totale sta diminuendo. In maniera figurata potremmo dire che da qualche tempo non piove ma diluvia. Se l’acqua precipitabile aumenta in maniera monotona in funzione dell’incremento della temperatura media superficiale del pianeta, ciò non implica una  immediata ridistribuzione di essa su tutto il pianeta e questo è dovuto alla circolazione generale dell’atmosfera ovvero al trasporto globale. A modeste variazioni dei venti, i pattern di precipitazione non cambiano di molto ma gli eventi risultano più intensi. In questo modo le zone aride, in genere quelle subtropicali, diventano più aride e quelle umide più piovose, (medie ed alte latitudini) . Tale considerazione può essere associata alla sindrome economica del ricco che diventa più ricco e del povero che diventa più povero

Cosa si può fare concretamente per bloccare o ridurre questo fenomeno?

Nel “Dialogo della Natura e di un islandese” di Giacomo Leopardi l’uomo si rivolge alla Natura in questi termini: «Io sono stato arso dal caldo fra i tropici, rappreso dal freddo verso i poli… Più luoghi ho veduto, nei quali non passa un dì senza temporale: che è quanto dire che tu dai ciascun giorno un assalto e una battaglia formata a quegli abitanti, non rei verso te di nessun’ingiuria” e la Natura risponde “Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo… E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei». L’esistenza di vita sul nostro pianeta è una condizione particolarmente fragile di cui l’uomo deve essere pienamente conscio e la sfida del cambiamento climatico è sicuramente un problema di carattere globale. La concezione meno poetica ma più pragmatica all’adattamento ai cambiamenti climatici è sicuramente sintetizzabile nella espressione del Generale G.Patton: «Make your plans to fit the circumstances» ovvero pianifica in modo di adattarti alle circostanze. Per quanto riguarda la meteorologia, attraverso la definizione di appositi indici di vulnerabilità ambientale è ad esempio possibile localizzare geograficamente e tramite l’utilizzo di serie temporali climatiche, registrate dalla rete osservativa nazionale,al fine di individuare aree particolarmente a rischio.

Piera Vincenti

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Autore dell'articolo: Piera Vincenti

Piera Vincenti è giornalista e copywriter. Si occupa di comunicazione aziendale e pubblica e collabora alla realizzazione di siti web. Laureata in Sociologia, ha conseguito la laurea specialistica nel 2010 dopo aver ottenuto la laurea triennale in Scienze della Comunicazione.

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