AD AVELLINO UN INCONTRO SU QOÈLET

Si è svolto questo pomeriggio, 4 ottobre 2012, ad Avellino il primo di tre incontri organizzati in collaborazione con l’Istituto superiore di Scienze Religiose. L’evento, che sabato ospiterà il filosofo Massimo Cacciari, si pone come momento di dialogo tra la Chiesa e le altre realtà presenti sul territorio. Con “Fuori dal tempo” si vuole riflettere sull’uomo partendo da testi e argomenti biblici di grande attualità. Protagonisti del primo incontro, Luciano Tagliacozzo e don Angelo Passaro, che hanno riflettuto sul libro del Qoèlet, uno dei più interessanti e complessi della Bibbia, rimasto ancora oggi di difficile interpretazione, nonostante i numerosi testi scritti.

«Il libro del Qoèlet è e rimane un enigma. Resiste alle letture innovative, che sono molto contrastanti, e suscita tantissime risonanze». Esordisce così don Angelo Passaro, vicepresidente dell’ABI (Associazione Bibilica Italiana), prof. della facoltà teologica di Palermo e direttore di “Rivista Biblica”. «La finzione letteraria è tipica del libro, che usa molto l’ironia e non è lineare nell’esposizione. Il testo guarda alla realtà in maniera disincantata, senza sovrastrutture. Qoèlet insegna che la vita non è semplice ma complessa. Qualcuno ha detto che lo fa quasi con cinismo ma io credo che non sia né cinico né scettico, è semplicemente un autore che avverte di prendere la vita con serietà ma di godersi anche i momenti belli visto che poi c’è la morte».

Tema centrale del testo biblico è la sapienza, da ricercare con costanza. «L’autore arriva alla conclusione che è impossibile per l’uomo comprendere l’opera di Dio, la quale rimane imperscrutabile – prosegue Passaro – Qoèlet ci invita a riflettere sul nostro desiderio di conoscenza, insito in ogni uomo, ma anche sui nostri limiti perché non tutto può essere compreso razionalmente, c’è sempre qualcosa che va oltre. Si è saggi quando si ricerca la sapienza sapendo che la conoscenza raggiunta rimanda sempre a un oltre irraggiungibile». Tra le massime dell’autore biblico c’è quella secondo cui chi più conosce più soffre. «La conoscenza è dolore perché il sapiente si accorge della complessità della vita e della sua impotenza di fronte a essa. Questo non è un invito all’ignoranza ma alla ricerca della sapienza nella consapevolezza del proprio limite. Conoscere non significa dominare ma avere coscienza di non essere onnipotenti».

Luciano Tagliacozzo, dottore di studi ebraici, ha posto l’accento sull’orizzontalità della lettura del Qoèlet: dall’uomo si va all’uomo, ma questo rapporto viene superato per arrivare a Dio. «Qoèlet ci dice che la ricerca della sapienza è infinita: partendo dalla Torah, dalla legge, si arriva all’altro. L’altro è il mio prossimo e il mio prossimo è Dio. Tutti i libri rimandano alla Torah». In mostra numerose opere del Prof. Lucrezi, docente all’Università degli Studi di Salerno, che sta lavorando sull’interpretazione artistica di diversi testi biblici, tra cui il Qoèlet, con l’aiuto di filosofi e teologi.

Il ciclo di incontri prosegue domani con una discussione filosofico-antropologica del Qoèlet e terminerà sabato con l’intervento di Massimo Cacciari che proporrà il tema Davvero Gesù non ride?, proposto qualche giorno fa a Torino Spiritualità.

Servizio e Foto di Piera Vincenti

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