8 febbraio 2013
Ada Faretra (12 articles)
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GLI SPAZI DELL’ARCHITETTURA, TRA LUCE E COLORE

“Fare, costruire è la più antica scommessa dell’uomo, insieme allo scoprire, navigare, coltivare i campi, è un nobile mestiere quello dell’architetto se è fatto bene.

Fare Bene. Per fare bene bisogna capire e ascoltare, è un’arte complessa quella dell’ascolto è difficile perché spesso le voci di quelli che hanno più cose da dire sono discrete e sottili. Ascoltare non è obbedire. Ascoltare non è trovare i compromessi.Ascoltare è cercare di capire e quindi fare i progetti migliori.”

(Renzo Piano)

“Fare Bellezza la bellezza è imprendibile, se allunghi la mano ti scappa, ma se la definisci come facevano i greci, il bello e il buono che stanno insieme allora tutto diventa possibile. La bellezza e l’utilità messe assieme vincono il formalismo, vincono l’accademia.

Fare Silenzio – Costruire emozioni, talvolta l’architettura cerca il silenzio e il vuoto in cui la nostra coscienza si possa ritrovare. Il silenzio è un po’ come il buio, bisogna avere il coraggio di guardarlo e poi pian piano si comincia a vedere il profilo delle cose, l’architettura è anche l’arte per creare per il silenzio, per la meditazione”.

(Renzo Piano)

 

Costruire o abitare la propria casa, significa creare un luogo di pace, calma, sicurezza e serenità. La casa rappresenta infatti l’immagine di sé, la propria necessità di espressione, l’atmosfera e l’essenza dell’abitare.

Conoscere la storia di un immobile intesa come analisi dello spazio architettonico e del vissuto di chi l’ha già abitata, può essere un’informazione utile per chi andrà ad utilizzare o a riprogettare quello spazio. La casa, rappresenta un po’ la nostra anima e, come tale, l’arrediamo e la viviamo in base al nostro gusto personale. Alcuni studiosi parlano di dinamismo energetico, di Feng Shui, di ambiente terapeutico e quant’altro. Saper giocare sui contrasti, su variazioni di toni e sfumature di tinteggiatura, sulla diversa tipologia di arredo ed altro ancora, permette di ricavare effetti sorprendenti che sembrano impossibili finché non si vedano realizzati In tal senso particolare attenzione viene fatta, allo studio del colore e al suo effetto nell’ambito dell’architettura di interni. L’uso differenziato del colore sia nelle pareti, nell’arredo, può creare sorprendenti effetti ottici capaci di riproporzionare gli spazi dal punto di vista visivo. Giocare sui contrasti o su altre varie opportunità sia nei dipinti che nella tipologia degli arredi, potrà offrire effetti sorprendenti al momento della loro realizzazione. Nella conformazione degli spazi, si dovrà tener conto di un altro aspetto utile alla loro valorizzazione è quello dell’illuminazione (naturale o artificiale), che condiziona disposizione e la tipologia delle stanze. La qualità della luce determina infatti la qualità della vita domestica: lampade e lampadari vanno selezionati considerando l’ìntensità della luce capaci di emanare, il colore nonché i punti strategici in cui andranno montati. In questo modo la casa potrà essere vissuta in modo più funzionale conferendo anche un impatto estetico importante. L’illuminazione, infatti, oltre a servire per dare luce agli ambienti, rappresenta una componente fondamentale d’arredo su cui giocare nelle scelte per personalizzare gli spazi secondo i gusti personali. Di seguito vi presento alcune lampade firmate Kundalini che creano suggestioni diverse in base alla loro forma e allo spazio in cui sono state collocate.

 

“CLOVER”

Una lampada-scultura leggera come un fiore.

©Kundalini - Clover

©Kundalini – Clover

Una lampada-scultura di estrema leggerezza visiva. Progetto di Brodie Neill PER KUNDALINI. Una sorta di ultracontemporaneo e onirico mobile. Clover. Lampada a sospensione disegnata da Brodie Neill. Una figura pensata per diffondere in modo suggestivo la luce. Di ispirazione floreale, richiama le forme organiche di un trifoglio. La sorgente luminosa, nascosta nell’incontro dei tre petali, riflette la luce sulle superfici interne in un gioco di continui riflessi e rimandi. Linee e superfici fluide si muovono, si dispiegano, si incontrano. Creano una seducente struttura tridimensionale, avvolgente e aperta.

 

“EVITA”

Progetto di Aquili Alberg

 

©Kundalini - Evita Floor

©Kundalini – Evita Floor

©Kundalini - Evita Wall

©Kundalini – Evita Wall

 

Come in un lavoro sartoriale, il metallo avvolge il corpo luminoso di Evita in un vestito cucito da un gesto unico e continuo, in una rotazione elicoidale di 90 gradi. Caratterizzata da un segno grafico forte e da un’immagine pulita e raffinata che si imprime facilmente nella memoria, si evolve nello spazio calibrando linee curve e superfici, leggerezza e dinamismo. Dalla linea sottile, Evita veste la luce con la sua evanescenza fisica, delicata eleganza e rigore stilistico. Il suo nome evoca la grazia e la forza di figure femminili di grande respiro come Evita Peron, la cui figura ha commosso la fantasia di tutto il mondo, ispirando scrittori, musicisti e registi.

Analogamente, l’immagine femminile di delicata eleganza del corpo luminoso stimola l’immaginazione aprendosi a molteplici interpretazioni evocative. Risultato di una nuova qualità poetica e dinamica che restituisce al prodotto versatilità, originalità e complessità geometrica, grazie alla sua torsione diffonde la luce a seconda di come viene orientata sempre in sintonia con qualunque ambiente, generando atmosfere sempre diverse all’interno di ogni spazio.

“FRAME”

Progetto di Benjamin Hubert

©Kundalini - Frame

©Kundalini – Frame

 

Un taccuino visivo affollato di segni, spunti, suggestioni. Una vecchia TV. Il riquadro dei cellulari in mille varianti. Una semplicissima foto in cornice. Dal lavoro di osservazione del reale di Benjamin Hubert e dal suo sguardo laterale, un’intuizione. “Frame”. Luce in cornice. Una applique architetturale di estrema linearità, che unisce con grande immediatezza funzionalità ed efficacia espressiva. Il corpo lampada in alluminio pressofuso è una cornice che racchiude e al tempo stesso diffonde la luce disposta al suo interno. “Frame”. Funzione + emozione, in perfetta sintonia con la filosofia della luce Kundalini.

Ada Faretra 

Ada Faretra

Ada Faretra

Si laurea in Architettura a Firenze nel 2004 discutendo una tesi in restauro architettonico dal titolo “PALAZZO PITTI A FIRENZE. IL CORTILE GRANDE ANALISI E CONSERVAZIONE”. Dal 2004 al 2009, in collaborazione con la SBAA di Firenze e con la Meridiana Restauri, riceve l’incarico di monitorare i lavori di restauro sulle facciate della chiesa di Santa Croce e di Palazzo Pitti a Firenze. Nel 2009, per conto dell’opera del Duomo di Firenze esegue il rilievo della porta della Mandorla sulla facciata laterale di Santa Maria del Fiore. Partecipa al progetto MAP con la catalogazione dei beni artistici degli Uffizi di Firenze al fine di redigere un database per gli interventi di emergenza dei VV FF. Dal 2006 al 2010 è stata Presidente di categoria del settore Arredo della Confartigianato di Firenze e membro delle giunte “Giovani Imprenditori” e “Senior” della stessa associazione. Attualmente risiede e lavora ad Ariano Irpino svolgendo la libera professione nel campo della progettazione architettonica e di interni.

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