Maurizio Battista: «La felicità? La perdiamo aspettandola»

Maurizio Battista, ormai basta il suo nome a riempire le piazze di tutta Italia, e le porte di grandi teatri gli si spalancano. Nato e cresciuto nella sua Roma, quartiere San Giovanni, non ha mai rinnegato le sue origini popolari, rivendicandole con orgoglio. Tra una tappa e l’altra del suo tour estivo, lo abbiamo raggiunto al telefono mentre era impegnato nel tremendo traffico capitolino, a pochi giorni dalla sua serata all’Anfiteatro Festival di Albano, il 31 luglio. Il lavoro al bar, le serate, il successo conquistato porta a porta, le critiche spocchiose, l’amore per la gente semplice e la vita autentica, senza ipocrisie. Battista è un fiume in piena, anche fuori dal palco.

Maurizio Battista, l’organizzazione dell’Anfiteatro Festival ha dichiarato il sold out con dieci giorni di anticipo sulla data del tuo spettacolo del 31 luglio. Un fenomeno, il tuo, che va oltre la comicità. Ti sei mai chiesto perché il pubblico ti ama così tanto?
Sì certo, te lo devi chiedere! Forse perché sei uno della gente, perché sei uno del pubblico, anzi forse il peggiore tra il pubblico. Sono una persona semplice, che racconta le cose facili, comuni, di tutti i giorni. Una persona che non si atteggia, non sto facendo il presuntuoso, Paolo! Una persona che non fa finta di essere qualcosa ma lo è, nel bene e nel male. Non credo che ci siano altre spiegazioni, non faccio finta di essere un vip perché non lo sono, non faccio l’artista misterioso perché non lo sono, ma sono uno semplice. Penso che la gente abbia bisogno più di questo che di finti fenomeni!

 

Partiamo dal titolo del tuo spettacolo. Perché contento ma non troppo?
Eh sì, non sono più un bambino, ci sono tante cose che mi fanno felice ma tantissime no. Penso a quello che pensano tanti altri padri di famiglia. Il ruolo mio è quello di rendere quelle due ore ilari e gioconde, non devo venire a fare il santone, tanti ne sanno più di me. Io devo far ridere sul palco, ma non sono una persona che vive fuori dal mondo. Ecco Paolo, proprio adesso ho preso la tangenziale…c’è una fila che nun te dico! Fino a un attimo prima ero felice, adesso…mamma mia che fila Paoletto mio! Ecco, la felicità è fatta di ritagli, di spazi che vanno carpiti. Tante volte li perdiamo non volendo, non li capiamo. Un altro mio spettacolo era titolato “Ero felice ma non lo sapevo”. La perdiamo aspettandola, la felicità. Come adesso: io aspetto che la fila sparisca, ma è tutto un casino, mannaggia…!

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Maurizio, una curiosità. Prima che il tuo volto cominciasse a diventare noto col debutto in Fantastico nel 1989, oltre al fatto ormai risaputo che lavoravi nel bar di famiglia a Roma, avevi l’obiettivo di diventare quello che oggi ottiene i sold out in tutti i teatri e le piazze italiane?
No, no, macché! Io lavoravo al bar e la sera andavo a fare il comico perché mi piace, il carattere mio è quello. Di conseguenza non è che avessi obiettivi particolari. Andavo avanti, passo dopo passo, con le mogli che si arrabbiavano e mi lasciavano, perché la vita è fatta di questo. Quello che ho oggi, lo dico senza presunzione, è guadagnato. Ho fatto come la Folletto: porta per porta, persona per persona. Non è che la gente mi conosce perché magari ho fatto due programmi di successo. Lavoro sul territorio, a chilometri zero! Bum bum bum, un martello! Ecco questa è stata la strada, non il segreto. Poi magari c’è qualcuno più noto di me ma che fa meno pubblico di me. Sai, la notorietà non ti garantisce 5mila spettatori in una serata al Centrale del tennis come qualche giorno fa (il 21 luglio – nda), ti garantisce che la gente ti conosce, ma poi? Poi bisogna pagare un biglietto per venirti a vedere e lì le cose cambiano.

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Ho notato una cosa, frequentando il mondo degli addetti ai lavori in teatro. Qualcuno storce il naso di fronte al tuo successo e alla tua presenza in teatri storici come il Sistina e l’Olimpico, per rimanere a Roma. Perché in questo Paese, il successo di chi non ha un pedigree infastidisce?
Te lo spiego subito! Tanti critici sono fintamente sinistrorsi, radical chic, e il successo di uno con la terza media gli dà tanto fastidio. Lo puoi scrivere tranquillamente, questi personaggi mi vorrebbero affossare, vorrebbero vedermi al bar a fare il caffè. A loro fa piacere solo che i loro amici sinistrorsi finti, sottolineo finti, abbiano successo, compresi alcuni che non incassano un euro. Ma Maurizio Battista, con la terza media, se ne frega di questi radical chic che fanno la fame. Tanti di questi personaggi, sappilo, vengono a chiedermi i biglietti. Quello che conta è il pubblico, di certo non le critiche di questi signori che non hanno mai messo piede su un palco. Pure io critico i calciatori, ma poi devo stare zitto perché mica ho mai giocato in serie A.

Nei tuoi spettacoli spesso hai usato notizie di cronaca varia per evidenziarne comicamente le assurdità, quindi fai un gran lavoro di ricerca. Che rapporto hai con i social e col web?
Uso molto i social, mi divertono. Ma lo faccio sempre con verità, come ti dicevo prima. Io non sono lontano dalla gente, posto i video e le cose della vita di tutti i giorni. Sono lontano dagli addetti ai lavori da quattro soldi, ma sono vicino a chi paga un biglietto. Ti dico una cosa: recentemente un altro personaggio ha fatto una serata al Centrale del tennis. Sono uscite tante pagine di giornale, tutti i giorni, e c’erano quattro gatti in tribuna. Battista non ha avuto una sola pagina, e sono venute 5mila persone. Che vuol dire? I giornali lasciano il tempo che trovano, quello che conta è il popolo.

Maurizio, la tua presenza sui social però tempo fa ti ha creato qualche problema con l’allenatore della Roma Spalletti per una tua esternazione diciamo…focosa in occasione di quella incredibile doppietta di Totti contro il Torino!
Ma sì, lì ho sbagliato, ho esagerato. Ma è sempre per quello che ti dicevo: ho fatto il tifoso, non ero l’attore ipocrita, ero me stesso. Sbagliando, perché era meglio se stavo zitto.

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Tante serate in giro per l’Italia, ma in televisione? Che esperienza è stata “Tutte le strade portano a …”?
A Paolo, le esperienze sò tutte bone (ride – nda). Abbiamo progetti in cantiere, un paio di cose importanti che poi magari ti dirò.

Una provocazione però te la devo fare. Ci fai ridere con le tue battute sui rapporti di coppia, sulle costrizioni del matrimonio e poi…proprio tu sei recidivo, addirittura due matrimoni e ora un altro figlio in arrivo!
Ma io sò er peggio! Fate quello che dico e non quello che faccio. Ora è in arrivo una bambina, siamo persone normali e questa normalità, a una certa intellighènzia, dà tanto fastidio. Sono finiti i tempi dei finanziamenti per gli spettacoli di questi personaggi, questo è il loro vero problema.

Ma la donna è davvero così dispotica?
No, no, la donna ne sa molto di più dell’uomo. E’ più longeva, più intelligente e più saggia. Io ci scherzo perché la dinamica di coppia è terreno fertile per far ridere, ma so bene quanto vale la donna.

Maurizio Battista, chiudiamo con una citazione poetica. Rudyard Kipling scriveva che il successo e la disfatta sono due impostori. Tu come vivi questi due momenti?
Io l’ho fregato a Kipling, perché vivo la mia vita con semplicità, in grazia di Dio, non cavalco il successo né mi spaventa l’insuccesso. So che tutto può finire, non è vero niente, può durare un giorno come un mese o dieci anni. Ne ho visti di cadaveri passare sul fiume, per cui nun me frega nessuno. Nemmeno le critiche cattive.

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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