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Non solo film

‘Il ragazzo che catturò il vento’, dall’Africa una storia vera di carestie e desiderio di rivalsa

E’ un’Africa in bilico tra passato e presente quella descritta dal regista e attore londinese Chiwetel Ejiofor nel film Il ragazzo che catturò il vento. E’ un’Africa che vuole conservare le sue radici ma che protende inesorabilmente verso un progressismo che la divora da dentro, togliendo pane a suoi figli e possibilità di rivalsa. L’Africa appare difatti impossibilitata, nonostante pulluli di vita, e si raggomitola su stessa nella disumana rivendicazione di un posto nel mondo sempre tutto da meritare, ogni giorno di più, quando invece le basterebbe (se glielo permetessero) essere solo se stessa, nel rispetto di tutte le tradizioni culturali che la animano.

Il continente è poi in costante cammino ma nel film questo aspetto non si evince, perché ciò che notiamo al contrario è un immobilismo costante, anche quando piove. In questa immobilità, tuttavia, una speranza c’è ed è tutta riposta nell’istruzione e in quel riscatto sociale che solo la Scuola può dare. Eppure per studiare servono troppi soldi, anche se sei bravo e meritevole.  

Il ragazzo che catturò il vento: trama del film

Siamo nel 2001, in un piccolo villaggio del Malawi, dove una famiglia coltiva il proprio grano ma, quando gli alberi vengono tagliati, le inondazioni riducono i campi in poltiglia; segue poi un periodo di siccità che fa piombare il Paese in una micidiale carestia. William (Maxwell Simba), che ha 13 anni ed è piuttosto bravo a scuola, acuisce l’ingegno e, anche se è stato espulso per non aver pagato la retta, continua a studiare. Progetta e realizza così un mulino a vento per portare l’acqua sui campi secchi aiutando così il suo villaggio.

Trovi il libro da cui è tratto il film qui

La scuola come possibilità di vivere

Il regista usa le immagini per raccontare questa storia, e lo fa affidandosi soprattutto agli attori. La regia è infatti statica nel suo classicismo e solo verso il finale si percepisce una certa dinamicità, per evidenziare che qualcosa di particolare e differente sta per accadere in quel luogo prostrato dalla carestia, che è messa in risalto dai colori luminosi come il sole accecante.

Il ragazzo che catturò il vento

Il regista evidenzia, inoltre, ad un certo punto che il cambiamento presuppone sempre una certa rottura con il passato. E dunque le idee innovative del figlio si scontrano con i pensieri conservatori del padre in un’avvincente dialettica che conferisce carica emotiva al film!

Basata su una storia vera, questa pellicola ci insegna quindi che nei momenti più bui c’è sempre una possibilità di salvezza. Il lungometraggio dà la giusta e meritata importanza alla conoscenza che, al contrario del mero nozionismo, contribuisce a farci trovare percorsi innovativi! Trovate Il ragazzo che catturò il vento su Netflix. Maria Ianniciello

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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