The Idol: trailer del film, trama e recensione

Sempre più dobbiamo dire grazie al cinema se veniamo a conoscenza di storie vere. Ciò è accaduto anche con The Idol di Hany Abu-Assad. La forza di questo film sta proprio nella realtà che racconta scegliendo la strada del lungometraggio di finzione. Protagonista è un ragazzo, Mohammad Assaf, il quale, dopo vari dolori e peripezie, è riuscito a partecipare al talent “Arab Idol” nel 2013. Forse ancor più in Occidente non è un artista ancora così conosciuto e questa è proprio l’occasione per rimediare grazie al grande schermo. Si tratta di una favola dei nostri giorni che ha come sfondo significativo Gaza. Mentre si dipanano le vicende di Mohammad (da piccolo ha il volto di Qais Atallah), la sorella Nour (una notevole Hiba Attallah) e i loro migliori amici Ahmad e Omar, ci si accorge di quanto sia tutto più complesso e inafferrabile di ciò che traspare dai servizi al Tg. Sappiamo cosa significhi che ci venga tolta la corrente? O ancora chiedere un permesso speciale per entrare e uscire da Gaza? Eppure ognuno di noi, chi più chi meno, sa cosa vuol dire inseguire un sogno ed è proprio su questo elemento che Abu-Assad punta sapendo di toccare qualsiasi spettatore. «Non permettere a nessuno di sminuire i tuoi sogni, a volte ci restano solo quelli». Potrebbe risultare un incoraggiamento un po’ “scontato” eppure tutto ciò è tangibile. Mohammad e Nour, bambina dagli occhi che bucano, sin da piccoli si aggrappano ai sogni e, nel caso specifico, alla musica. Pur di praticarla mettono su una band con tanti sacrifici, arrangiandosi prima con pentole e utensili per poi riuscire a permettersi vecchi strumenti facendo la gavetta ai matrimoni. I due, però, puntano in alto: cantare all’Opera Hall del Cairo. Sarà quest’obiettivo che permetterà a Mohammad di affrontare le sofferenze personali così come i divieti imposti dalla situazione del confitto bellico. Con un’ellissi temporale, ci ritroviamo a passare dalla parte legata all’infanzia e caratterizzata da quello sguardo al 2012-2013. Il regista di “Paradise Now” (2006) riesce a creare una forte empatia tra il pubblico e la storia che ha scelto di raccontare, merito della bravura degli attori (i bambini sono esordienti), ma anche della ricerca dell’autenticità (è riuscito davvero a girare sulla Striscia di Gaza e ci restituisce cosa resta dei bombardamenti del 2014). A tratti la mente torna a “The Millionaire” di Danny Boyle (2008), dove, per altri percorsi, il protagonista aveva la propria rivincita.

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In The Idol il nostro personaggio principale deve fare i conti con ciò che egli arriva a rappresentare e per quanto la storia possa essere nota a qualcuno o facile da ricercare, non vogliamo sottrarvi il gusto di apprenderla e viverla grazie alla Settima Arte. Rashid Masharawi in un documentario, “Letters from Al Yarmouk” (visto in Italia grazie al Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina), con uno sguardo profondamente umano si poneva a servizio del fotografo Niras Said per trasmettere le condizioni del campo profughi dalla viva voce di chi lo abitava. A muoverlo era la domanda: «a cosa serve il cinema?». Abbiamo motivo di pensare che sia la stessa di Hany Abu-Assad, declinata “solo” in generi e modi diversi. Quest’ultimo opta per il film di finzione, visceralmente legato alla realtà, da cui emerge il desiderio di lasciare e lanciare spiragli. Anche nel suo lavoro precedente, “Omar” (2003), i quattro protagonisti combattono per la libertà.

In The Idol ci si focalizza, in particolare su Mohammad (interpretato da grande da Tawfeek Barhom) ed è come se il percorso personale parlasse a tutti i suoi connazionali e, al contempo, della condizione di prigione urbana di Gaza, comune a tutti loro. Verso la fine Abu-Assad sceglie di alternare le scene girate con le riprese televisive reali e delle piazze mentre guardavano il loro cantante ad “Arab Idol”. In questa storia si mostrano, infatti, gli aspetti positivi di un talent show, che assume senz’altro un valore e una potenza che va oltre la scoperta di un nuovo talento. Seppur qualche momento sfiori la banalità e il prevedibile, si avverte la volontà di rifuggire da falsi pietismi così come dalla retorica troppo spicciola. In The Idol si vuole credere in un sogno per poter (soprav)vivere. Dopo esser stato presentato nel 2015 al Toronto Film Festival e nella sezione Festa Mobile alla 33esima edizione del Torino Film Festival, The Idol arriva nelle nostre sale per merito di Adler Entertainment e vi consigliamo di non perdervi l’impatto emotivo che scatena questo film. Di seguito il trailer.

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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