Le cose non dette: recensione del film di Gabriele Muccino
Per Gabriele Muccino sono ormai lontani gli anni del sogno americano, quando con la vita di Chris Gardner, in La ricerca della felicità, ci fece credere che in America tutto fosse possibile. Per il regista italiano sono lontani anche i tempi delle riflessioni sulla paternità in Padri e figlie o sul libero arbitrio di Sette anime.
Muccino è tornato alle emozioni troppo urlate de L’ultimo bacio e alle dinamiche di coppia de Gli anni più belli, uno dei film più nostalgici e, secondo me, anche meglio riusciti di Gabriele Muccino, che torna ora in sala con Le cose non dette, mettendo al centro non i baci non dati, non le scelte non fatte, ma le parole che ci muoiono sulle labbra perché, forse, non le abbiamo nemmeno mai pensate.
Eppure, ne Le cose non dette è proprio la parola a dominare, perché in questo nuovo lungometraggio sono le urla l’asse portante: urla senza senso, mal riposte, dette per colmare un vuoto. I personaggi di questo film sono alla ricerca di un autore, di qualcuno che calmi la loro isteria, le loro manie, le loro ossessioni. Le parole, e dunque le emozioni, non sono mediate dalla razionalità, perché il respiro è sostenuto, convulso. Il tempo è reso logorroico da salti temporali che però non disorientano: al contrario, risultano del tutto funzionali al racconto.
I protagonisti sono una coppia, sposata felicemente da vent’anni. Lui, Carlo Ristuccia (Stefano Accorsi), è uno scrittore e professore di filosofia; lei, Elisa Ambrosi, è una brillante giornalista di Vanity Fair. L’unico neo è che non possono avere figli. Prima di vederli partire per un viaggio a Tangeri, entriamo nel dietro le quinte della vita di Carlo e scopriamo che intrattiene una relazione con una sua studentessa, Blu (Beatrice Savignani).
Elisa e Carlo dunque partono per Tangeri con alcuni amici: i coniugi Anna (Carolina Crescentini) e Paolo (Claudio Santamaria) e la loro figlia Vittoria (Margherita Pantaleo). La vacanza viene prima resa tumultuosa dalle continue lamentele di Anna e poi sconvolta dall’arrivo di Blu, che rompe l’idillio che si era creato tra Elisa e Carlo.
Non proseguo oltre con la trama per non spoilerare, ma posso anticipare che il film è ricco di colpi di scena e, visto il ritmo sostenuto, non lascia il tempo di metabolizzare pienamente quanto accade. Le cose non dette non è il miglior film di Muccino, ma il marchio del regista è riconoscibile in ogni sequenza e la pellicola ha il merito di far riflettere – anche grazie ai riferimenti a Il rosso e il nero di Stendhal, tutt’altro che casuali – su quanto la passione possa tingere la vita di un rosso sangue che genera morte, in un gioco di contrasti inquietante e, per certi versi, asfissiante. Maria Ianniciello
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