Cattivi Vicini 2: trama, trailer e recensione del film

Cattivi Vicini 2: recensione e trama del film – Quante volte avete pensato: “ora urlo di smetterla!” pensando al baccano che stavano facendo i vicini. Cattivi Vicini 2 di Nicholas Stoller cavalca un po’ quest’idea, mettendola in pratica, esasperandola e certo calandola in una realtà specifica, quella americana. Come reagireste se, in una tranquilla e ordinaria giornata, vi ritrovaste nella casa accanto uno stuolo di ragazze pronte a far baldoria? Dopo la commedia esilarante del 2014, tornano Mac (Seth Rogen) e Kelly Radner (Byrne) in attesa del secondo figlio e con la voglia di una casa più grande. Sollevati dal peso di avere appena venduto la loro, arriva però una clausola che li fa entrare in una situazione di limbo, l’“escrow”. Si tratta del mese in cui gli acquirenti possono palesarsi in qualsiasi momento col rischio che possano cambiare idea, visti i vicini che li aspetterebbero. Passo dopo passo comincia una guerra all’ultimo colpo tra i Radner e le vicine desiderose di emanciparsi.

 

Questo è uno degli aspetti più interessanti di Cattivi Vicini 2 che vuole trattare degli stereotipi che i ragazzi hanno verso il sesso femminile e stravolgerli dall’interno. Stoller gioca anche con l’immaginario maschile, sfruttando con ironia la fisicità di Zac Efron. Il suo personaggio ha avuto un’evoluzione rispetto al primo film e qui dimostrerà, dopo aver sparato alcune cartucce prevedibili, di poter essere anche maturo e sensibile. Sapevate che le ragazze sanno essere ancora più scatenate di una confraternita di uomini? La coppia protagonista se ne accorge sin dalla fondazione di questa “sorellanza”, un’etichetta che suona strana, ma che farà comprendere con un tono leggero e accattivante i veri valori di collaborazione e amicizia. Spesso il college ha fatto da sfondo a film per teenagers, basti pensare a “Porky’s” di Bob Clark (1982) e le confraternite sono state rappresentate come luoghi in cui vigono regole dettate da altri e non si può essere se stessi. Lo stesso telefilm “Dawson’s Creek” era riuscito a mettere a tema la discriminazione e alcuni pregiudizi verso gli omosessuali attraverso il personaggio di Jack McPhee (Kerr Smith). Il minimo comune denominatore di questo tipo di aggregazioni sta nel censurarsi e omologarsi per far parte del gruppo.

In Cattivi Vicini 2 questa logica viene messa in discussione e non vi appaia pretenzioso perché l’equilibrio è ben riuscito. La sceneggiatura scritta a dieci mani da Andrew Jay Cohen, Brendan O’Brien, Evan Goldberg e gli stessi Rogen e Stoller dimostra di saper parlare all’adolescente di turno e anche a chi ha superato quell’età da tempo e si immedesima ora nei genitori, ora nei ragazzi facendo un tuffo nel passato. Il ritmo incalzante trascina lo spettatore verso l’epilogo finale tra risate, perle di saggezze e vicende tra giovani e adulti che crescono grazie ai ragazzi. Non è semplice far coesistere rappresentazioni da teen-movie con intenti più nobili, vestendole con un registro da commedia cattiva, ma il regista inglese affonda il colpo riuscendo ad affascinare il pubblico più variegato e persino lo spettatore più composto. Un appunto prima della visione: lasciate a casa il perbenismo ed entrate in un’ottica di leggerezza e buon tuffo nel passato! Di seguito il trailer di Cattivi Vicini 2.

 

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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