DONNE IN STILE LIBERTY

Colorate madeleines proustiane, arrivano da un’epoca lontana. Lui ne ha collezionato migliaia ed io me le sono assaporate una per una. E’ un libro da gustare con lo sguardo, quello che Angelo Fuschetto ha pubblicato ora, un panorama di piccole cose, occasioni cariche di responsi sensoriali, visioni, suoni, profumi, forme di realtà materiali e di fantasie, dettagli a cui ci si lega nella vita finché scompaiono per poi diventare evocatori. L’ha intitolato “DONNE IN STILE LIBERTY. Le cartoline che disegnarono un’epoca”, ma, mi son chiesto scrivendone la prefazione, sono davvero soltanto cartoline?

Quell’epoca sognante si avviò alla fine con la Grande Guerra del 1915-18, che ne lasciò tracce in ogni casa appunto con le cartoline spumeggianti spedite dai ragazzi dal fronte, da trincee e ospedali, per rassicurare i familiari, soprattutto le innamorate. Ma per la maggior parte sono cartoline di saluti, come si usava una volta e adesso non si usa più, per dichiarare simpatia e amicizia, curiose o commoventi, ora velleitariamente ‘letterarie’, ora di interesse filatelico. Un patrimonio di arte e di pensiero, il cui tema centrale è la donna.

Una selezione stimolante presenta nel libro le mille varianti del fascino femminile che il Liberty espresse mediante disegni spesso al tratto e cromie accattivanti, esibendo signore e signorine in ambienti ed abbigliamenti eleganti ma anche in situazioni quotidiane, affiancate da strumenti, animali, oggetti ammaliatori e complici. Gli autori facevano in modo che volti e corpi femminili si stagliassero sul fondale in atteggiamenti compiacenti, tra l’ingenuo, il timido e il malizioso, ma, nelle scene derivate dalla fotografia, erano le modelle delle cartoline illustrate a lasciarsi a loro volta sedurre dal set fotografico – come oggi succede in televisione e nel fashion – e, sapendo di essere ‘spiate’ attraverso e con l’obbiettivo, finivano poi per inventare esse stesse le pose giuste da offrire all’immaginario maschile. Del resto, era l’epoca delle sciantose con la ‘mossa’, del varietà e della macchietta, del circo e dei caffè, dei primi divi del cinema muto tutti cipria e brillantina, dell’operetta e delle canzoni diffuse col ritmo sincopato, l’età dello shimmy, del dixieland, del charleston, dei balli che obbligavano le gonne ad accorciarsi, i corpi a toccarsi…

Chi avrà questo libro tra le mani avvertirà insomma che l’atteggiamento culturale del primo Novecento europeo passava in cartolina con le stesse esigenze che conferivano all’arte una funzione sociale, in adesione alle istanze di rinnovamento delle classi borghesi dell’età industriale già avanzata. Agli autori di composizioni pubblicitarie dobbiamo quanto di meglio ricorre nella storia del design e della grafica, e un approfondimento degli studi delle cartoline potrebbe dare sorprendenti novità proprio perché arriva buon ultimo dopo quanto è stato fatto per individuare e valutare gli atelier creativi, le tipografie e in primo luogo gli artisti della cartellonistica, di etichette di bottiglie di liquori e rosoli, delle decorazioni di scatole di sigari e di confezioni per prodotti dolciari e di farmacia, delle forme sinuose di ampolle da toilette, di legature pregiate di diari ed album, di oggettistica varia. Il Liberty non si limitò soltanto a nuove concezioni architettoniche e strutturali, ma si estese all’arredamento, all’abbigliamento, agli oggetti di uso comune. E così, vetrate a fiori, cancelli in ferro battuto, paralumi e parati ad arabeschi, mantelli a drappeggi ondeggianti, vestiti e cappelli con intrecci originali e tante altre deliziose invenzioni stilistiche, maturate in quel clima edonistico, diventarono compagnia permanente di ogni dimora di qualità e della sua regina incontrastata, la donna, raffinata e allusiva, sensualmente inquieta, protagonista di odorosi calendarietti tascabili, di eccitanti scenette di novelle a fumetti per le riviste, figurine osé distribuite sottomano nelle sale da barba, da nascondere nei portafogli.

La donna liberty, si sa, è stata al tempo stesso vergine ellenica e dama angelicata, un po’ gheisha e un po’ Lucrezia Borgia. In queste cartoline mi appare anche pastiche e creatività, sorgente d’incredibili elaborazioni del duplice elemento principe dell’arte liberty, la linea e il profilo bidimensionale, cui si deve specialmente l’idea di alludere con sintetiche linee audaci ad ogni più segreta parte del corpo femminile senza bisogno di chiaroscuro per renderne il volume. Ma le immagini che Angelo Fuschetto si gode nell’intimità di casa, a San Marco dei Cavoti, e che ora ha deciso di condividere con noi, sono anche altro, tanto altro. Stimolano riflessioni sul collezionismo cosiddetto minore, invitano a prendere in debita considerazione un patrimonio denso di memorie affidato alla precarietà della carta, spiega i motivi per cui resta tuttora nell’immaginario delle nostre famiglie un universo effimero di personaggi, canzoni, atteggiamenti e abitudini, ironie e passatempi, futili scherzi e parodie, ghiottonerie e peccaminose voluttà… Si tratta solo di scovarne le tracce, magari in cantina o nella classica soffitta.

Cartoline, dunque. Se nella vita riesci ad averne almeno una autentica tra le mani, provi voglia di metterla in cornice. Questo libro, con l’ampia sequenza di figure, dona emozioni analoghe, per il piacere degli occhi e della mente.

Sono soltanto cartoline? Per niente, sono scintille di un tempo ritrovato, quante mai avresti creduto potessero sopravvivere fino a noi.

Elio Galasso

 

Commenti

commenti

Lascia un commento

Torna in alto