Alessandra Amoroso, Vivere a Colori è il nuovo disco
18 gennaio 2016
Francesca Rossi (106 articles)
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Alessandra Amoroso, Vivere a Colori è il nuovo disco

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I fans di Alessandra Amoroso in “Vivere a Colori”, nuovo disco in vendita dal 15 gennaio scorso, possono finalmente riascoltare la voce così particolare della loro beniamina. Per Alessandra non è stato un periodo facilissimo: l’operazione alle corde vocali l’aveva resa afona ma, con caparbietà, il recupero è stato abbastanza breve e completo. “Vivere a colori” è un album in cui si percepisce chiaramente la grandissima voglia di cantare e di vivere della Amoroso, tanto la sua allegria quanto la sua voglia di mettersi in gioco, di crescere come donna e artista; la voce è al meglio ed è usata con molta più consapevolezza, dosata con una maestria che si è affinata nel tempo. E’ un piacere ascoltarla tenere le note lunghe con una delicatezza che si alterna all’energia degli acuti, suo “marchio di fabbrica”. Il timbro vocale, la “voce nera” tanto personale, non è stato minimamente scalfito dall’operazione e la maturità tecnica è fusa con una vera e propria “esplosione” di sentimenti, di “colori” appunto, che danno anima alle nostre giornate. Alessandra Amoroso, infatti, ha saputo interpretare con le canzoni l’amore (il cui ruolo è predominante nell’album), la paura, l’assenza, la forza, il coraggio, la voglia di crederci, l’abbandono, il bisogno di guardare al passato, ma di saper vivere anche il presente e il futuro; un caleidoscopio di sensazioni tutte accomunate dalla positività, dall’audacia delle scelte artistiche della cantante che si mostra senza filtri al pubblico.

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Stupendo fino a qui”, è il brano più bello di tutto il nuovo disco di Alessandra Amoroso e non stupisce che sia stato scelto come singolo di lancio e di apertura per “Vivere a Colori”. Una musica lenta, in crescendo, in cui la potenza dell’amore ha la capacità di superare perfino gli errori e le imperfezioni a cui ognuno di noi, forse spaventato da questo sentimento così dirompente, si ostina ad aggrapparsi a costo di far naufragare una relazione. Rimane la voglia di ricostruire, di dare il massimo: “Vivo ogni secondo come l’ultimo secondo” è il verso in cui è racchiuso il senso dell’intera canzone, la quale ci spinge a non vivere di rimpianti, ma ad agire nonostante il peso del passato. “La vita in un anno” porta la prestigiosa firma di Tiziano Ferro ed è un inno alla vita, alla voglia di crescere e migliorare. Ciò che è stato serve da insegnamento per il nostro futuro, per l’amore che sogniamo e non può diventare un muro insormontabile. “Dichiaro ufficialmente terminati i giorni di passi falsi e i capodanni a celebrare solamente i danni”: è una frase in cui, forse, molti di noi si riconosceranno. E’ un invito a non piangerci addosso, a non “fissarci” su ciò che non va, perché la vita può cambiare in poco tempo e ciò che ci sembrava irraggiungibile diventa a portata di mano. Il testo è molto profondo e la voce di Alessandra Amoroso non esplode mai, ma accarezza le note, “veste” le parole senza sovrastarle, come è giusto che sia per dare risalto ai versi molto poetici. “Avrò cura di tutto” merita di essere ascoltata più di una volta per la sua capacità di essere intima e, nello stesso tempo, molto attuale: “Ricorda che esiste l’abitudine solo per sorprenderci e la paura solo per renderci più liberi” sono parole che racchiudono un universo di significati. A volte viviamo e amiamo “con il freno a mano”, presi da mille cose, dal pessimismo imperante che lotta con l’ambizione sfrenata, spendiamo tutte le nostre energie nelle cose superflue, mentre l’essenziale sta nell’amore tra due persone, nella complicità, nel vedere la quotidianità come fonte di felicità e la paura come un modo per superare noi stessi, liberandoci dalle catene.

Alessandra Amoroso

Vivere a colori”, il pezzo che dà il titolo al nuovo album, è stato scritto da Elisa e il suo stile elegante e allegro si sente. Ritmato, ballabile, pieno di gioia, narra la capacità di sorridere, di vedere il lato positivo anche quando sembra una chimera. Il verso “Sei tu il mio re e io la tua regina in una eterna Roma” è semplicemente fantastico, poiché riassume in poche parole e con un’immagine vivida, carica di rimandi, la voglia di stare insieme, di vivere pienamente. In “L’unica cosa da fare” la voce di Alessandra Amoroso si tiene ben salda sulle note, scivolando decisa tra le parole dure, colme di un’assenza che ci costringe all’immobilità quando tutto il mondo continua a girare: “Io non credo più a niente, io non credo all’amore…ho imparato che se dai tutto quanto ti fai male” è una dichiarazione forte, che dovremmo pensare solo per poco, sull’onda della delusione, perché vuol dire rinunciare ai sogni. La sesta traccia dell’album, “Comunque andare” è il secondo pezzo scritto da Elisa, energico, pieno di vitalità. “Comunque andare anche quando ti senti morire per non restare a fare niente aspettando la fine” non avrebbe bisogno di commenti e fa pensare a una nota poesia di Dylan Thomas che recita così: “Non andartene docile in quella buona notte…infuria, infuria contro il morire della luce…”. Bisogna rischiare, superare i fallimenti, andare avanti, non perdere la volontà e la voglia di sperare, poiché abbatterci significherebbe accettare l’oblio, andare verso la fine convinti di aver perso quando, invece, la sconfitta sta solo nella rinuncia a provare e a crederci. “Mi porti via da me” è una ballata malinconica, in cui la voce esplode nella parte finale, sulle incomprensioni sentimentali: “Ma poi vai via e non ho più il mio paio d’ali” è un verso che simboleggia l’importanza di saper amare se stessi prima di pretendere di essere amati. Non possiamo vedere nell’altro una via di fuga dalla comprensione di noi stessi, che dobbiamo imparare. Neppure l’anima gemella può dire di conoscerci se noi per primi non conosciamo noi stessi.

In amore le distanze sono sempre pericolose. “Sul ciglio senza far rumore” è uno dei brani più intimi del disco, in cui sia la melodia lenta che la tonalità sono ridotte al nucleo originario, essenziale appunto (una parola, quest’ultima, che ritorna nell’analisi di “Vivere a colori”, proprio perché è emblema dei nostri tempi frettolosi, in cui stiamo letteralmente disimparando a vivere e a cogliere l’essenza delle cose). “Se viaggiamo senza direzione pur volendo non mi incontrerai” è un pensiero che mette l’accento sulla necessità di essere complici, di comprendersi con un solo sguardo, poiché se disperdiamo noi stessi su mille strade non potremo mai imboccare la via maestra, quella da percorrere insieme all’altro. “Appartenente” è una canzone struggente nella malinconia della perdita, del tempo che passa benché nell’animo solitario “che non appartiene più a un altro” rimanga un senso di vuoto, un blocco interiore. Nonostante questo, però, la speranza è destinata a rinascere, perché vive dentro di noi anche quando non ce ne accorgiamo: “La vita ti perde di vista, l’amore ti ritroverà” è un inno a non smettere di credere nell’amore. Lui ci verrà incontro, ma solo se non chiuderemo il cuore. Forse cercheremo nel nuovo sentimento qualcosa di quello precedente, ma è piuttosto naturale e rientra nel nostro percorso di crescita. “Se il mondo ha il nostro volto” è un pezzo ritmato, anche questo ballabile e dedicato all’entusiasmo di vivere, di sentirsi parte dell’anima gemella e del mondo, del tempo che ci è dato vivere. “E’ probabile che io sia alla ricerca di un ordine, un entusiasmo da imitare” è proprio questo: la voglia di “metterci la faccia”, di conquistare uno spazio che sia solo nostro, una personalità che ci appartenga senza compromessi. “Nel tuo disordine” è stata scritta da Federico Zampaglione e potremmo considerarla strettamente legata al brano precedente. Se in “Il mondo ha il nostro volto” è forte il bisogno di percepire noi stessi a tutto tondo (e anche in relazione all’amore), in questo caso la Amoroso canta il naturale desiderio di farsi spazio nella vita e nel caos di chi si ama, trovare un ordine al disordine. “Niente, non è niente, è tutto a posto” è un verso che rappresenta il bisogno che vada tutto bene, anche quando la realtà ci smentisce categoricamente. L’amore è basato sul rispetto, ma anche sulla fiducia. “Fidati ancora di me”, canzone con un ritmo in crescendo, ribadisce l’idea di lasciarsi trasportare, in una certa misura, dagli eventi e dai sentimenti, senza opporre troppa resistenza: “Spesso chi rinuncia temendo abbia perso, ha perso già in partenza”. Troppe volte cerchiamo di “remare” lontano da ciò che ci spaventa o di cui, per qualche ragione, non ci fidiamo. E se sbagliassimo? Se questa mancanza di fiducia fosse il nostro vero fallimento?

Alessandra-Amoroso

Non sarai mai”, penultima traccia del nuovo disco “Vivere a colori”, è una delle canzoni più dure dell’intera opera: “Mai non sarai mai…c’è un muro gelido tra noi, non puoi più farmi male”. L’amore non può essere indotto, né comandato. Non c’è speranza se i sentimenti non nascono spontaneamente e la costrizione non è che il preludio di una fine annunciata. “Il mio stato di felicità” è l’anima del disco e della stessa Amoroso. E’ un brano orecchiabile, intenso, vivace, ballabile sull’allegria di essere se stessi senza convenzioni. Cos’è la normalità? Chi può arrogarsi il diritto di dirci come vivere? “L’eccezione resta l’unico modo per sentirmi davvero quella che sono” canta Alessandra con una voce che sembra “avvitarsi” su se stessa per poi spiegare le ali verso note più alte. “Canto fuori dal coro” dice poi; del resto il perfezionismo è una mania che non porta da nessuna parte, mentre l’imperfezione di essere noi stessi dà colore alla nostra intera esistenza. “Vivere a colori” è il disco del sogno e della spensieratezza, della felicità e della positività che nascono dalle difficoltà della vita e, quindi, non sono artefatte, nemmeno indotte per piacere agli altri (grave errore!). Alessandra Amoroso è sempre più brava e motivata; “Vivere a colori” è la prova che ciascuno di noi può trovare dentro di sé i “colori” che preferisce per dipingere il futuro, creando da solo l’opera d’arte della vita. Ascolta il nuovo disco di Alessandra Amoroso Vivere a colori di seguito.

 

 

Voto
4 out of 5

4

Good
4 out of 5
Francesca Rossi

Francesca Rossi

Francesca Rossi, romana, è specializzanda in "Lingue e Civiltà Orientali" a “La Sapienza", ha vissuto ad Alessandria d'Egitto per approfondire lo studio della lingua e la cultura araba. Gestisce tre siti: "La Mano di Fatima", "Divine Ribelli", "Angelica la Marchesa degli Angeli". Per la casa editrice “La Mela Avvelenata” ha scritto diversi racconti tra cui “La Spada di Allah” e partecipato a molte antologie come “50 Sfumature di Sci-Fi” con il racconto “La Preghiera della Sera”. E’ in pubblicazione il suo romanzo “Il Palazzo d’Inverno” e in fase di scrittura l’opera a tema islamico “Alamut”. Il sito: http://elioreds.wix.com/francescarossi Pagina Fb: https://www.facebook.com/FrancescaRossiAutrice

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