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Enrico Montesano è Il Marchese del Grillo al Sistina

Sono due i grandi rischi che si corrono quando si ripropone, a distanza di anni, un successo di enorme popolarità come indiscutibilmente è stato Il Marchese del Grillo, il film di Mario Monicelli del 1981, un cult che non teme il passare del tempo. Il primo è quello di tradire, in qualche modo, quella magia regalataci da attori e relative interpretazioni indimenticabili; i soli nomi di Paolo Stoppa (nel ruolo di Pio VII) ed Alberto Sordi (in quello del Marchese Onofrio del Grillo) farebbero tremare i polsi a chiunque. Il secondo è, inevitabilmente, il confronto che scatta nella mente di chiunque abbia goduto del film e che il 9 dicembre si è trovato in platea al Teatro Sistina alla prima dell’omonima commedia musicale con l’ultimo, forse, grande rappresentante di una tradizione teatrale molto romana, quale Enrico Montesano. Ecco, lo spettacolo, diretto da Massimo Romeo Piparo, non cade in fallo e non perde il confronto con la pellicola. Il merito è quello di non aver stravolto più di tanto la sceneggiatura, di aver portato nella sua sede naturale (il Sistina) lo straordinario Montesano, e di aver fatto rivivere i fasti di un Teatro grazie alle scenografie mozzafiato di Teresa Caruso.

Pedane girevoli, interi palazzi e ambientazioni magnifiche che mutano davanti agli occhi degli spettatori, una ricchezza di particolari e di atmosfere come non si vedevano da tempo, che tuttavia non rubano spazio all’armonia delle interpretazioni di Enrico Montesano e compagnia, orchestrati da altrettanto belle coreografie di Roberto Croce. Un delizioso carillon di scene che si legano l’un l’altra, permettendo di non perdere mai il filo drammaturgico, classico ed eterno, della commedia. Se una pecca si vuole trovare in questo spettacolo, ma qui entra in gioco il gusto personale, è forse il numero di canzoni (che alla lunga stanca) e un’eccessiva durata. Ma a trionfare è, oltre all’inossidabile Montesano, il messaggio certamente non consolatorio della commedia, riassunto nella bellissima poesia declamata dal Marchese Del Grillo poco prima del finale, messaggio che anzi riprende nuova linfa grazie alla situazione disastrata della città protagonista, Roma. I personaggi in scena sono resi con grande perizia dai relativi interpreti, magistralmente diretti dalla regia di Piparo, precisa, dinamica e rispettosa del testo originario. Oltre a Ricciotto, unico reduce del film, il simpaticissimo Giorgio Gobbi, grande impatto sul pubblico anche per l’esilarante zio prete (Giulio Farnese), la Marchesa madre (Monica Guazzini), Papa Pio VII (Tonino Tosto, grande esperienza la sua in questo tipo di spettacoli), ma è tutto il cast, ensemble compreso, che è piaciuto.

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Certo, un grosso problema, ai fini della resa scenica, è che chiunque del pubblico conosce le battute, le situazioni rappresentate, fino a sapere in quale istante avverrà ogni azione, e questo fa perdere pathos, ma a ciò non si può ovviare. Si può invece certamente sempre migliorare, qualche piccola sbavatura di tipo tecnico c’è stata, ma questo Marchese del Grillo in commedia musicale è piaciuto molto e ha confermato ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che Enrico Montesano andrebbe clonato in qualche modo, per non perdere il legame con una tradizione popolare e artistica che rivendica il suo spazio tra tante brutture. E il suo grido verso la platea stracolma, nei saluti finali, quel “viva il teatro, abbasso il terrore”, è il grido speranzoso e struggente di un leone della commedia musicale italiana. Spettacolo sontuoso, d’altri tempi.

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Autore dell'articolo: Paolo Leone

Paolo Leone
Nato a Roma. Ama il teatro, di qualsiasi genere. Free lance, segue le stagioni teatrali romane da anni, scrivendo recensioni e realizzando interviste ai protagonisti. Attento ai giovani talenti. Ha organizzato presentazioni di libri in librerie a Roma e provincia ed è stato relatore al Salone Internazionale del Libro di Torino nel maggio 2013.

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