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Non solo film

Il consiglio cinematografico: Little Boy, recensione

Little Boy: recensione – Se cerchi un film che ti faccia riflettere sul senso della fede, Little Boy è una pellicola che fa al caso tuo. Il protagonista, interpretato da un bambino, è più basso per la sua età. I coetanei lo prendono in giro soprannominandolo appunto Little Boy, piccolo ragazzo. Siamo in piena seconda guerra mondiale, il padre di Pepper Flynt Busbee (questo il nome del bambino) viene chiamato alle armi. Il ragazzo si sente solo nelle sue insicurezze, perché ormai il papà che lo incoraggiava non è più con lui.

In balia del fratello, arrabbiato per non essere riuscito a impedire al padre di partire, e con il sostegno della madre, il piccolo fa amicizia, su consiglio del parroco, con un uomo giapponese (ricordiamo che l’America era in guerra contro il Giappone), denigrato e preso di mira da tutta la comunità. I due un po’ si somigliano in questo e la saggezza orientale si mescola con gli insegnamenti della chiesa cattolica consentendo a questo bambino di coltivare la speranza. Il piccolo s’impegna e crede cecamente che il padre possa ritornare. La fede non si può spiegare, va coltivata nel cuore, ma senza le opere non è nulla, è come un seme piantato in una terra arida che non viene annaffiata. E allora Little Boy comincia a fare delle buone azione.

Diretto da Alejandro Gómez Monteverde, si tratta di un film del 2015, con un ottimo cast (c’è anche Emily Watson nel ruolo della madre del protagonista). La pellicola, nonostante il tema trattato, è pervasa da un forte senso dell’humor. I colori sono vivaci, quasi accecanti. I primi piani intensi. La storia di un figlio che aspetta il padre è anche al centro della mitologia greca; ricordate Telemaco e Ulisse? Qui si aggiungono, tuttavia, importanti concetti come il senso della fede e della misericordia. Estremamente consigliato!

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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