Se non avessi letto il nome dei registi, Josh e Benny Safdie, nei titoli, avrei scommesso molti soldi su Martin Scorsese alla regia del film Marty Supreme, perché il protagonista, interpretato da Timothée Chalamet, mi ha ricordato molto il personaggio principale di The Wolf of Wall Street. Come Jordan Belfort, Marty Reisman infatti ha un’ossessione, ma mentre Belfort è ossessionato dai soldi, Reisman vuole vincere a tutti i costi, tanto da essere esasperatamente cinico anche verso i suoi affetti più cari. Impavido fino agli eccessi, Marty ha la passione per il tennistavolo, che mette al di sopra di ogni cosa.
Marty Supreme: recensione
Marty Supreme è un film classico nella struttura, ma molto innovativo per come è stato concepito il viaggio dell’eroe: la macchina da presa — complice una sceneggiatura brillante, con personaggi ben delineati — indugia più sulle cadute del protagonista, e quindi sul percorso molto accidentato, che sul punto d’arrivo.
Sembra che nel film ci siano tanti labirinti, in cui Marty si perde per la sua supponenza, fino a quando un potente dell’industria americana non lo sculaccia con una racchetta, platealmente e sotto il suo tacito consenso.
Fino a che punto ci si può spingere per vincere? Conta la dignità? Che cos’è la dignità? E l’etica? Domande ancora aperte, che forse non troveranno mai una risposta.
Marty Supreme è anche un film che, basato su una storia vera, ci mostra come il sogno americano, per come era stato concepito, non funzioni più, perché oggi il traguardo è meno importante del percorso. Infatti, Marty, proprio grazie ai numerosi ostacoli, diventa una persona un tantino migliore, che può rispecchiarsi negli occhi del figlio senza timore di incontrare le proprie ombre, perché lui, a differenza di tanti eroi e tante eroine, con tutte le sue bugie e i suoi eccessi ci mostra il suo lato più oscuro, da subito.
Come da subito comprendiamo che la sua natura non è malvagia: il protagonista, che all’inizio è incapace di guardare dentro di sé e vedere quanta spudoratezza ci sia nel suo desiderio, passo passo acquisisce tenerezza e semplicità, proprio grazie alle cocenti umiliazioni. Il suo coraggio, però, non viene mai meno. Da vedere e rivedere, anche grazie all’ottimo cast, del quale fa parte anche Gwyneth Paltrow.
Consigli di visione
Per chi volesse confrontare il percorso di Marty con il sogno americano nello sport e nella sua accezione più classica, consiglio film come Rocky, Rudy o Hoosiers, storie di talento, sacrificio e determinazione che dimostrano come il duro lavoro possa portare al successo, sempre nel rispetto dei propri valori. Maria Ianniciello
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