MICHELINI (INGV): I TERREMOTI NON SONO AUMENTATI

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Nell’ultimo periodo si sente parlare sempre più spesso di terremoti. Dopo quello che a maggio ha colpito l’Emilia, altri eventi sismici hanno fatto notizia. Il 27 settembre 2012 la terra ha tremato in provincia di Benevento e la settimana scorsa nel Pollino. Abbiamo chiesto al Professore Alberto Michelini, funzionario di sala sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, perché continuano a registrarsi tante scosse.

«Il territorio italiano è caratterizzato da un’intensa attività sismica e vulcanica. Ogni anno l’INGV registra mediamente 2000 eventi con magnitudo maggiore di 2.5, di questi circa uno all’anno è sopra la soglia del danno, mentre statisticamente ogni 10-20 anni si verifica un terremoto distruttivo (M ≥ 6). Anche andando indietro nei secoli i cataloghi sismici storici ci raccontano di un Paese dove frequentemente si sono verificati terremoti più o meno distruttivi. Di questi eventi si è spesso cancellata in poco tempo la memoria e, di conseguenza, la consapevolezza di quanto vulnerabile sia il territorio. Parallelamente credo che la percezione di un aumento del tasso di sismicità sia dovuto anche all’aumento di interesse che queste notizie hanno registrato negli ultimi mesi e che rendono il fenomeno terremoto molto presente nei media».

Di questi giorni anche le notizia del terremoto in Canada e l’allarme tsunami, poi revocato, nel Pacifico. Cosa sta accadendo a livello globale?

A partire dall’inizio del secolo scorso, grazie allo sviluppo e alla diffusione dei sismografi e parallelamente di una comunità scientifica internazionale dedita allo studio dei fenomeni geofisici, è stato possibile confrontare le caratteristiche di sismicità in tutto il mondo. I tassi di sismicità a livello globale, in un lungo intervallo di tempo, non mostrano grandi variazioni. Ogni anno, dal punto di vista statistico, si verifica 1 terremoto di magnitudo 8 o più grande, circa 15 di magnitudo tra 7.9 e 7 ma anche più di un milione con magnitudo compresa tra 2 e 2.9. Se a livello statistico non si registra un aumento della sismicità, la percezione di un aumento dei fenomeni è probabilmente dovuta ai mezzi di comunicazione che allo stato attuale sono estremamente efficaci nella diffusione capillare di informazioni, soprattutto di notizie di disastri ed eventi estremi che registrano interesse nei lettori.

Qualcuno parla addirittura di possibili segnali della fine del mondo. Possiamo tranquillizzare i nostri lettori su questo punto?

Le idee sulla possibile fine del  mondo, oltre ad arricchire chi ha avuto la prontezza di tradurle in film, in libri e quant’altro, hanno avuto forse il merito di far riflettere sull’impatto che le attività umane hanno nel lungo termine sul pianeta. E tra tutti i possibili segnali non metterei i fenomeni geofisici.

È vero che c’è stato un aumento dei fenomeni sismici negli ultimi anni?

Come ho già detto, a livello globale non è si può parlare di un aumento della sismicità. Sicuramente quello che è cambiato negli ultimi anni è stata la capacità della comunità sismologica mondiale di registrarli. La realizzazione di sensori sempre più piccoli e sensibili e l’aumento della loro presenza sul territorio ha ampliato di molto le soglie di sensibilità, soprattutto per i piccoli terremoti. Per esempio in Italia nel 1980, anno del terremoto in Irpinia, erano istallate circa 20 stazioni, mentre oggi sono circa 400, localizzate con maggior densità nelle aeree a maggior pericolosità sismica. La loro sensibilità e distribuzione areale ci permette di registrare anche eventi molto piccoli, che non sono avvertiti dalla popolazione ma che sono utili per le ricerche scientifiche.

Come avvengono i terremoti?

La parte più esterna della Terra, che indichiamo con il nome di crosta, è sottile e rigida ed è sottoposta a continue deformazioni causate dai movimenti convettivi delle rocce più fluide presenti nello stato sottostante, il mantello. Queste continue sollecitazioni provocano un accumulo di energia lungo i margini delle placche che, come un grande puzzle, costituiscono le tessere in cui è frammentata la crosta. In corrispondenza di questi margini avvengono terremoti ed eruzioni vulcaniche. Un terremoto si genera perché le rocce, sottoposte allo sforzo prodotto dal movimento delle placche, si deformano fino a rompersi. Quando si rompono rilasciamo tutta l’energia accumulata sotto forma di onde sismiche.

Quale differenza c’è tra la scala Richter e la scala Mercalli e come mai quest’ultima è in disuso?

La magnitudo Richter è una misura di energia emessa dal terremoto, è espressa da un numero con decimali  (es. M 2.3) e si misura a partire dall’ampiezza delle onde sismiche registrata dai sismografi; è una scala di origine logaritmica quindi tra un grado Richter e il successivo lo spostamento del terreno aumenta di 10 volte, mentre l’energia rilasciata aumenta di circa 32 volte.  La scala Mercalli invece valuta gli effetti prodotti dal terremoto sull’ambiente, si indica in gradi ed arriva sino al XII. Sono entrambe utilizzate perché forniscono informazioni di tipo diverso. Infatti, non sempre gli effetti di un terremoto sono direttamente correlabili all’energia prodotta ma spesso dipendono dalle caratteristiche del luogo dove il terremoto colpisce. Per fare un esempio, una scossa di energia notevolissima in pieno deserto avrà un’intensità Mercalli nulla, mentre una scossa anche di moderata energia può portare ad intensità Mercalli notevoli in zone urbane costruite con materiali scadenti.

I TERREMOTI IN ITALIA E NEL MONDO

© INGV

Gli eventi sismici non sono così rari come si possa pensare. La Terra, infatti, è in costante movimento ma le scosse in genere sono così lievi che risultano impercettibili all’uomo. Solo pochi terremoti fanno notizia, e in genere sono quelli che producono danni e vittime. Fra i terremoti più forti degli ultimi 150 anni, a dominare è il terribile sisma di magnitudo 9,5 che nel 1960 ha colpito il Cile, provocando circa 3.000 morti e più di due milioni di sfollati, seguito da quello, di magnitudo 9,2, che quattro anni più tardi ha sconvolto l’Alaska. Entrambi sono avvenuti nella cosiddetta Cintura di fuoco del Pacifico, la zona del pianeta a maggiore rischio sismico. Al terzo posto della graduatoria dei terremoti più violenti c’è quello di magnitudo 9,1 che si è abbattuto il 26 dicembre 2004 su Sumatra, generando un devastante tsunami. Seguono tre sismi di magnitudo 9,0 avvenuti nel 1952 nella penisola russa della Kamchatka, nel 1868 in Cile e nel 1700 in Canada e Stati Uniti. Al settimo posto, il terremoto di magnitudo 8,9 che nell’11 marzo 2011 ha colpito il Giappone. Segue il sisma avvenuto nel febbraio 2010 nel Cile centrale, di magnitudo 8.8. Chiudono la classifica dei dieci terremoti più potenti degli ultimi 150 anni quello del 1906 in Ecuador (8.8) e quello del 1965 in Alaska (8.7).

Per quanto riguarda l’Italia, invece, il sisma più forte, di magnitudo 7.1, si è verificato nel 1908 nello Stretto di Messina. Mai accertato con esattezza il numero dei morti, sicuramente superiore a 60mila e prossimo a 80mila. Seguono il terremoto di Marsica nel 1915, un evento fortemente distruttivo di magnitudo 7.0, e quello che nel 1980 colpì l’Irpinia coinvolgendo non solo la Campania ma anche la Basilicata e la Puglia occidentale. Il sisma di magnitudo 6.9 provocò circa 3000 morti e 250mila senzatetto.

Autore dell'articolo: Piera Vincenti

Piera Vincenti è giornalista e copywriter. Si occupa di comunicazione aziendale e pubblica e collabora alla realizzazione di siti web. Laureata in Sociologia, ha conseguito la laurea specialistica nel 2010 dopo aver ottenuto la laurea triennale in Scienze della Comunicazione.

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