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Diari,  Il terrone che non ci sta

Imprenditori meridionali

Fotolia.com
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Fu scelta o fu caso, non si buttarono sotto un ombrello, ma si fecero la partita IVA: coraggio, ambizione, amore per il rischio li spinsero nell’avventura, spesso avversati dall’ ambiente e da certa “cultura”, sfiancati da burocrazia e repressi da politica accentratrice, che ancora non dà concreta attuazione all’art. 2 della Costituzione,oltre che all’art 1. Gimprenditori meridionali, come fanno in terre straniere, possono inventare lavoro e produrre ricchezza anche in casa loro, ove si è ridotti ad andare alla ricerca ovunque di imprenditori ed ove si ignora iter virtuoso.

Non si esercitano controlli correttivi e migliorativi, ma solo repressivi. La scuola non dà maturità culturale e tecnica necessaria ai giovani per inserirsi e lo stato non indirizza e sostiene nuove leve all’esercizio di vere attività autonome. I politici pensano ad altro che a tradurre in norma facilmente applicabile tutto ciò che giova alla popolazione. La burocrazia non sempre impegna le sue esperienze e le sue competenze per far progredire imprese e far calare debito pubblico. I sindacati paiono impegnati più a contrastare che ad affiancare le imprese nella ricerca di migliori condizioni di vita ed anche di maggiore produttività per farne godere i benefici anche e soprattutto a chi principalmente produce ricchezza, ossia ai lavoratori. Lungaggini burocratiche al posto di rapida evasione di pratiche; pagamenti rinviati sine die; scuola non adeguata ai tempi; elettorato ridotto a platea di spettatori; intellettuali che non realizzano freno morale; religiosi votati alla beneficenza; popolo che non esercita vigilanza ed altro non hanno privato il Sud di intelligenze e di risorse, che consentono, senza chiedere od aspettare aiuti da nessuno, di voltare pagina, rendendo naturali crescita civile, progresso e benessere, riducendo emigrazione, a volte millantata per merito politico, ed impedendo colonizzazione, spacciata spesso per industrializzazione.

Preparazione, professionalità ed aggiornamento continuo imporranno maestranze, unite responsabilmente nella vita dell’impresa; assorbiranno lavoro nero e disoccupati e faranno preferire visite ispettive ad indagini giudiziarie, allontanando tanta umanità da vie sbagliate. Basta volerlo.

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Nunziante Minichiello

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Nunziante Minichiello

"Distribuisco cultura, quella che mi ritrovo, e cose che servono. La cultura è gratis; le cose che servono costano, ma a volte costano meno che altrove. Nei miei voti è la buona fortuna di tutti quanti". Questo è il motto di Nunziante Minichiello che su Cultura e Culture firma la rubrica "Il Terrone che non ci sta", riflessioni sul Mezzogiorno e sull'Italia, in generale, gli editoriali e alcuni articoli di attualità.

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