Brooklyn

Brooklyn: trama del film, trailer e recensione

Brooklyn, recensione del film e tramaDentro gli occhi azzurro cielo di Eilis Lacey (un’eterea Saoirse Ronan) si specchiano i tersi tramonti irlandesi e il luccichio abbagliante dell’East River. Tra la verde Irlanda, campagnola e provinciale, e la grande e multiculturale Brooklyn, c’è lo spazio intimo di un viaggio di formazione decifrato attraverso una delicatissima “grammatica emotiva”. Il melodramma, si sa, è una questione d’amore e morte, lutti e malattie, frodi e inganni, ma il film di John Crowley va a inserirsi, fin dalla prima sequenza, nel novero di opere che ricalcano schemi consolidati (dai tempi di Douglas Sirk e ancora più indietro nel tempo) senza tuttavia appesantirne la sintassi filmica e il linguaggio delle passioni canoniche. Alla forma, seppur curata ed elegante, il cineasta vecchia scuola preferisce il moto dell’anima, alla collezione di sequenze pittoriche, i primi piani e il vitalismo corporeo di gente comune che crede ciecamente nei valori della libertà e dell’affermazione personale contro qualsiasi ostacolo o impedimento. Eilis, occhi di ghiaccio e cuore fremente, è un’eroina degli anni Cinquanta in cerca di fortuna a Brooklyn dalla natia Irlanda; si troverà presto divisa tra i vecchi affetti del borgo originario e i nuovi amori sbocciati nella promised land. Come in una fiaba archetipica modulata secondo lo schema di Vladimir Propp, le vicende della giovane e bella Eilis ruotano intorno al baricentro affettivo della famiglia – una madre bisognosa di cure dopo la morte della primogenita, la stessa sorella maggiore che, prima di morire, le fungeva da seconda madre e i due giovani che avrebbero assicurato il futuro della ragazza – dalla situazione di partenza (il protagonista lascia la sua casa e dà inizio alla sua avventura) al ristabilimento dell’equilibrio finale.

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Brooklyn, in forza dell’adattamento del romanzo di Colm Toibin da parte di Nick Hornby (lo ricordiamo soprattutto per “Alta fedeltà” e “Un ragazzo”, entrambi approdati sul grande schermo), mette in primo piano quella genuina e ormai desueta pratica dello storytelling lasciando sullo sfondo la sintomatologia classica dell’opera strettamente sentimentale. “Le vite degli altri” sono raccontate attraverso una storia di ampio respiro, con semplicità e senza fastidiose indulgenze retoriche. Non un mieloso feuilleton, ma un’opera che, pur essendo ancorata strettamente alla realtà sociale ed economica degli anni Cinquanta (basti notare la messa a fuoco della bigotta terra “verde”, colma di becero provincialismo e pettegolezzo a tutto spiano, e la dispersiva terra delle nuove opportunità, grande e piena di risorse), rimane come sospesa tra antico e moderno, restituendoci i prodromi della nostra modernità. Passioni e pulsioni, isterie e turbamenti emotivi fluiscono liberamente e sembrano evadere, dalle strette maglie della sceneggiatura per poi perdersi nei colori della fotografia di Yves Bélanger, cangianti a seconda della sfumatura psicologica del personaggio illuminato. Il film diventa dunque un ricettacolo di sentimenti esposti a cieca vulnerabilità o a quieto disincanto, una graziosa tela da riempire coi colori della passione.

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Brooklyn, che ha ottenuto tre nomination dall’Academy, compresa quella come miglior film, significa, in una sola parola: libertà. Saoirse, il nome stesso dell’attrice protagonista – “libertà” in antico gaelico – non può che rafforzare la simbologia filmica incarnata da una giovane donna coraggiosa e indipendente. Ed ecco in sintesi la trama di Brooklyn: in cerca di una vita più prospera e avventurosa, la giovane Eilis Lacey decide di partire, grazie all’interessamento della sorella maggiore, dalla provinciale Irlanda verso la dorata Brooklyn, terra promessa in cui sperare di realizzare i propri sogni. Approdata sulle coste atlantiche nel 1952, Eilis trova un lavoro e si innamora perdutamente di Tony, idraulico italo-americano con cui progetta una vita insieme. Ma il richiamo del luogo natio, con la complicità di un lutto in famiglia che la costringe a ripercorrere nuovamente le rotte atlantiche, si farà sentire sempre di più fino a farle vacillare ogni certezza. Di seguito il trailer del film.

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Autore dell'articolo: Vincenzo Palermo

Vincenzo Palermo
Nato a Catanzaro, si laurea in Lettere moderne a Bologna, con tesi sul Decameron fantastico. Grande appassionato di cinema e letterature medievali, collabora con portali e siti di critica cinematografica, dedicandosi alla scrittura di recensioni e articoli di approfondimento tematico. Campi di interesse: classici del muto, grandi autori europei, New Hollywood e tendenze sperimentali del cinema moderno.

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