Mogol, ecco l’autobiografia

E’ disponibile in tutte le librerie l’autobiografia di Mogol. Lo storico compositore italiano, che recentemente ha compiuto 80 anni d’età, in Il mio mestiere è vivere una vita, si rivela al grande pubblico, fra aneddoti, percorsi fotografici e ricordi di un passato ancora vivido. Il libro di Mogol, edito da Rizzoli e realizzato grazie alla collaborazione di Tony Renis, nonostante sia già stato distribuito nei mesi scorsi (esattamente nell’aprile 2016), è tornato alla ribalta nel momento in cui l’artista della musica italiana, ha preso parte su Rai Uno a ‘”Viva Mogol”. Lo show televisivo, suddiviso in due prime serate, grazie all’esibizioni di  personaggi di spicco del panorama di oggi, ha voluto celebrare la musica, le parole, le sonorità e le sensazioni lasciate in eredità da Mogol, che hanno accompagnato una generazione e più di italiani. L’autobiografia è quindi un cerchio che si chiude, un punto e virgola su una vita di successi e soddisfazioni.

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Mogol, la copertina dell’autobiografia

Mogol ne “Il mio mestiere è vivere la vita” pondera molto bene il suo racconto senza perdersi in falsi moralismi ed inutili auto-celebrazioni; fra le pagine dell’autobiografia, l’autore con uno stile fresco, schietto e sincero, si mette a nudo di fronte al lettore, perdendosi fra i ricordi di un’infanzia felice, i primi passi nel mondo della musica, e poi le prime canzoni, i riconoscimenti, i sentimenti d’amore ed il grande rapporto di stima reciproca che è nato fra Mogol e Lucio Battisti. «Mia madre era donna generosa, con una cultura fatta di proverbi, tutti belli e di grande saggezza, con i quali coloriva le frasi. Una donna dolce e materna in una Milano in cui la solidarietà e l’amore reciproco univano ancora le perse […] Anche mio padre era molto dolce ed allo stesso tempo severo e rigoroso». Più volte infatti Mogol si è soffermato sul periodo in cui ha collaborato con il cantautore degli anni ’60, riverberando la scrittura di ‘Mi ritorni in mente’, ‘Emozioni’ ed altre ballate che sono state scritte a quattro mani con il mitico Battisti. E poi ancora le collaborazioni con Gianni Morandi, Bobby Solo ed Adriano Celentano, momenti immortalati in un percorso fotografico di grande impatto, che trasportano il lettore in quel periodo pieno di luci e colori, in un momento in si cantavano le emozioni (quelle vere), si celebrava la nostra cultura più particolare e si archiviava un passato fatto di sofferenza e di povertà. « […] Sentii parlare di Lucio Battisti una mattina mentre prendevo il caffè […] Si era appena trasferito a Milano in cerca dell’occasione giusta». ‘Il mio mestiere è vivere la vita’ è dunque un viaggio appassionato ed emozionate fra i ricordi di un uomo che si fatto da solo, un personaggio che vive sommessamente la sua esistenza e che ha gioito, senza strafare, di tutti i successi ed i riconoscimenti che la vita gli ha regalato.

Mogol e le sue ‘avventure’ musicali sono lo specchio di un tempo passato, la fotografia di una realtà che viveva senza malizia, senza competitività, un mondo dove il talento vinceva su tutto. Un sottotesto che si nasconde in maniera alquanto sagace, eppure Mogol, ricordando tutti gli artisti che ha lanciato nel panorama della musica leggera italiana, rivolge di convesso uno sguardo alla nostra stessa contemporaneità, ormai sobillata dal vile denaro, dalla voglia di apparire e di realizzarsi a tutti i costi. «[…] A quell’epoca in un’edizione musicale funzionava diversamente da oggi: tutto poteva succedere all’improvviso, e incontri e soluzioni potevano realizzarsi per caso, da un momento all’altro. […] I primi testi li portai a Carlo Donida Lambati, un uomo affascinate, compositore pianista ed arrangiatore. […] Avevamo diversi anni di differenza, e lavorare con lui fu un’esperienza meravigliosa ed incredibilmente formativa». Quest’autobiografia, che colpisce il cuore delicatamente come una soave nota musicale, fa splendere il mito di Mogol e non santifica il suo operato, anzi riesce dove in molti hanno fallito: celebra la dolcezza e l’affabilità di un uomo che, attraverso le sue parole, si è fatto portavoce di una generazione. Ben distante da quella che schiamazza sui palcoscenici di oggi, l’autore attraverso questo libro, fa il punto della sua carriera, rendendosi conto che, il lascito più bello, è stato quello di celebrare la vita e l’amore attraverso le canzoni. Un mestiere, quello intrapreso da Mogol, complicato ma soddisfacente, eppure alla veneranda età di 80 anni viene ancora celebrato per essere il poeta di una generazione di grande sognatori.

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Autore dell'articolo: Carlo Lanna

Carlo Lanna
Carlo è un ragazzo spigliato, timido e sognatore. Di origini casertane (ma sogna di vivere a Londra), è rimasto fatalmente attratto dal mondo del cinema quando, a 13 anni, ha visto per la prima volta "Il delitto Perfetto" del grande Hitchcock. Accanito lettore di saghe fantasy e cultore dell'arte seriale americana, Carlo vorrebbe che questa insana passione per la settima arte diventasse un lavoro a tutto gli effetti. Sarà un cammino lungo ed irto di ostacoli, ma è convinto che le soddisfazioni arriveranno molto presto.

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