Marlene Kuntz: “L’album Pansonica? Una festa anni Novanta”

Incontro con i Marlene Kuntz. Con il nuovo album “Pansonica” la band alternative rock festeggia i 25 anni di carriera e i 20 anni di “Catartica”.

Doppio compleanno in casa Marlene Kuntz. La celebre band piemontese, simbolo dell’alternative rock italiano, festeggia i 25 anni di carriera e il ventennale del disco “della svolta”, “Catartica”. Per l’occasione Cristiano Godano e soci hanno pensato di regalare ai propri fan un progetto speciale, “Pansonica”, non una banale compilation con ospiti o rifacimenti dei loro successi, ma un LP di sette brani inediti, nati nella prima parte degli anni Novanta, dunque canzoni dal sound graffiante e dai testi particolarmente aggressivi, in parte ritoccati ma senza mai stravolgerne la natura. Una sorta di non-ritorno alle origini, una parentesi discografica essenziale e divertente, con l’obiettivo di “rendere attuale una fotografia scattata decenni fa”. Cultura & Culture ha incontrato i Marlene Kuntz a Milano per parlare dell’album che uscirà per Sony Music il prossimo 16 settembre.

Come avete scelto i brani da inserire nel nuovo album?

Abbiamo ascoltato tutto ciò che è stato prodotto all’inizio della nostra carriera. Cinque o sei brani sono stati scartati perché ci avrebbero messo in difficoltà, soprattutto perché alcuni dei testi oggi li sentiamo ingombranti. Un lavoro di ricerca che ci ha divertito molto. E’ stato stimolante immergersi di nuovo nel sapore e nel colore di quelle canzoni.

Cosa rappresenta per voi “Pansonica”?

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Ci ha dato una linfa nuova. Volevamo capire se in sala prove avremmo mantenuto le stesse intenzioni che presumevamo di aver avuto anni fa. E se c’era ancora la voglia di spingere con le chitarre. Obiettivo: suonarli meglio di 25 anni fa. Senza stravolgere i pezzi. Senza voler dimostrare nulla, perché non ne abbiamo bisogno. Volevamo soltanto rendere attuale una fotografia scattata 25 anni fa, senza trucchi, né photoshop. Una faccenda vintage, insomma (ridono, ndr).

Qual è il lavoro svolto su musiche e testi?

“Sig. Niente” e “Sotto la luna” non sono state praticamente toccate. Anche “Donna L” è rimasta più o meno uguale. “Oblio”, invece, è la canzone che ha subito più cambiamenti. Potenzialmente ci è sempre piaciuta un sacco. E’ nata tra Catartica e Il Vile, il nostro secondo album. Abbiamo tentato più volte di inserirla in tre o quattro dischi, ma più ci provavamo e più rovinavamo il brano. Cambiavamo gli special, gli stacchi, la batteria ma in realtà ciò portava soltanto ad un allontanamento della dimensione ideale alla quale aspiravamo. “Pansonica” ci ha dato la possibilità di riprendere il pezzo originale.

E “Capello lungo”?

“Capello lungo” è la più vecchia in assoluto dei Marlene. Io (Cristiano, ndr) arrivavo da un altro gruppo, loro (Riccardo Tesio e Luca Bercia, ndr) erano già una band, in cerca di un nuovo cantante. Mi hanno contattato. Arrivato in sala prove giravano i riff di due brani, “1° 2° 3°” e “Capello lungo”. “1° 2° 3°” è stata poi inserita in “Catartica”, mentre “Capello Lungo” mai in nessun disco. Fino ad oggi.

Emotivamente come è stato riprendere i brani e rimetterli insieme?

Ci siamo trovati ancora a nostro agio, anche là dove c’era da urlare certe cose, ad esempio in “Sig. Niente”. Anche “Donna L” è molto urlata così come il finale di “Capello lungo”. Altri brani, invece, avevano testi che non sentivamo più nostri e che oggi non scriveremmo. Abbiamo cercato di farli sbocciare, mantenendo le idee congelate in quegli anni.

Come descrivereste i vostri 25 anni di carriera?

Coerenti. Siamo una band onesta e non paracula. Non era e non è il pubblico a dirci cosa fare. E’ l’artista che propone qualcosa di creativo che, si spera, possa interessare. Non è detto che piaccia o no. Il nostro percorso è stato faticoso, siamo stati molto criticati dai fan, certe frasi ci ferivano. Ci hanno dato anche dei venduti.

Con “Pansonica”, però, li avete spiazzati.

“Pansonica” è un disco inaspettato. Deve essere una festa. Vogliamo dedicare due o tre mesi a questa parentesi divertente.

Anche il tour, quindi, sarà una festa.

Da ottobre a dicembre faremo diverse date in giro per l’Italia. Suoneremo esclusivamente i brani di “Catartica” e “Pansonica”. Sarà una piena immersione negli anni Novanta. E un’occasione unica per sentire dal vivo i pezzi inediti di questo periodo.

Cosa ne pensate dell’operazione U2 e Apple?

Sono stati pagati, quindi vaffanculo! (ridono, ndr). Diciamo soltanto che è ora di smetterla con gli idealismi. Internet ha distrutto un mondo. Tutti gettano musica, non filtrata, in rete, creando eccesso di offerta. Le cose fighe sono livellate verso il basso. Ma queste sono cose che diciamo da anni. Ora noi siamo oltre. Non troverai nessun musicista contento che la propria musica arrivi a tutti gratis. Gli artisti più svegli hanno già preso coscienza e stanno andando oltre.

Quindi internet uccide la musica?

No, se sei bravo a non farti fottere. La rete ha anche aspetti interessanti, credo sia una delle più grandi invenzioni dell’umanità. Il problema è che non siamo nelle condizioni di prendere solo il meglio del web. Ogni nostro click viene registrato dai signori del web solo per creare i loro imperi.

Chi è maggiormente danneggiato?

A rimetterci sono le band nate in questo periodo. In passato gli artisti hanno potuto beneficiare di certi meccanismi. Oggi crearsi una fanbase è complicato se non sei uscito da un talent. Con internet se non capisci che devi resettare in fretta, se non riesci a rapportarti con i fan, sei out. E devi sapere che buona parte del lavoro che fai non ti sarà pagato. Non c’è band al mondo che può parcheggiarsi per un anno per fare un disco e non guadagnare, ad eccezione degli U2, che hanno però beneficiato di questa clamorosa operazione di marketing. I dischi non si vendono. Punto. Quindi l’unico modo per sopravvivere è fare tanti concerti. Detto questo, credo che i Marlene oggi farebbero fatica a nascere. E “Catartica” non avrebbe lo stesso appeal perché il contesto è diverso.

I Marlene Kuntz di domani?

Dopo il tour legato a Pansonica, ripartiremo ad inizio 2015 con una serie di date nei teatri. Sarà la prosecuzione de Il Vestito di Marlene, spettacolo che mette insieme musica e danza. Un corpo di ballo interpreterà i nostri brani mentre noi tre suoneremo. Ci sarà una scaletta ben precisa e un concept tutto al femminile. Ecco, questo esperimento è un esempio del bene che può fare internet: la rete ti costringe a non fermarti e a non incartapecorirti su certi cliché acquisiti. Ad essere sempre sul pezzo, a rinnovarti di continuo. E i Marlene oggi sono vitali e creativi più di ieri.

Silvia Marchetti

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Autore dell'articolo: Silvia Marchetti

Silvia Marchetti
Silvia Marchetti, nata a Mirandola (Modena) nel 1981, è giornalista pubblicista e web designer. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, si occupa da anni di Cultura e Spettacoli, pubblicando articoli, recensioni e interviste relative al mondo del teatro, del cinema e, in particolare, della musica. Tra le sue passioni, la buona cucina, i concerti, la moda e Milano, città in cui ha deciso di vivere.

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