Belle con la Moda sostenibile. Angela Inferrera ci spiega come si fa

Ritorno ad occuparmi di fast fashion, cioè della moda a basso costo che invade ormai il mercato di tutto il mondo. Lo faccio intervistando Angela Inferrera, che si occupa di Moda sostenibile.

Angela aiuta le donne a vestirsi bene senza trascurare il pianeta né il sistema lavoro soprattutto di quei Paesi in via di sviluppo dove, grazie alla manodopera a basso costo, vengono prodotti centinaia di capi per stagione. Si tratta di abiti dalla scarsa qualità e dai costi decisamente contenuti.

Il fine è uno solo: fare business creando dipendenza. Secondo questa logica colui che acquista non è considerato una persona bensì soltanto un consumatore che, per soddisfare bisogni intrinsechi, quindi emozionali, compra d’impulso. Si alimenta dunque un’ossessione con la scusa di far sentire le persone migliori, alla moda, ‘stilose’. In realtà è tutto in inganno.

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Nella foto Angela Inferrera

Angela ha creato il blog Con cosa lo metto e sui suoi social è molto seguita proprio perché affronta in modo professionale un tema che sta iniziando (seppur lentamente) ad interessare l’opinione pubblica, quello della Moda sostenibile. Ecco cosa ci ha detto.

Angela, siamo un po’ tutti vittime del consumismo anche in ambito della Moda.  Ci sono due possibilità: adeguarci, con tutte le ripercussioni negative per la Salute e per la Moda, oppure reagire. Tu hai reagito proponendo alle tue followers su Instagram e attraverso i tuoi articoli non tanto uno stile alternativo quanto un nuovo modo di intendere la Moda basata sulla qualità dei capi anziché sulla quantità. Quali sono le regole per essere belle con stile rispettando la natura e i lavoratori?

Non credo che si possa parlare di regole, quanto più di coscienza personale: nel momento in cui uno sa cosa sta dietro ad un certo sistema, non può più ignorarlo. Più si va a fondo e più si scopre quanto il semplice acquisto di una banale t-shirt possa incidere in modo così profondo e drammatico non solo nella nostra vita, ma anche in quella di chi questa t-shirt l’ha confezionata.

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Cosa distingue un capo della Moda sostenibile da uno prodotto con la logica della fast fashion che purtroppo, ahimè, invade tutti i settori oggi?

I capi fast fashion sono prodotti appunto in modo “fast”, cioè veloce: l’attenzione è concentrata sul prezzo finale al consumatore, che deve essere il più basso possibile. Mantenere basso questo prezzo significa tagliare il più possibile sui costi di produzione: materie prime, finiture e soprattutto la manodopera, che nell’abbigliamento incide moltissimo. Un capo fast fashion avrà quindi tessuti sottili o di qualità inferiore e finiture alla buona. Sarà un capo all’apparenza carino, ma di cui, se guardato con attenzione, salterà all’occhio la scarsa qualità. Un capo prodotto in modo etico e sostenibile invece avrà di certo un costo maggiore, ma potremo essere sicuri che sarà stato confezionato con materie prime migliori e le finiture e i dettagli saranno stati eseguiti con maggiore cura. Costerà di più, ma è destinato a durare nel tempo.

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Quali sono i capi basici che non devono mai mancare nel nostro guardaroba?

Pochi e molto semplici: un paio di jeans, una camicia bianca, stringate a uomo e sneakers, un pantalone basic e un bel capo spalla. La cosa importante di tutti questi capi è che ci devono stare a pennello e soprattutto che ci devono durare nel tempo; quindi meglio spendere qualcosa in più ma essere sicuri di quello che abbiamo comprato, così non rischieremo di doverci disfare di quel capo dopo due stagioni!

Cos’è per te la bellezza?

Sentirsi bene con se stesse esattamente per quello che si è. Ha più a che fare con il nostro modo di vederci, che con quello in cui ci vedono gli altri. Bellezza non è apparire belle, ma sentirsi belle. E questo passa anche attraverso la cura che mettiamo nel nostro abbigliamento e l’attenzione alla nostra persona.

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Angela Inferrera

Si può essere alla Moda senza spendere troppo?

Perché no? Dipende da cosa di intende per essere “alla moda”. Inseguire continuamente le tendenze è dispendioso e soprattutto non ci aiuta a definire il nostro stile. Un conto è acquistare un accessorio ogni tanto, un conto è rifarsi il guardaroba ogni stagione per inseguire gli ultimi trend. Oltre ad essere dispendioso (una maglia a €9,90 costa poco, è vero, ma 5 maglie a 9,90 acquistate 4 volte l’anno cominciano ad essere quasi €200: due camicie su misura che non butteremo mai via costano meno!), è il contrario di quello che si intende per consumo sostenibile della moda.

Puoi alle nostre lettrici suggerire tre libri di Moda sostenibile che non possono mancare in libreria?

Innanzitutto “Siete pazzi ad indossarlo” di Elizabeth L. Cline, che analizza in modo lucido e preciso il sistema moda soffermandosi su ogni singolo passaggio, dalla produzione allo smaltimento dei capi. Per me è stato interessantissimo oltre che preciso e accurato. Un altro libro shock che consiglio di leggere è “La strada” di Cormac McCarty. Non ha a che fare con il sistema moda in sé, ma con l’atteggiamento di menefreghismo che abbiamo nei confronti del nostro pianeta: ci vuole stomaco per leggerlo, ma lascia davvero il segno. Un terzo consiglio che mi sento di dare, più che su un libro, tratta di un docufilm: “The true cost”, su Netflix. È stato l’averlo visto ad avermi fatto cambiare radicalmente modo di pensare e di approcciarmi al sistema moda (e per una che è nata e cresciuta in negozi di abbigliamento posso assicurarvi che è stata una rivoluzione). 

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Cosa significa oggi vestire Made in Italy? Il Made in Italy è ancora sinonimo di qualità?

Bisogna distinguere tra Made in Italy e 100% Made in Italy, sono due certificazioni diverse. Nella prima alcune fasi della produzione possono essere stati realizzati all’estero, mentre nella seconda ogni singolo passaggio, dalla filatura, alla tintura, al confezionamento devono essere stati realizzati in Italia. Il mio consiglio è sempre quello di non soffermarsi solo sul made in, né sul brand (ci sono Paesi che hanno un know how specifico relativo a certe lavorazioni, come ad esempio l’Indonesia per il Batik): guardiamo anche le finiture del capo, sentiamo il tessuto, guardiamo i dettagli, il rovescio. In questo modo possiamo capire se un capo è davvero di qualità oppure no.

Tre consigli per le mamme che, come noi, si dividono tra casa e lavoro ma che vogliono sentirsi belle nell’autenticità e nella naturalezza…

Il primo: cerchiamo di semplificarci la vita. Mettiamo insieme una capsule di capi basici e semplici a prova di bambino, possibilmente che non necessitino di stiraggio, da poter scambiare con capi più costruiti quando è necessario: il leggings con i jeans, la t-shirt con una camicia, il cardigan con il blazer, il parka con il trench. Meno cose, più facile la vita! Il secondo: non trascuriamoci mai. Va bene non essere truccate finché siamo in casa con il nostro piccolo, ma è imprescindibile essere pulite e profumate (sia noi che i nostri vestiti). Va bene non avere la manicure impeccabile, ma è meglio non avere lo smalto sulle unghie, piuttosto che averlo sbeccato. Non è solo una questione di rapporti con le persone (con il nostro compagno ad esempio), ma soprattutto di amore verso noi stesse. Terzo: take it easy! Siamo mamme, siamo donne, non siamo perfette: siamo esseri umani che hanno a che fare con dei mini esseri umani che ci assorbono completamente (tempo, mente e cuore). Godiamocela quanto più possiamo, perché durerà poco, troppo poco. Meglio una camicia in meno da stirare e dieci minuti di tempo in più per ammirare quel sorriso sdentato che presto non ci sarà più! (Intervista di Maria Ianniciello)

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione. Oggi mi dedico come giornalista ai libri e al cinema in Cultura & Culture e sul mio canale YouTube (Marica Movie and Books). Curo la rubrica Bimbi al cinema sul blog Ricomincio da quattro di Adriana Fusè.

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