Norimeberga: recensione e trama
Guardando Norimberga, il film sul processo ai nazisti tenutosi tra il 1945 e il 1946 nella città tedesca omonima, ho ripensato più volte ad Hannah Arendt e al suo libro La banalità del male. Il saggio nasce dal meticoloso resoconto giornalistico che Arendt fece per The New Yorker sul processo al funzionario nazista Adolf Eichmann, che si tenne nel 1961 a Gerusalemme.
Per Arendt, il male è spesso compiuto da persone mediocri, incapaci di empatia e prive di morale. Questi individui diventano semplicemente esecutori di compiti, ignorando le conseguenze delle loro azioni, perché ciò che conta per loro è portare a termine il compito assegnato, senza consapevolezza. È come se fossero programmati a compiere il male, azionando il pilota automatico: dei robot addestrati a distruggere un’intera etnia.
Nel suo film, Norimberga, James Vanderbilt alza i riflettori sul processo più impattante della storia che mise le basi per il diritto internazionale, introducendo l’idea di crimini di guerra, contro l’umanità.
La pellicola mostra due dimensioni del male. Da un lato, ci ricorda la “banalità del male” evocata da Arendt; dall’altro, attraverso il Reichsmarschall Hermann Göring (interpretato splendidamente da Russell Crowe), mette in scena un male narcisistico e consapevole, deliberato e manipolatorio.
Nel film è lo psichiatra Douglas Kelley (Rami Malek) a cercare di comprendere le ragioni di Göring, restandone soggiogato, perché entra nella vita privata del gerarca nazista ed empatizza con la sua famiglia. Tra il criminale e l’uomo di scienza c’è poi il giudice associato Robert Houghwout Jackson (Michael Shannon) che cerca di fare la cosa giusta al momento giusto, forse più per lasciare una traccia di sé nella storia che per motivi etici.
Insomma, Norimberga è un film avvincente, non confortante, ma sicuramente necessario perché ci induce a riflettere sul senso di responsabilità che ciascuno di noi ha nel mondo.
Un esercizio di visione consapevole per te che hai visto il film
Osservare il male e la responsabilità
Durata: 5–10 minuti
Istruzioni:
- Respira consapevolmente
- Siediti comoda/o, chiudi gli occhi se vuoi.
- Inspira lentamente contando fino a 4, trattieni 1 secondo, espira contando fino a 6. Ripeti 3–5 volte.
- Rivivi l’esperienza del film
- Porta alla mente una scena che ti ha colpito di più.
- Nota le emozioni che emergono: rabbia, tristezza, incredulità…
- Osserva senza giudizio
- Guarda queste emozioni e pensieri come se fossero nuvole nel cielo, senza doverle modificare o scacciare.
- Rifletti sulla responsabilità
- Chiediti: “Quali azioni nella mia vita quotidiana richiedono maggiore consapevolezza? Dove potrei rischiare di agire ‘al pilota automatico’?”
- Scrittura consapevole (opzionale)
- Prendi carta e penna e scrivi 3-5 righe su quanto osservato.
- Non serve analizzare o giudicare, solo riportare ciò che è emerso.
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