Sanremo 2017: Diletta Leotta, Maria De Filippi e la (bella) canzone della Mannoia

Lo ammetto. Ho seguito poco la prima puntata di Sanremo 2017 ma, nonostante tutto, mi sono fatta un’idea perché ho ascoltato questa mattina tutte le canzoni in gara e seguito la conferenza stampa. Parto subito con le polemiche sull’abito di Diletta Leotta (in verità ero sintonizzata su Rai Uno proprio nel momento in cui andava in onda il suo intervento). La giornalista di Sky Sport è estremamente bella e forse, proprio per questo, è oggetto di critiche. L’invidia, si sa, è una delle emozioni che l’essere umano gestisce e lascia fluire con estrema difficoltà in una società buonista e melliflua, che inneggia all’emancipazione senza coglierne il vero significato. La Leotta può permettersi di indossare qualsiasi tipo di vestito e, per tutto lo squallore proposto dalla Televisione generalista, mi sembra assurdo che ci si accanisca tanto contro questa donna; devo però dire che questi fatti non mi sconvolgono. Mi stupiscono invece gli attacchi degli uomini che dovrebbero al contrario solo apprezzare le grazie di Diletta Leotta. Bullismo adolescenziale? Non proprio! Faccio questa riflessione perché ho letto tanti commenti negativi e molto volgari, tutti al maschile, pubblicati sulla pagina Facebook della giornalista.

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L’Italia è un Paese ancora maschilista e conservatore, dove si giustifica l’ingiustificabile applicando due pesi e due misure. Un Paese bigotto che per esempio inneggia alla parità dei diritti degli omosessuali (giustamente, per carità, lo sottolineo per evitare fraintendimenti), ma poi si scandalizza quando si tratta di gambe e seni che s’intravedono appena. Beh, siamo la nazione delle mille contraddizioni e dei tanti pregiudizi. La nostra società, che si definisce moderna, in realtà sta facendo un passo indietro, pure per colpa dei social che hanno dato la parola agli imbecilli come sosteneva Umberto Eco. Sanremo 2017, però, è specchio e contraddizione dell’Italia, costituita anche da personalità che si contraddistinguono per il garbo, l’educazione e la discrezione. Maria De Filippi è una di queste. La sua conduzione mi piace particolarmente.

Maria è una donna intelligente e molto capace che sta portando la propria impronta personale sul palco dell’Ariston, come ha risposto lei stessa in conferenza stampa questa mattina a chi le diceva di aver trasferito il suo stile a Sanremo. La De Filippi non ha una maschera sul volto e lo sta dimostrando. Per quanto riguarda le canzoni, ho molto apprezzato il pezzo di Fiorella Mannoia, “Che sia benedetta”, un inno meraviglioso. “Ho sbagliato tante volte nella vita, chissà quante volte sbaglierò, in questa piccola parentesi infinita quante volte ho chiesto scusa, quante, (…) questo tempo non è sabbia ma è la vita (…) che sia benedetta, per quanto assurda e complessa la vita è perfetta, per quanto sembri incoerenti e testardi se cadi è perfetta, e siamo noi a dover imparare a tenercela stretta (…)”. Cosa dire? E` sublime! Intenso e coinvolgente mi è sembrato inoltre il brano di Albano, che parla di un amore fatto “Di rose e di spine”; in molti ci hanno visto l’ennesima dedica all’ex moglie, Romina. Per me è invece un omaggio all’esistenza e in modo particolare alla figlia scomparsa. Un amore universale, dunque, fatto di momenti belli ma anche d’istanti negativi, in cui prevale lo sconforto e che poi si rivela in tutta la sua bellezza. Sanremo, dunque, non è Sanremo senza la Musica e qualche polemica di troppo!

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