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Non solo film

Gli anni più belli di Muccino: recensione e trama del film. Qui il podcast.

E’ il tempo l’asse portante de Gli anni più belli, il nuovo e intenso film di Gabriele Muccino. Tempo che accomuna. Tempo che scorre portando dietro di sé antichi rancori e ferite. Tempo che sana e lenisce.

‘Gli anni più belli’, Muccino gioca a dadi con le vite dei personaggi…

Ne Gli anni più belli la macchina da presa di Muccino, indugiando sul mezzo busto di Giulio Ristuccia (Pierfrancesco Favino), ci porta nel 1982. I protagonisti sono un gruppo di adolescenti, in balia degli ormoni e della voglia di scoprire l’inconoscibile in una Roma già troppo lontana per noi altri.

In questo contesto il destino gioca a dadi con le vite dei personaggi, rendendoli fragili ed indifesi ma anche forti e coraggiosi nelle loro insicurezze. Ognuno infatti è l’uno e l’altro in questa danza degli opposti che è la Vita!

Gli anni più belli Muccino

L’adolescenza, l’amicizia… l’amore

Gli anni più belli sono quelli adolescenziali per Muccino che racconta anche la storia d’amore tra Paolo (Kim Rossi Stuart) e Gemma (Micaela Ramazzotti), nata proprio sui banchi di scuola.

Muccino ci dice, dunque, che l’estate più bella, per i suoi personaggi, non è quella dei tredici anni, come ne Il tempo delle mele, bensì dei sedici, quando Paolo e Giulio trascorrono una vacanza «incredibile» a casa di Riccardo (Claudio Santamaria), tra piccionaie e pranzi all’aperto.

Il regista de L’ultimo bacio racconta, quindi, non solo l’amore ma anche l’amicizia in un Paese scosso da eventi traumatici, così come vengono scosse le esistenze di questi ragazzi.

Eppure, purtroppo, anche gli anni più belli passano mentre alcuni personaggi cambiano pelle e si adeguano ai tempi. Il mutamento, tuttavia, è solo di facciata perché in profondità ognuno rimane fedele a quell’immagine antica che custodisce gelosamente nel cuore.

Emozioni senza tempo…

Gabriele Muccino gira, insomma, un piccolo gioiello, molto distante da La ricerca della felicità, da Sette anime, da Quello che so sull’amore e da Padri e figlie. Qui c’è l’Italia con i suoi pregi e i suoi difetti. Qui ci sono le piccole storie che s’intrecciano con la Grande Storia, plasmando i protagonisti e regalando emozioni senza tempo.

Ne Gli anni più belli il regista fa leva anche sul senso di nostalgia, che ci accomuna più o meno tutti, e sul desiderio, fin troppo umano e del tutto primordiale, di trovare il vero amore.  Ne sa qualcosa Gemma, vittima del destino! E ne sa qualcosa Giulio, insegnante idealista che con pazienza aspetta di diventare docente di ruolo mentre accudisce la madre anziana.

In questo film torna, inoltre, il tema della paternità con Riccardo, padre precario a cui viene tolto il figlio Arturo, e con Giulio che ama la sua Sveva a dismisura. E tornano anche i temi del divorzio e dell’ascesa professionale, per la quale, a volte, si è costretti a fare compromessi.

Tutto questo mentre Roma fa da sfondo e diventa la cartolina ideale di vite che scorrono troppo in fretta tra amori e dissapori, come aveva già saputo fare con sapienza ne L’ultima ruota del carro Sandro Veronesi.

Gli anni più belli Muccino

Ne Gli anni più belli Muccino omaggia il grande Cinema Italiano

Ne Gli anni più belli di Muccino c’è l’essenza del grande Cinema italiano. C’è Ettore Scola con C’eravamo tanto amati. E c’è Federico Fellini, con Mastroianni e La dolce vita. Ma c’è anche un pizzico di Vittorio De Sica. Rende, dunque, omaggio all’Italia Muccino, senza imitare chi lo ha preceduto.

Un cast di grandi attori…

Un plauso al regista e a tutto il cast, anche ai giovani attori (Francesco Centorame, Andrea Pittorino, Matteo De Buono e Alma Noce) che hanno interpretato i protagonisti da adolescenti. E complimenti ad Emma Marrone per il ruolo di Anna, la moglie di Riccardo. (Marica Movie and Books)

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Mi occupo di critica cinematografica, libri ed emancipazione femminile. Ho una laurea in Lettere (vecchio ordinamento), conseguita con il massimo dei voti nei tempi, e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline (ho diretto anche un magazine locale per due anni circa), curo dal 2008 www.culturaeculture.it, da me fondato. In culturaeculture.it dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per il mio lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità in tutte le sue sfaccettature. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione e formazione. Amo studiare e formarmi. Ah! Dimenticavo! Ho scritto un romanzo quando avevo sedici anni che ho pubblicato nel 2010.

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