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Mondiali Brasile 2014, un’Italia da Inno

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Germania 2006
Germania 2006

Ci siamo. Ormai mancano pochissime settimane al fischio d’inizio.

Il tricolore sta per essere esposto sui balconi e sulle finestre delle case degli italiani che vivono i Mondiali di Calcio come un rito, una sorta di ricorrenza, un momento da vivere con amici e parenti che come noi sognano l’impossibile. Poi, c’è qualcuno che per scaramanzia preferisce tenere la bandiera lì, in un angolo, nascosta. Perché non si sa mai, meglio non illudersi. Abbiamo rispettato tutti i rituali nel 2006, quando Fabio Cannavaro alzò la coppa al cielo, poi nel 2010, l’anno dell’amara delusione, e adesso lo rifaremo, consci che per provare quelle forti emozioni – le quali riescono a far sentire unito un popolo, anche se per sole poche settimane – dobbiamo aspettare altri quattro anni. Non solo i riti, ma anche gli inni della nazionale sono quasi una tradizione. Perché, si sa, alla musica si associano emozioni belle e brutte. Ero infatti una dodicenne, con la passione sfrenata per il “divin codino” Roberto Baggio, quando nel 1994 sentii il mio primo inno della Nazionale di calcio che si apprestava a partire speranzosa per gli Stati Uniti. La canzone s’intitolava “Italia Ancora”.

Quell’anno sognavamo di conquistare l’America e ci arrivammo vicini, a un passo dalla vittoria se non fosse stato per quei rigori, che proprio come quattro anni prima contro l’Argentina di Diego Armando Maradona ci avevano impedito di sperare ancora. Una maledizione, pensammo. Tanto che la chiamammo “la maledizione dei rigori”, interrotta dieci anni dopo, agli Europei contro l’Olanda.

Usa ''94
Usa ”94

“Italia Ancora” faceva più o meno così: “Italia Ancora. Con il sorriso o con il pianto. (…) Con la forza e con il canto. Questo è il Paese del Sole (…) Si risveglia la mattina, hai l’America vicina”. Volevamo rivivere le sensazioni di quelle “Notti Magiche” di Italia 90, quando la coppa arrivò sul nostro territorio nazionale, sotto il cielo di un’estate italiana, per vincere come nel 1982, perché noi – cantavano i Pooh – abbiamo un “Cuore azzurro”. “Abbiamo fiato, fantasia per un’emozione che non va più via; ali grandi per volare e il coraggio di volere per non crederci mai a metà… (…) Mille voci e un solo cuore (…) Noi con voi, voi con noi ancora più che mai (…)”.

E in Brasile quest’estate ci accompagneranno i Negramaro con “Un amore così grande”. Un testo che ben si adatta ai Mondiali e alla spedizione azzurra. Si tratta di un brano storico che fu scritto nel 1975 da Guido Maria Ferilli e interpretato da Claudio Villa. “(…) Per quello che mi dai io ti ringrazierei (…)”, cantano oggi per gli Azzurri i Negramaro: “(…) In fondo agli occhi tuoi bruciano i miei (…) Un amore così grande, un amore così (…)”, mentre nel video ufficiale scorrono le immagini di Prandelli esultante e dei tifosi che urlano: «Goal, goal…».

E speriamo che ancora una volta si compia la magia. E speriamo che ancora una volta negli occhi e nel cuore l’Italia si accende

Maria Ianniciello

L’inno dell’Italia ai Mondiali in Brasile: http://youtu.be/71IGqqIDRAU

 

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Maria Ianniciello

Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo culturale intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione.

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