Antonia Liskova, l’intervista

Nella splendida cornice delle Dolomiti abbiamo avuto modo di incontrare Antonia Liskova, approfondendo i suoi lavori, ma anche l’essere donna e l’amore. L’attrice ha preso parte all’undicesima edizione di Cortinametraggio 2016 perché tra le interpreti della webserie “In the Park”, scritta e diretta da Francesco Colangelo, in concorso nella sezione “Webseries inedite”. La serie vede protagoniste delle donne che vanno a confessarsi a un unico uomo in un parco cittadino. Gli episodi realizzati fino ad ora prevedono, oltre alla Liskova, Carolina Crescentini, Giulia Michelini e Valeria Solarino, ma se la produzione avrà modo di proseguire sembra che il cast si arricchirà e ne vedremo delle belle. Segnaliamo anche che il montaggio è stato realizzato da Marco Spoletini. Classe 1977, nata a Bojnice in Slovacchia, trasferitasi in Italia a diciott’anni, occhi azzurri e sorriso affabile, si racconta anche con cadenze e termini simpaticamente romani. La maggior parte del pubblico ha conosciuto Antonia Liskova grazie a “Incantesimo 6” con Lorenzo Ciompi (2003); ma l’attrice nella sua carriera, passando anche per lavori più off, ha dato sfoggio di corde sia drammatiche che più leggere se si pensa al successo di “Tutti pazzi per amore” (stagione 2 e 3) con Emilio Solfrizzi (2010-2011). Col tempo l’artista ha scelto anche di impastare le mani nell’industry come produttrice. In quest’intervista si racconta in tutte le sue vesti.

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Antonia Liskova, com’è nata la sua partecipazione alla webserie “In the Park”?
Ho letto la sceneggiatura e mi ha colpita tanto. Non conoscevo Francesco, tutto è iniziato ragionando su questo progetto. “In the Park” potrebbe richiamare lontanamente alcuni elementi della serie “In treatment”, ma si discosta fortemente, indagando altri aspetti tra cui quello erotico. Qui c’è un uomo che non si sa se è effettivamente un amante, un gigolò, resta davvero il mistero anche per noi visto che non abbiamo girato le altre puntate, ma solo dei brevi episodi-pilota.

Nella webserie “In the Park” è molto interessante il ribaltamento dei ruoli uomo-donna. Spesso, infatti, nell’immaginario sono gli uomini a “pagare” le donne a scopi sessuali, qui viene messo in scena il contrario. Crede che quindi si potrà un po’ sdoganare l’idea del sesso come qualcosa dequalificante per le donne?
Io penso che non ci sia più una differenza netta, ma allo stesso tempo non è semplice sdoganare e scardinare questo “gioco dei ruoli”. Nella webserie le donne sono predominanti anche se viviamo ancora in un sistema patriarcale. Mi auguro che venga capito uno dei messaggi di cui “In the Park” è portatrice. Qui non si ha paura di far vedere che le donne possano pagare, ma allo stesso tempo si vuole lasciare un’aurea di mistero.

Un’altra componente che viene sviluppata da “In the Park” è la nostra tendenza a confessarci con uno sconosciuto…
Sì, è proprio così. Sembra un luogo comune, ma è profondamente vero perché scatta il pensiero: voglio parlare con te perché non sai il mio passato. Non ci si sente giudicati e credo che sia uno dei motivi per cui si va dall’analista.

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La donna che Lei interpreta è ispirata a una storia vera, tra l’altro presente quando ha girato che ha affrontato il tumore al seno, per fortuna superandolo. Immagino che per Lei abbia significato tanto questo…
Sì, la storia è vera e per me è questo che deve esserci al cinema. Linda (ovviamente il nome del personaggio è inventato, nda) è una donna che combatte con quelli che sono i segni visibili della malattia, con il timore che il marito possa lasciarla proprio per questo. Lei lotta con l’idea di farsi accettare per quello che ha ora. Il protagonista maschile di “In the Park” le dice a un tratto «tu sei la più bella di tutte» e le altre non hanno subito quel tipo di trauma con cui fa i conti lei.

Questa vicenda, tanto più riflettendo sul lato reale, mi ha fatto venire in mente Angelina Jolie, la quale ha fatto molto parlare di sé per le decisioni prese in un’ottica di prevenzione per paura del cancro. Lei cosa ne pensa?
Credo che sia normale e umano che la paura possa nascere con un disegno genetico come quello che le è apparso. Medicalmente parlando sono molto impegnative le conseguenze, ad esempio non si ha più il ciclo mestruale anche se biologicamente, per via dell’età, si sarebbe continuato ad avere. È uno scombussolamento totale e certo, immagino, che sia una decisione tosta da prendere.

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Se ha voglia di raccontarcelo…Le è venuto spontaneo chiedersi che cosa avrebbe fatto o farebbe Lei se si fosse trovata in quella circostanza?
Probabilmente, forse, lo farei anch’io adesso che ho una figlia. Poi credo che conti anche come ti rapporti con te stessa, al mondo e col tuo compagno.

Lei ha girato molte fiction per la tv, si approccia in modo diverso quando sta lavorando a una webserie?
Io la vivo nello stesso modo, forse è più un “problema” di Francesco (in questo caso dato che stiamo parlando di “In the Park”, nda), quindi registico.

Il pubblico della rete e delle webseries è, però, spesso diverso da quello che guarda le fiction in tv. Vorrebbe arrivare anche a quello di internet?
Io personalmente non amo i social perché non riesco a trascorrervi del tempo, è per rispetto che non ci sono; poi certamente da artista vuoi arrivare a quante più persone possibili e dare a tutti il messaggio.

Antonia Liskova, nel Suo percorso lavorativo, dal lavoro diretto dalla Cavani sulla violenza sulle donne (“Troppo amore” film tv della collana televisiva “Mai per amore”, nda) al debutto in teatro con “Il gioco dell’amore e del caso” di Marivaux (nel 2012 per la regia di Piero Maccarinelli, nda) – solo per citarne alcuni -, ha affrontato diverse volte il tema dell’amore. Che cos’è per Lei l’amore anche proprio indagandolo come artista?
Mi piace moltissimo giocare con le emozioni perché l’amore è l’unica cosa che non riusciamo a controllare. Non c’è niente che si possa fare per risolvere le sofferenze amorose così come, è anche vero, che l’amore può sorprenderci sempre. Si torna sempre là, all’amore.

C’è un progetto che le è particolarmente a cuore?
Sì e ha sempre come base una storia d’amore, io vi partecipo anche in veste di produttrice e l’avrei fatto comunque anche se non avessi fatto parte del cast in qualità di attrice. Sarà diretta da Francesco Colangelo, si tratta di una sitcom pensata per la televisione. Episodi piccoli, di otto minuti, e sarà innovativa per via della tecnica mista che prevede attori veri ma anche risvolti di animazione in stile fumetto.

Ci vogliamo salutare accennando ai prossimi progetti e avrei voglia anche di sottolineare come la Sua partecipazione così come quella delle altre attrici alla webserie “In the Park” è avvenuta a titolo gratuito. Sembra sempre che faccia “notizia” quando un attore aderisce gratuitamente…
Ci sono alcune fiction che ti permettono di vivere, poi ad altri lavori è vero che partecipi gratuitamente, ma anche se non hai un guadagno economico per l’interpretazione in quel momento, ce l’hai di altro tipo. Ad esempio, appunto, da questo incontro con Francesco Colangelo è nata la collaborazione per la sitcom di cui vi dicevo prima. Per quanto riguarda gli altri lavori futuri, posso dirvi di aver interpretato e co-prodotto l’opera prima di Giacomo Lesina “In the Box”, presentata in concorso al 24esimo Noir in Festival di Courmayeur e che dovrebbe uscire in sala il 23 aprile prossimo. Ad aprile finirò le riprese della seconda fiction di Canale 5 “Solo per amore” con Massimo Poggio e tanti altri, e poi girerò un nuovo film, una produzione anglo-cinese.

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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