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David Bowie, Blackstar: album delle meraviglie

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David Bowie, Blackstar: recensione del album – Innanzitutto, auguri a David Bowie che oggi compie 69 anni, più di 50 dei quali passati a fare musica e a regalarci capolavori immortali che hanno creato tendenze e generi ancora oggi radicali nella nostra cultura. Anche se parlare di generi ha poco senso, col Duca Bianco. E “Blackstar” ne è l’ulteriore conferma: un album di sette tracce in cui c’è tutto e il suo contrario, la scrittura di Bowie è scintillante, fresca e incisiva. I pezzi, semplicemente, meravigliosi. Recensendo il singolo “Lazarus” poche settimane fa, parlavamo di come il 26esimo disco in studio dell’artista britannico potesse diventare, già da adesso, uno dei migliori prodotti del 2016. Sottoscriviamo tutto: “Blackstar” è una perla preziosa di un uomo che, a un passo dai 70 anni, gronda carisma, classe ed eleganza sfacciata. Comprate questo album, fatevi un bel regalo di inizio anno. “Blackstar” non rimarrà un ascolto isolato, ma vi accompagnerà per molto, molto tempo.

Registrato presso The Magic Shop a New York e prodotto da David Bowie stesso assieme a Tony Visconti, il disco esce su etichetta ISO/RCA/Columbia. Al primo ascolto, quello che colpisce è il suo essere informe, nel senso più letterale. C’è del pop a dir poco eccentrico, ci sono armonie sbilenche, c’è un impianto free jazz in quasi tutti i pezzi, ci sono melodie geniali che si muovono su temi unici precisi, sui quali si sviluppano eccellenti variazioni. Al di là dei due singoli estratti dal disco, “Blackstar” e “Lazarus”, senza dubbio i più orecchiabili della tracklist, le altre cinque canzoni sono session aperte in cui si trova davvero di tutto. Parlando col linguaggio dei generi, si passa dal jazz al rock al pop, alla sperimentazione e all’elettronica. Parlare di un “genere David Bowie” sarebbe più opportuno, anche perché non c’è un altro modo per descrivere questa musica: è solo grazie al talento visionario di mister David Robert Jones che brani come “Girl Loves Me” o “Dollar Days” stanno in piedi e si sviluppano, anche all’interno di strutture ripetute ossessivamente. Il sax è uno degli strumenti-chiave di gran parte dei pezzi e viene declinato in parecchi modi diversi: da quello impazzito di “’Tis a Pity She Was a Whore” a quello vellutato della meravigliosa “Dollar Days”, un esempio di scrittura per qualsiasi musicista.

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Poi c’è la chitarra sincopata di “Sue (Or In a Season of Crime)” e un sax lieve che incede su ritmi spezzati. Anche qui si entra in un mondo multiforme e stratificato che invece di crogiolarsi nel passato, è proiettato in avanti senza esitazioni. Infine, “I Can’t Give Everything Away” chiude i 41 minuti di musica di “Blackstar” con grande freschezza, miscelando tastiere, armonica e l’immancabile sassofono e concludendo uno dei dischi più interessanti del Duca degli ultimi anni, che per il suo 69esimo compleanno si regala un’ulteriore prospettiva artistica, ancora in evoluzione e pienamente “dentro” il suo tempo. Peccato non poter ascoltare queste canzoni dal vivo: David Bowie infatti ha già dichiarato di non voler mai più andare in tour. Teniamoci stretta la sua nuova musica, allora. E ascoltiamo l’album “Blackstar” tante volte, in modo da scoprire lentamente ogni frammento di queste nuove sette, magnifiche canzoni.

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Autore dell'articolo: Paolo Gresta

Paolo Gresta
Paolo Gresta è nato a Roma nel 1977. Laureato in Lingue, con una specializzazione in Editoria e Scrittura, è giornalista pubblicista e collabora da anni con riviste e magazine online con articoli di cultura, spettacoli, musica e sport. Tra i suoi interessi principali ci sono la letteratura, i concerti, i viaggi e la scrittura”

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