Omeopatia: che cos’è? Solo Placebo? Tutte le informazioni
30 maggio 2017
Maria Ianniciello (1230 articles)
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Omeopatia: che cos’è? Solo Placebo? Tutte le informazioni

Omeopatia, premessa – L’essenziale è invisibile agli occhi. Ci sono cose che la mente umana purtroppo non può cogliere perché i nostri sensi, come affermava Arthur Schopenhauer, sono limitati e di conseguenza anche la nostra esperienza. Per comprendere l’essenza stessa della Vita bisognerebbe prima di tutto abbattere qualsiasi forma di pregiudizio per andare oltre quel velo di Maya che ci impedisce di sentire e vedere veramente.

Il luogo comune lo supero facendo mio il concetto socratico «so di nulla sapere» ma non riesco ancora ad oltrepassare tutto ciò che la mia ragione percepisce come vero. Non so come si fa. Mi affido ai sensi (la vista in primis e poi l’udito) per tutto! Se essi ci sono, hanno un loro specifico valore, perché ci permettono di continuare a esistere come specie; forse è questa la nostra funzione dopotutto: far parte del grande mistero che è la Vita e, quando ci si avvicina all’ignoto, bisogna farlo sempre portando rispetto con la consapevolezza che niente è certo se non la nostra morte (in basso il video con l’intervento di Emilio Del Giudice sulla memoria dell’acqua).

Altro non c’è da sapere, allora. Oppure no? Da millenni l’uomo si pone degli interrogativi sulla propria esistenza. Ha risposto a questa domanda di sapere in vari modi. Prima l’ha fatto mediante rituali magici e superstizioni, che oggi ancora sono praticati dalle religioni tribali, poi usando sempre più la Logica. La Medicina occidentale è nata da uno scontro tra due correnti di pensiero, quella di Ippocrate e quella di Empedocle. Ha predominato la prima sulla seconda e da allora ogni forma di riflessione alternativa, non sottoposta al vaglio attento del raziocinio e non confermato da quest’ultimo, è stata estromessa dal sapere scientifico, compresa la Filosofia e tutte le altre discipline umanistiche, che sono a misura d’Uomo.

Omeopatia

Ippocrate

Molte di queste hanno dato tanto all’umanità. Pensate alla musica, all’arte e a tutte quelle forme di espressione che hanno arricchito il nostro spirito e in alcuni casi allietato il corpo favorendo il processo di guarigione. Tutte le tecniche (o quasi) che usano il sapere umanistico – oggi relegato ai margini della società, con grosse ripercussioni sulla nostra qualità di vita, perché la troppa Logica fa ammalare la mente – sono relegate nell’ambito delle Pseudoscienze. E va anche bene, per carità!

Eppure ci sono cose che funziono a prescindere e che non possiamo dimostrare tramite le nostre categorie mentali. Almeno per il momento! Il nostro pianeta è sospeso nel vuoto in un Universo quasi del tutto sconosciuto. Del cervello sappiamo ben poco e per attutire le forme d’ansia e gli stati depressivi si usano psicofarmaci che incidono fortemente sulla qualità della Vita di chi ne soffre. La Medicina ufficiale ha dei limiti e per tante, fin troppe patologie, non ci sono cure.

Pensate alla Meditazione. Per anni la Scienza l’ha definita “roba da santoni” e oggi alcuni studi ne dimostrano l’efficacia. Per esempio “uno studio che ha confrontato un gruppo di meditatori esperti misurando l’espressione genetica dopo otto ore di meditazione con un gruppo di controllo reduce da otto ore di rilassamento ha riscontrato differenze importanti nella regolazione del Genoma. Alcuni geni dell’infiammazione, gli stessi su cui si agisce con farmaci antinfiammatori erano per esempio disattivati nei globuli bianchi dei meditatori”. Per lo Yoga, l’esperimento è stato fatto su donne operate di cancro mammario e anche in questo caso si è riscontrato un aumento dell’attività del recettore dei glucocorticoidi, ormoni antinfiammatori. (* dal libro La Grande Via, Franco Berrino e Luigi Fontana, Mondadori).

Omeopatia

La stessa Medicina Cinese, che ha una visione cosmica del corpo (il microcosmo è specchio e riflesso del macrocosmo) è sminuita da una parte della Scienza, quando invece si potrebbe avviare una collaborazione per creare fattivamente una sorta di Medicina Integrata che guardi l’individuo nella sua totalità e non in modo spezzettato. La Medicina Ufficiale si approccia al malato in due modi: la diagnosi e la terapia. Lo fa attraverso una serie di strumenti per cercare di individuare l’organo malato.

Poi il paziente è curato da uno specialista competente senza valutare le condizioni complessive (soma e psiche), che hanno favorito la malattia, e senza prendere più in considerazione il terreno di base. Del resto lo stesso Pasteur, dopo aver scoperto l’esistenza dei microrganismi, affermò il ruolo dominante del terreno nello sviluppo delle malattie. Ciascuno è diverso e unico. Pensare di approcciarsi a ogni persona nello stesso modo, con cure omologate, è una follia.

Fatta questa doverosa premessa mi preme adesso aprire il dibattito sull’Omeopatia guardandolo da una prospettiva diversa. Cercheremo di capire con estrema umiltà che cos’è l’Omeopatia, quando è nata, come si è sviluppata nei secoli e in cosa si differenzia dalla Medicina Istituzionalizzata. Non è un processo all’Omeopatia. Sarebbe ingiusto, presuntuoso e soprattutto controproducente. Andrebbe fortemente in contrasto con la visione di Cultura & Culture che prima di tutto è umanistica.

Ci approcciamo alle varie discipline, compresa la Medicina, in modo non unilaterale uscendo dalle trappole della mente e cercando di comprendere ciò che non conosciamo senza giudizi e pregiudizi. Chi scrive crede nei Medici che si prendono cura dei loro pazienti anche tramite l’osservazione e che somministrano un antibiotico se ce n’è bisogno veramente! Crede nella Medina Integrata che tiene conto della Persona nella sua totalità, un soggetto non fatto solo di molecole e meccanismi chimici ma di cuore, anima, essenza di Vita. E mi dispiace se la Scienza non riesca a dimostrare che Noi siamo molto di più di semplici impulsi elettrici.

La Vita è un Mistero, è un bene prezioso e quanti si sono curati con l’Omeopatia non possono essere attaccati e derisi solo perché questo mistero non può essere colto tramite la nostra Mente che continua ad essere limitata. Ci sono cose che non possono essere viste tramite un microscopio ma solo cambiando approccio e mediante l’osservazione. Non so se l’Omeopatia è una di queste, non posso dirlo, non sono nelle condizioni. Ciò che passo fare è andare indietro nel tempo…

Omeopatia: come nasce

Innanzitutto l’Omeopata deve essere, per Legge, in Italia un Medico (quindi una persona Laureata in Chirurgia e Medicina) e abilitata ad esercitare la professione. Il fondatore dell’Omeopatia fu Samuel Christian Friedrich Hahnemann. Costui era un medico nato a Meissen nel 1755 e deceduto a Parigi nel 1843. Dieci anni dopo la Laurea decise di sospendere la sua attività, proprio perché riteneva che con i metodi usati all’epoca non riuscivano a guarire i malati nel vero senso della parola. “Scopo principale e unico del medico è di rendere sani i malati, ossia di guarirli”, disse. Conosceva sei lingue e si guadagnò da vivere facendo delle traduzioni.

Nel 1790, mentre traduceva un trattato di farmacologia inglese, lesse che i lavoratori della Chinchona venivano colpiti da febbri che avevano l’andamento simile della Malaria. Pensò allora che, quando si somministra a un malato una sostanza simile alla sua malattia, si stimola il processo di guarigione. E allora cominciò a fare tutta una serie di esperimenti su soggetti sani basati sull’osservazione somministrando sostanze naturali ma in dosi infinitesimali. E, quando capì quali erano gli effetti su una persona sana, cominciò ad eseguire la sperimentazioni su individui malati. Nel 1796 Hahnemann pubblicò il suo primo trattato ufficializzando la nascita dell’Omeopatia.

Nel mondo orientale si sostiene che in ogni cosa c’è una doppia natura, perché esiste una sorta di equilibrio negli opposti. Basti pensare al simbolo del Tao. Anche Ippocrate tracciò una sorta di parallelismo d’azione tra il potere tossicologico di una sostanza e il suo potere terapeutico. Difatti, proprio Ippocrate fondò tutta la sua medicina su due pilastri essenziali: la terapia del simile, che doveva essere applicata per tutte le patologie di cui non si conosce l’agente patogeno, e la terapia dei contrari che doveva essere applicata in tutte le malattie di cui si conosce la causa. Sarà Galeno ad accantonare la terapia dei simili e il principio di analogia nella Medicina, ripreso poi da Paracelso che pose le basi dell’Alchimia e della Chimica moderna.

Omeopatia

Omeopatia: i principi

Gli omeopati oggi seguono il Repertorio della Materia Medica scritto da James Tyler Kent. C’è tutto un concetto dietro la moderna Omeopatia che si basa sulla forza terapeutica della Natura teorizzata da Ippocrate. Esiste un principio vitale, che ci dà la forza di affrontare e sconfiggere le malattie. L’omeopata cura il simile con il simile e deve essere capace di osservare il paziente per capire cosa può somministrare in quella determinata persona, cogliendone anche gli aspetti psichici e costituzionali. L’omeopata nello specifico deve trovare dei punti in comune tra il paziente e il rimedio (non farmaco).

Il rimedio viene preparato in due modi. Tramite la diluizione e la dinamizzazione. Le materie prime da cui vengono ottenuti i rimedi omeopatici sono diverse e arrivano dal regno minerale, vegetale e animale: petrolio, carbone, argento, ferro, zolfo, Calendula, oleandro, noce vomica, ormoni, estratti d’organo e tante altre. Le sostanze vengono molto diluite, perché in Omeopatia più è diluita una sostanza maggiori e duraturi saranno i suoi effetti. Questi preparati si trovano in dose unica, sotto forma di granuli, di gocce, di capsule, di supposte, di fiale iniettabili e bevibili, di polveri.

Un bravo omeopata fa un vero e proprio interrogatorio al paziente, prestando particolare attenzione al sintomo (perché in questo c’è la chiave della cura), tenendo conto della reattività individuale, della costituzione del soggetto e soprattutto somministrando farmaci nel momento del bisogno.   In quest’ultimo caso in genere si continua a far assumere il rimedio omeopatico proprio per azzerare il rischio di malattie iatrogene, cioè quei sintomi causati dalla tossicità del farmaco. Questa è l’essenza della Medicina integrata.

Omeopatia

Omeopatia: solo effetto placebo?

Dopo il caso del bambino di Ancora, il dibattito è sempre più accesso e in molti ritengono che le medicine omeopatiche funzionano proprio a causa dell’effetto placebo. Ma che cos’è? Di cosa si tratta? Quanto conosciamo sul Placebo? Un Placebo è un trattamento medico privo di azione specifica sul corpo che viene somministrato per aiutare un paziente a superare tutta una serie di sintomi immaginari o come controllo in un esperimento a doppio cieco per testare la validità di un farmaco per esempio.

Purtroppo si sa poco del Placebo e, quindi, come si attiva, che cosa accade nel nostro cervello e perché accade ci è quasi ignoto. Non è nostra intenzione fare l’avvocato del Diavolo, ciò che ci preme fare è darvi le informazioni tenendo conto di tutte le posizioni.

Omeopatia e Memoria dell’acqua

In ambito omeopatico si parla di memoria dell’acqua affermando che il principio della sostanza naturale di partenza è mantenuto attivo dall’acqua che avrebbe una propria memoria. Non sappiamo se sia vero, ci sono diversi studi che confermano questa teoria ma che non sono stati approvati dalla Scienza ufficiale. La posizione della scienza ci è nota ed è stata divulgata da quasi tutte le Testate: «L’Omeopatia non funziona e se funziona è per l’effetto placebo». Noi, per correttezza, vi alleghiamo un video di una conferenza tenuta da Emilio del Giudice già ricercatore INFN di Milano, che parla proprio della Memoria dell’acqua.

 

Maria Ianniciello

Maria Ianniciello

Direttore responsabile e coeditrice di Cultura & Culture. Giornalista, iscritta all'Ordine dei giornalisti della Campania. Naturopata in formazione presso l'Istituto Riza. Laureata in lettere con il massimo dei voti (vecchio ordinamento) presso la Seconda Università di Roma, lavora a tempo pieno da diversi anni nel giornalismo. Ha lavorato con quotidiani e televisioni dell'Irpinia e del Sannio: Valtelesinanews, Buongiorno Irpinia, Telenostra e Ottopagine. Ha collaborato con Paolo Filippi per il programma "Cordialmente" e con Radio Sì di Bruxelles. Dal dicembre 2010 al dicembre 2011 ha diretto la rivista a vocazione territoriale XD Magazine, che esce nelle province di Avellino e Benevento. A dicembre 2010 è uscito il suo primo romanzo "Conflitti" Tra il 2012 e il 2013 escono i primi due quaderni della serie: Le interviste di Maria Ianniciello. Il direttore di Cultura & Culture intervista Aldo Masullo e il fratello di Salvo D'Acquisto, Alessandro. Da gennaio 2016 è naturopata in formazione presso l'Istituto Riza. Presenta spettacoli vari (sfilate e concerti) e modera convegni. Su Cultura & Culture, oltre a occuparsi di libri, attualità e arte, è responsabile della sezione Cinema.

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