Pericle il Nero: recensione del film con Scarmarcio e trailer

Scamarcio è Pericle il Nero: recensione del film e trama Per vedere Pericle il Nero bisogna essere disposti a fare un viaggio in un’anima nera – permetteteci il gioco di parole –, fragile e, anche per questo, in cerca di una bussola. Liberamente tratto dal romanzo di Giuseppe Ferrandino (Adelphi, pp.144, €12), diretto da Stefano Mordini e con protagonista Riccardo Scamarcio (qui anche nel ruolo di produttore insieme a Valeria Golino e Viola Prestieri), il film conserva del romanzo l’essenza principale e le linee più intime così come lo sguardo in soggettiva restituito anche col voice over. «Mi chiamo Pericle Scalzone, ho trentacinque anni e di mestiere faccio il culo alla gente. Io non devo fare male, io devo far svergognare la gente», si presenta così Pericle il Nero. Ci rendiamo conto che vi abbiamo riportato parole forti, ma l’autore prima e il film poi non hanno paura di mostrare (ovviamente sempre in certi limiti) la “tecnica” di questo criminale atipico che agisce, appunto, da solo, sodomizzando, ma su commissione di don Luigi (Gigio Morra). C’è un passaggio importante che è stato compiuto nella trasposizione: gli sceneggiatori (lo stesso Mordini, Francesca Marciano e Valia Santella) hanno deciso di trasferire l’azione dall’Italia a Belgio e Francia, con la caratterizzazione di ritrovarsi sempre in luoghi periferici che restituiscono la desolazione e lo spaesamento interiore del protagonista. In realtà a Mordini queste ambientazioni più defilate e/o ai margini sono molto care se si pensa anche ai suoi precedenti film, “Provincia meccanica” (2005) e “Acciaio” (2012). Questa scelta, probabilmente dettata anche dalla co-produzione belga e francese, ha conferito un valore meno localistico nel tentativo di uscire dalla frequente rappresentazione della mafia nostrana. Pericle, «l’uomo-cane» che compie spedizioni punitive, in una di queste in cui il bersaglio è un prete, uccide Signorinella (Maria Luisa Santella), sorella di un boss – questa è la sua impressione dopo i colpi inferti. Parte così la sua fuga, da Liegi si rifugia a Calais e lì accade l’incontro con Arianna (Marina Foïs). Aggiungiamo soltanto che non è finita qui. Nel suo viaggio fisico che va di pari passo con quello emotivo, Pericle dovrebbe iniziare sempre più a conoscersi, facendo i conti con se stesso, con ciò che è e che vorrebbe diventare. «Si tratta di un personaggio controverso, sfuggente, indefinibile, che ha tutte le caratteristiche dei grandi personaggi», ha risposto così Riccardo Scamarcio alle nostre domande a riguardo, sottolineando come sicuramente da attore fosse un ruolo impegnativo e che lo mettesse alla prova. Come sappiamo, non è semplice fare cinema di genere e, allargando il campo, «fare cinema in Italia». In particolare «è difficile fare un film che cerca di trascendere anche il genere», ha precisato Scamarcio.

Il genere, in Pericle il Nero, è funzionale al racconto e soprattutto al personaggio e ai pesi e contrappesi umani. «Siamo cresciuti guardando film che ci hanno messo in discussione. Io mi riconosco nelle difficoltà dei personaggi e accadendo questo sento che il mio cuore è un po’ più caldo perché capisco che c’è un’altra persona che ha provato quel disagio o quella bellezza o quell’attenzione. È in questo meccanismo che il cinema che ci piace fonda le radici e non nel genere per intrattenere», ha spiegato Scarmarcio con parole che denotano senza dubbio una chiarezza di intenti e obiettivi sia artistici che produttivi, ovviamente non facili da tradurre nel risultato finale. Sul piano recitativo (a parte qualche piccola imperfezione nella cadenza napoletana), l’attore pugliese offre una delle sue interpretazioni più riuscite, con un’attenzione al corpo e occhi grandi che riempiono lo schermo, in cerca di affetto e circondati da atmosfere nere. Mentre, alcuni personaggi legati all’ambiente camorristico, tra cui lo stesso don Luigi, risultano abbastanza rispondenti all’immaginario che tutti noi abbiamo. Completano il cast Valentina Acca, Lucia Ragni, Eduardo Scarpetta, Marcello Prayer.

Dal punto di vista dello sviluppo drammaturgico in Pericle il Nero certi passaggi, in particolare nella seconda parte, scorrono troppo velocemente, come se non fossero metabolizzati fino in fondo. Il lavoro fotografico di Matteo Cocco, coadiuvato dalle musiche di Peter von Poehl, dal canto suo, crea una dimensione cupa, richiamando i noir francesi e incastonando perfettamente l’anima di Pericle nell’ambiente – resta impressa l’immagine dell’uomo sulla spiaggia di Calais, oltre a quella finale. Pericle il Nero è l’unico rappresentante italiano in Selezione Ufficiale alla 69esima edizione del Festival di Cannes, nella sezione Un certain regard, ed è in sala dal 12 maggio 2016 distribuito da BIM. Di seguito il trailer del film con Scamarcio.

 

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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