37 ANNI FA MORIVA PASOLINI

Dal Vangelo Secondo Matteo ©centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it

Oggi, 2 novembre 2012, ancora una volta ci si ritrova a commemorare i defunti e c’è da sottolineare che non sono solo i cattolici a rivolgere fugaci pensieri a chi non c’è più.

Questa giornata, infatti, grazie alla sua particolare atmosfera sembra appartenere a tutti, indipendentemente dal loro credo. Noi andiamo avanti solo grazie alla ricchezza del nostro passato. La memoria, la conoscenza della propria storia è ciò che costituisce da sempre l’unico e vero patrimonio di un popolo. Ecco che c’è un avvenimento importante di cui non possiamo non parlare, soprattutto in questa giornata. Vogliamo ricordare (ovvero riportare al cuore) un uomo che ha fatto la storia del nostro Paese, una delle personalità più importanti del XX secolo che perse la vita proprio il 2 novembre del 1975: Pier Paolo Pasolini.

Come sarebbe stata la cultura italiana senza questo incredibile poeta, regista, giornalista? Non avremmo potuto leggere “Ragazzi di vita” e imparare dalle righe di questo capolavoro cosa voglia dire veramente occuparsi dei poveri e dei diseredati.

Come sarebbe stato il 68 senza le poesie di Pasolini che nessuno ha mai veramente capito a fondo e che in quegli anni tutti continuavano a strumentalizzare a loro piacimento? Ma soprattutto, cosa sarebbe stato del cinema italiano senza il genio di un uomo che in soli 53 anni ha saputo donarsi al mondo senza alcun pudore, senza risparmiare nessun tipo di emozione?

“Accattone”, “Comizi d’amore”, “Il vangelo secondo Matteo”, “Il Decameron” … ma anche “Edipo Re”, “Uccellacci e uccellini”, “Salò o le 120 giornate di Sodoma” restano dopo quasi 40 anni il fiore all’occhiello di una generazione italiana che ha cambiato il corso della storia e che ancora oggi ci invita a vivere secondo una prospettiva diversa.

Su Pier Paolo Pasolini si sono fatte mille supposizioni, le sue opere hanno fatto scalpore così come faceva continuamente parlare il suo modo di vivere e di pensare.

Moltissimi intellettuali hanno trascorso la vita a criticarlo senza poi mai veramente capirlo. Noi, come abbiamo detto fin dall’inizio in questo particolare giorno vogliamo solo ricordarlo e condividere con voi uno dei suoi pensieri più belli, che in un giorno di morte, lo riporta in vita: «Amo ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi porteranno alla fine. Amo il sole, l’erba, la gioventù. L’amore per la vita è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia esistenza con un appetito insaziabile. Come finirà tutto ciò? Lo ignoro».

Maria Rosaria Piscitelli

 

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