ZAPATOS ROJOS A MILANO
16 novembre 2012
Doralda Petrillo (93 articles)
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ZAPATOS ROJOS A MILANO

Elina Chauvet

Solo due giorni fa la notizia di due donne uccise, madre e figlia, scomparse per anni nel silenzio e nell’indifferenza più totale e ritrovate sepolte in un’intercapedine del sotteraneo di una villetta a Castelvolturno (CE). L’elenco delle vite spezzate di donne in Italia e nel mondo è troppo lungo da fare, secondo un rapporto dell’ UNIFEM, il fondo ONU per lo sviluppo delle donne, “La violenza sulle donne nel mondo è probabilmente la forma più pervasiva di violazione dei diritti umani conosciuta oggi, che devasta vite, disgrega comunità e ostacola lo sviluppo. Un problema di proporzioni pandemiche”. Le iniziative per combattere questa piaga ogni anno si moltiplicano, soprattutto in vista del 25 novembre, giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, tra queste vogliamo segnalarvi un progetto d’arte pubblica che si svolgerà il 18 novembre a Milano, presso le Colonne di San Lorenzo. Il progetto fa parte di un evento più ampio, chiamato “Con i tuoi occhi”, curato e organizzato da Francesca Guerisoli con la collaborazione di CHAN – Contemporary Art Association e fa parte delle iniziative promosse dalla Delegata del Sindaco alle Pari Opportunità del Comune di Milano, Francesca Zajczyk, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

“Con i tuoi occhi”, che comprende tre rappresentazioni, sarà relazionale e coinvolgerà le cittadine e i cittadini di Milano, che attraverso la propria partecipazione avranno modo di gridare il loro NO alla violenza contro le donne. Il progetto d’arte pubblica dell’artista messicana Elina Chauvet, intitolato “Zapatos rojos”, è stato realizzato per la prima volta nel 2009 a Ciudad Juárez, nello stato del Chihuahua, successivamente in Texas e quest’anno per la prima volta in Italia, a Milano. L’installazione, costituita da centinaia di scarpe rosse da donna, rappresenta le donne vittime di violenza in tutto il mondo e in particolare quelle che perdono la vita sul confine tra il Messico e gli Stati Uniti. L’appello rivolto alle donne milanesi è quello di portare, domenica 18 novembre, dalle 10 alle 18, presso le Colonne di San Lorenzo, un paio di scarpe rosse e collocarlo nel percorso suggerito dall’installazione, per dar voce in questo modo a tutte le donne che nel mondo sono vittime di abusi. L’intervento relazionale Stigma di Chiara Mu, artista italiana che lavora tra Roma e Londra, coinvolgerà invece solo la parte maschile dei passanti e prenderà forma traendo ispirazione da storie di violenza sulle donne realmente accadute. Marta Lodola, terza artista invitata, nella performance Senza Titolo indosserà, una dopo l’altra, decine di collane, simbolo di costrizioni sociali di cui la donna deve liberarsi per non arrivare all’immobilità.

Abbiamo chiesto a Francesca Guerisoli da cosa nasce l’idea di questa rappresentazione: «Curo spesso mostre e progetti di artisti che, con il loro lavoro, fanno critica sociale, che mirano ad agire nella società, suggerendo altri mondi possibili, portandoci a formulare la domanda “perché no?” piuttosto che “perché?”, provocando delle crepe nella propria cultura, instillando il dubbio», afferma, chiarendo che «attraverso il livello formale, tali artisti – che si muovono appunto tra etica ed estetica – riescono a rendere pregnante un tema, un dettaglio, che con la comunicazione classica ci passa normalmente davanti agli occhi senza penetrare in profondità».

In che modo hai conosciuto la rappresentazione di Elina Chauvet?

Facendo ricerca. Tutto il lavoro curatoriale si basa sulla ricerca, sull’aggiornamento costante e continuo di ciò che avviene nel mondo dell’arte – e non solo – a livello internazionale. In particolare conoscevo la terribile situazione di Ciudad Juarez, nello stato del Chiuhauha, definito come il posto più pericoloso al mondo per una giovane donna. Qui Elina ha trascorso diversi anni, studiando alla Facoltà di Architettura. Anche il cinema ne ha parlato, con il film “Bordertown” (2007) che consiglio di vedere per farsi un’idea anche delle implicazioni economiche e politiche che stanno dietro a gran parte degli omicidi di giovani donne in quella città di frontiera tra Messico e Stati Uniti. La prima volta che Elina ha realizzato il progetto, nel 2009, l’ha fatto proprio a Ciudad Juarez, dove ha raccolto 33 scarpe. Poi il progetto è cresciuto e l’artista è arrivata a contarne fino a 300! Ma il lavoro di Elina va oltre il riferimento al caso di Ciudad Juarez. Zapatos Rojos è rivolto a tutte le donne che nel mondo hanno subito violenza, che sono state uccise o rapite e mai ritornate a casa. La passeggiata di scarpe rosse, senza le donne che le indossano, simboleggia il vuoto lasciato da quelle donne, tanto a livello sociale che personale, nei propri cari. Ed è al tempo stesso un cammino verso l’eliminazione di tale violenza. “Zapatos Rojos” è un progetto molto evocativo, che si basa sulla partecipazione reale delle persone. Senza le singole donazioni di scarpe, il progetto non esisterebbe. L’installazione delle scarpe nello spazio pubblico è dunque solo una delle fase del lavoro: parti fondamentali sono anche l’attivazione della rete di solidarietà tra donne, la fase di raccolta delle scarpe, quella di verniciatura.

Oltre alla stampa come è stato pubblicizzando l’evento?

Non abbiamo pagato inserzioni. La pubblicità arriva grazie a giornaliste e giornalisti che decidono di comunicare al pubblico il progetto attraverso articoli. Un mese fa ho inviato un messaggio privato via facebook a una ventina di amiche, descrivendo loro il progetto d’arte pubblica “Zapatos Rojos” e chiedendo se interessasse partecipare donando un proprio paio di scarpe, possibilmente rosse. C’è stato da subito un forte riscontro, la partecipazione è andata ben oltre le mie aspettative. Diverse tra le venti amiche hanno a loro volta scritto privatamente o telefonato alle amiche, dunque ho ricevuto contatti da donne che non conoscevo, che manifestavano la propria voglia di partecipare entrando, così, a far parte della rete di solidarietà attivata da “Zapatos Rojos”. La pubblicazione del progetto su facebook – attraverso la creazione del cosiddetto Evento e della Pagina – è avvenuta molto dopo, un paio di giorni fa, e anche qui abbiamo adesioni ogni giorno e parole di sostegno e di entusiasmo. Elina, l’artista, è felicissima della rete che si è creata qui in Italia, e spera, cito le sue parole, “che il nostro entusiasmo contagi altri paesi in Europa”. Elina ha attivato una pagina facebook per donare le scarpe. “Zapatos Rojos” verrà realizzato la prossima settimana anche nella città di Trelew Chubut, in Argentina, e all’Instituto de Investigaciones Sociales, Universidad Autónoma de Baja California, Mexicali, B.C. Mexico. E ci sarà anche una seconda tappa italiana.

Ed ora care lettrici milanesi aprite le vostre scarpiere, afferrate il vostro paio di scarpe rosse e se non avete uno, prendetene uno a caso, verniciatelo di rosso e tenetevi pronte a partecipare, il prossimo 18 novembre 2012, a questo coinvolgente progetto d’arte pubblica. Il progetto pubblico “Con i tuoi occhi”, di cui “Zapatos Rojos fa parte – apre una serie di iniziative del Comune di Milano. Clicca su qui per saperne di più.

Doralda Petrillo

 

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Doralda Petrillo

Salve, sono Doralda Petrillo, aspirante pubblicista, laureata in Farmacia e Master in Scienze Cosmetiche. Con questo spazio spero di poter condividere con voi la mia passione e le mie competenze per cosmetici e profumi. Il mio motto? Ognuno di noi è unico, speciale, il segreto sta nel darsi valore.

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