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Seconda Primavera: trailer e recensione del film di Calogero

Recensione, trama, trailer – “Seconda primavera” di Francesco Calogero è un film che parla di amore, per se stessi e per l’altro, di come ci si possa anche far “calpestare”, di quanto si possa rincorrere l’idea romantica dell’amore e come gli incontri possano cambiarci. A molti anni di distanza dal suo ultimo lungometraggio, “Metronotte” (2000), Calogero scrive e dirige un’opera che vuole essere poetica e intima, oltre a essere influenzata dall’esperienza documentaristica accumulata (vedi alcune scelte di inquadrature). Spesso si usano le stagioni in un senso simbolico, qui le attraversiamo sia nell’accezione vera e propria sia metaforicamente già a partire dai quattro protagonisti, ognuno dei quali rappresenterebbe una stagione. Si parte dal primo inverno per arrivare alla seconda primavera del titolo; a nostro parere legata, in particolare, al personaggio di Andrea (un Claudio Botosso molto espressivo). Lui ci appare subito, sulle sponde del mare d’inverno mentre ripensa alla donna perduta e immediatamente, dallo sguardo, s’intuisce come sia pervaso dal male di vivere. Nella quotidianità dell’esercizio della sua professione – fa l’architetto – si mostra come un uomo che va avanti per inerzia, senza più la creatività e l’imprenditorialità che quel lavoro implicherebbe, potremmo dire che si fa trascinare dal flusso della vita. A scuoterlo un po’ c’è l’amico Giovanni (Nino Frassica), sempre propositivo nel prospettargli uscite combattendo la tendenza di Andrea nell’isolarsi.

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Durante la notte di San Silvestro di un anno non precisato qualcosa accade e da qui il film diventa sempre più corale. Due giovani, Hikma (Desirée Noferini) e Riccardo (Angelo Campolo), si ritroveranno a fare i conti con il “peccato” di una notte e (forse) di una scintilla che è scoccata. La prima subisce come conseguenza anche la rottura dei rapporti col fratello (Hedy Krissane), molto intransigente perché musulmano osservante; il secondo deve interrompere il matrimonio con Rosana (Anita Kravos). In queste dinamiche relazioni grande peso ha proprio il nostro Andrea, pronto a prodigarsi nel supportare i giovani. Nel corso delle sei stagioni Calogero vuole tematizzare l’evoluzione interiore dei protagonisti e per farlo tocca anche corde attuali come la frustrazione di dover accettare un lavoro per sopravvivere, col rischio di abbandonare l’aspirazione di scrittore (nel caso di Riccardo). Non mancano neanche sottili frecciate come il progetto di apertura di un supermercato al posto del cinema (e la nostra realtà, ahinoi, ne è piena) o riferimenti all’abusivismo edilizio. La struttura narrativa di “Seconda primavera” vuole dar spazio a tutti; infatti si va avanti nel tempo e, quindi, nelle stagioni per capitoli. A tratti si torna indietro col meccanismo del ricordo per esprimere un preciso punto di vista soprattutto sull’evento che ha innescato relazioni e cambiamenti. L’ultima stagione è narrata calamitando l’attenzione, in particolare, sulla giovane donna e Andrea, le loro visioni della realtà si scontrano per poi lasciarci con un finale aperto. Si può costruire la felicità proprio come si progettano le case? È una delle domande che ci porteremo con noi post visione. Si vede che Calogero ha studiato molto il tutto sin dallo script, non è un caso che il romanzo a cui sta lavorando Riccardo s’intitoli “Punto di vita” così come vuole essere parlante l’immagine del ponte nella villa di Andrea con giardino annesso e aggiungiamo anche che i nostri personaggi vanno a vedere “La sonnambula” di Vincenzo Bellini.

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Calogero sceglie di citare esplicitamente il “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare con un escamotage che non vi sveliamo e qui la natura assume un ruolo determinante in tutta la storia, grazie anche all’influenza di Hikma. «Se giardino è comunque sinonimo di patimento – vivendo sempre, anche nella stagione più mite, in quell’istato di souffrance ben descritto da Leopardi – quello di Andrea si offre agli occhi di Hikma come teatro dell’incertezza e della rinuncia: ma la ragazza riesce a tirarne fuori la natura magica, a trasformarlo in una dimora rassicurante». (Tratto dalle note di regia). Ci sono dei momenti in cui il risultato finale ha un sapore un po’ acerbo e perciò la dimensione empatica con lo spettatore non è sempre costante. Dall’altro lato, però, non manca l’attrazione verso qualcosa di sfuggevole e misterioso che il regista messinese è riuscito a creare a livello di scrittura così come di immagini (la fotografia è curata da Giulio Pietromarchi), merito dello stile sobrio a cui già ci aveva abituati con “Cinque giorni di tempesta” (1997). Ed ecco nello specifico la trama di “Seconda primavera” Andrea vive come in un limbo perché non ha ancora elaborato il lutto della perdita di sua moglie Sofia. Il matrimonio tra Riccardo e Rosanna entra in crisi per via dell’incontro con la giovane Hikma. Le loro vite s’intrecciano fino allo scioglimento di alcuni n odi. Di seguito il trailer della pellicola, presentata al Trieste Film Festival.

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Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

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