Lo chiamavano Jeeg Robot: trailer del film, trama, recensione

Una volta c’era “Lo chiamavano Trinità”. Oggi c’è “Lo chiamavano Jeeg Robot” e dal far west il campo d’azione si è spostato nei borghi suburbani, dove il buio ha preso il sopravvento sulla luce e il lungo campo è stato sostituito da inquadrature molto più ristrette, per evidenziare forse la difficoltà del soggetto a vivere in uno spazio angusto e fatiscente. A Roma le leggi sono le stesse del west, nel quale predominava il più astuto, che – dotato d’ingegno – a colpi di arma da fuoco metteva a tappeto i suoi nemici. Ed è in questo scenario violento, nel quale lo Stato è assente, che si muove agile Enzo Ceccotti, interpretato da un superlativo Claudio Santamaria. La macchina da presa di Gabriele Mainetti segue con rapidità l’azione del protagonista che, per sfuggire ai suoi nemici, si getta nel Tevere e sarà proprio il fiume dal quale Roma ha preso vita a conferire a Enzo straordinari poteri.

“Lo chiamavano Jeeg Robot” è un film ben girato che conquista lo spettatore proprio per quella genuinità tipicamente italiana. Gli effetti speciali sono ben pochi, eppure seguiamo con estremo interesse le peripezie di Enzo, un delinquente schivo e taciturno, di pochissime parole, che utilizza le sue doti di supereroe a proprio vantaggio. Non ha grandi ambizioni, non vuole cambiare la società, né salvare le persone. Mainetti ci guida nel processo di trasformazione di questo quarantenne, il quale acquisisce consapevolezza attraverso una donna/bambina che ama le favole e che è stata violentata, almeno questo s’intuisce tra le righe. Alessia (Ilenia Pastorelli) è la controparte femminile che, con la sua dolcezza, ingentilisce Ceccotti, rendendolo un eroe dei nostri giorni, tutto italiano.

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Ma come sempre accade ai supereroi della Marvel, anche Enzo ha un antagonista che ha le sembianze di Luca Marinelli. Costui è un figlio della borgata, un uomo senza scrupoli che, pur di ottenere il successo sui social e in particole su Youtube è pronto a uccidere. C’è la mafia nel film “Lo chiamavano Jeeg Robot”, ci sono gli attentati e c’è la società odierna che con le sue incertezze e contraddizioni chiede a gran voce persone coraggiose, disposte a rischiare la vita per aiutare gli indifesi. Questa pellicola è un mix di generi diversi e porta una ventata di freschezza nel panorama cinematografico italiano, troppo ancorato alla commedia; lo fa con merito e senza grandi colpi di scena, ispirandosi al fumetto giapponese Jeeg Robot D’Acciaio di Go Nagai. Di seguito il trailer.

 

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Fondatrice di Cultura & Culture. Giornalista, iscritta all'Ordine dei giornalisti della Campania. Naturopata in formazione presso l'Istituto Riza. Laureata in lettere con il massimo dei voti (vecchio ordinamento) presso la Seconda Università di Roma, lavora a tempo pieno da diversi anni nel giornalismo. Ha lavorato con quotidiani e televisioni dell'Irpinia e del Sannio: Valtelesinanews, Buongiorno Irpinia, Telenostra e Ottopagine. Ha collaborato con Paolo Filippi per il programma "Cordialmente" e con Radio Sì di Bruxelles. Dal dicembre 2010 al dicembre 2011 ha diretto la rivista a vocazione territoriale XD Magazine, che esce nelle province di Avellino e Benevento. A dicembre 2010 è uscito il suo primo romanzo "Conflitti" Tra il 2012 e il 2013 escono i primi due quaderni della serie: Le interviste di Maria Ianniciello. Il direttore di Cultura & Culture intervista Aldo Masullo e il fratello di Salvo D'Acquisto, Alessandro. Da gennaio 2016 è naturopata in formazione presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica, presieduto da Raffaele Morelli. Su Cultura & Culture si occupa di benessere e naturopatia con un occhio sempre attento alla cultura. Pratica l'aromaterapia sia in gruppo che individualmente e fa consulti naturopatici.

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