Noi siamo Francesco: trailer, recensione, cast

noi-siamo-francesco-trailer-cast-recensione Noi siamo Francesco, forse, potrebbe farvi pensare che sia legato a una delle figure più importanti e di cui si parla in questo periodo, Papa Bergoglio, ma attenzione, non c’è alcun collegamento diretto. L’unico nesso che idealmente potremmo fare è il senso di amore, libertà e amicizia che questa pellicola trasmette senza adottare mai un tono pesante o retorico pur parlando di disabilità. Guendalina Zampagni dirige, scrive e produce (insieme ad Aurelio Grimaldi) la sua opera seconda, ponendo al centro questi temi con una naturalità non scontata. L’incipit si caratterizza per una particolare scelta drammaturgica: ascoltiamo, infatti, una serie di racconti sulla prima volta. Dal più anziano al più giovane si rivolgono all’obiettivo come se fossero intervistati da qualcuno e, se non riconoscessimo alcuni volti famosi del cast, penseremmo di trovarci di fronte a un documentario. Poi, con altrettanta spontaneità, il pubblico viene immerso nella vita quotidiana di Francesco (Mauro Racanati) e di chi gli gravita attorno, dagli amici a sua madre Grazia (Elena Sofia Ricci). Noi-Siamo-FrancescoQuest’ultima sta cercando di fare i conti con l’ “handicap” fisico del figlio (non possiede gli arti superiori), è come se si sia accollata sulle spalle una colpa e lo intuiamo dai lapsus sfuggiti mentre parla al suo analista (Luigi Diberti) – «Francesco non è normale» e subito dopo «cioè sì è normale, ma…» – e dalle scelte che compie legate anche alla sessualità del figlio, pronta a trovare una soluzione senza interpellarlo nonostante sia maggiorenne. «Ci preoccupiamo di insegnare ad un soggetto disabile a prendere l’autobus, ad usare i soldi o a vestirsi da solo, ma ben poco ci occupiamo della sua sessualità, cercando di capire se ne abbia preso coscienza, se abbia interiorizzato le potenzialità, se abbia compreso i limiti» (dalle note di regia). La regista pone accanto al protagonista vari amici, tra tutti Stefano (Gabriele Granito), un ragazzo che è il suo opposto come rendimento scolastico, creando così i presupposti perché i due abbiano due piani su cui aiutarsi reciprocamente: il primo nello studio e il secondo insegnandogli a lasciarsi andare. Stefano magari dimostra di avere un senso di protezione verso Francesco, non vuole che resti nuovamente scottato dall’amore perché sa quanto la disabilità possa essere un limite per chi la concepisce come tale. Allo stesso tempo i due arrivano affettuosamente allo scontro quando la verità esplode di fronte alle paure di chi si sente “diverso”: «Su questa cosa tu sei uguale agli altri», gli risponde Stefano. Vi starete chiedendo su cosa e noi possiamo svelarlo in parte per non togliervi il gusto… tutti siamo accomunati da una gamma di sentimenti, tutti abbiamo provato e proviamo la paura di dichiararci alla persona che fa battere il cuore ed essere rifiutati. Noi siamo Francesco ci ricorda che, come spesso accade nella vita vera, sono i fatti che smentiscono o ci fanno superare le nostre paure e uno dei veicoli è incarnato dalle persone che ci vogliono bene. noi-siamo-francesco-cast-recensione-trailerIl film della Zampagni scava negli schemi sociali senza dichiararlo esplicitamente e, evitando la trappola del tono moralistico, lancia anche un sasso su come i soldi possano dare la possibilità di permettersi un’assistenza per chi ha una disabilità, anche se Francesco ha imparato a vivere una vita normale (esemplificativa la scena in cui si mette la lente a contatto con le dita del piede), e sua madre usa quel benessere economico per coccolarlo e compensare dei vuoti che probabilmente avverte lei in primis. Come uno schiaffo arriva la battuta del ragazzo: «Paghiamo gli altri per farci sentire normali». In un equilibrio perfetto tra delicatezza, sorriso, tenerezza e profondità, il percorso di formazione prende piede e abbraccia tutti, dai ragazzi agli adulti, questi ultimi forse ancor più bisognosi di (re)imparare ad amare. Bello e significativo il richiamo tra due scene elegantemente girate: il massaggio che Francesco riceve (con la macchina da presa che segue le mani di chi opera sul suo corpo) e quello che elargisce a sua madre attraverso l’uso dei piedi (ci piace ricordare la presenza di Elena D’ambrosio come consulente, una ragazza di Bari nata senza braccia). A scandire il tutto una colonna sonora suadente (composta dai brani di Fio, Orchestra Joubès, Sineterra, Sunneva) e l’ambientazione pugliese (scelte come location: Bari, Conversano, Monopoli, Polignano a Mare) che affascina sia per gli scorci che per la simpatica cadenza. Va dato merito al cast di Noi siamo Francesco di aver saputo dar corpo a registri non semplici da gestire e di aver lanciato un messaggio sull’universalità delle emozioni. Quest’opera “usa” quasi la disabilità per parlare di amore, sessualità, rapporti umani, non la pone al centro nel senso sociale del termine, ma la “normalizza”.

Voto: (3,5 / 5)

Noi siamo Francesco: trailer 

 

“Noi siamo Francesco”

Regia di Guendalina Zampagni

Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti

Cast: Elena Sofia Ricci, Mauro Racanati, Gabriele Granito, Paolo Sassanelli, Mariolina De Fano, Cristina Vaccaro, Luigi Diberti, Gelsomina Pascucci, Diletta Acquaviva

Sceneggiatura: Aurelio Grimaldi, Guendalina Zampagni

Fotografia: Giulio Pietromarchi

Montaggio: Andrea Facchini

Scenografia: Sabrina Balestra

Costumi: Veronica Lopez

Effetti: Corrado Rizzo

Produzione: Arancia Meccanica in collaborazione con Rabid Film

Distribuzione: Microcinema

Maria Lucia Tangorra

Commenti

commenti

Autore dell'articolo: Maria Lucia Tangorra

Nata a Conversano (Ba) nel 1987, da alcuni anni si è trasferita a Milano per coltivare la passione per cinema, teatro e giornalismo col desiderio di farne un lavoro. Free-lance, critico e corrispondente dai festival per web magazine di cinema e teatro; ha realizzato anche reportage e approfondimenti di spettacoli tra cui “Invidiatemi come io ho invidiato voi” di T. Granata e “Un giorno torneranno” ideato e interpretato da S. Pernarella. Si è appassionata al cinema e al teatro vedendo recitare gli attori forgiati dal maestro Orazio Costa Giovangigli e da lì ha cercato di conoscere i diversi modi di fare e vivere il teatro e il cinema (senza assolutamente disdegnare alcuni lavori televisivi di qualità). Quando ha sentito sul palco queste parole: «Sai cosa vuol dire vivere in un sogno? Ciò che tu non sei, sei: e, ogni notte, lo frequenti» (dal testo teatrale “Orgia” di P. P. Pasolini) ha pensato che questo accade quando ci si immerge nel buio della scatola magica e della sala cinematografica. Grazie a questo lavoro fatto anche di incontri umani, non solo professionali, pensa che senza il teatro e il cinema il respiro sulla vita sarebbe diverso perciò, nonostante tutto e tutti, crede che di cultura e arte si possa vivere e che le passioni possano trasformarsi in una professione.

Lascia un commento

 COPIA NEGLI APPUNTI