QUEL SEI CONCESSO A TUTTI

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Teoria o pratica? Questo è l’eterno dilemma che affligge l’Italia, dove a meno di un mese dalle Elezioni Politiche la tematica del lavoro viene del tutto ignorata. Il mondo del lavoro è una giungla, in cui titolari e dipendenti si fanno le scarpe a vicenda, anziché credere in un progetto comune. Pregiudizi? Populismo? Può darsi. La mia tesi però può essere avallata da alcuni episodi. Il primo si è verificato qualche anno fa in un Bar. Ero seduta a un tavolino, quando le mie orecchie hanno ascoltato ciò che non avrei mai voluto udire: poco lontano un insegnante, con i capelli brizzolati, affermava con soddisfazione: «Quest’anno, come anche lo scorso anno, ho dato il 6 a tutti i miei alunni, perché ogni ragazzo deve avere le stesse opportunità».

Caso isolato? Non credo. Sta di fatto che quelle affermazioni non mi hanno lasciato del tutto indifferente, anche se al momento non ci ho prestato la dovuta attenzione. Quindi, ho continuato a bere il mio cappuccino. Ho riflettuto su quelle parole qualche anno più tardi quando, intervistando un’imprenditrice irpina, ho visto le cose da una prospettiva diversa e più chiara. La titolare di una nota azienda avellinese si lamentava della scarsa qualità del lavoro di alcuni giovani operai che, pur avendo frequentato gli Istituti Tecnici, erano del tutto impreparati. Ho visto in lei tanto rammarico e delusione, gli stessi sentimenti che ho provato io da direttrice mettendo alla prova alcuni giovani con l’ambizione del giornalismo. Oltre all’imperativo del tutto e subito, manca nel loro vocabolario le parole merito, eccellenza, gruppo, dinamicità, impegno e costanza che sono state subordinate dal concetto da cui è nato quel sei concesso a tutti!

La causa va dunque ricercata nel sistema scolastico, dove non sempre i meritevoli vengono premiati in maniera adeguata e dove l’incompetenza si spaccia per democrazia; tutti devono avere le stesse opportunità! Un concetto giusto, a patto che però non degeneri in una forma di assistenzialismo che in Italia, soprattutto a Sud, come un cancro, sta facendo spegnere anche le speranze di quei pochi talenti rimasti…

Maria Ianniciello

 

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Mi chiamo Maria Ianniciello (o meglio Maria Carmela Ianniciello). Carmela spesso lo perdo per strada. Ho una laurea in Lettere e sono giornalista dal 2007 (sono iscritta nell'elenco dei pubblicisti). Dopo una lunga gavetta giornalistica in televisioni e giornali irpini sia online che affline, curo dal 2008 il portale www.culturaeculture.it, da me fondato. In Cultura & Culture dal 2012 al 2018 ho coordinato redattori da ogni angolo d'Italia e mi sono occupata di cinema, libri, lifesyle, attulità e benessere. E` stata una grande esprienza umana e professionale. Poi una piccola pausa e la ripresa delle pubblicazioni il 19 agosto 2019. A gennaio 2016 mi sono iscritta alla Scuola di Naturopatia dell'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica diplomandomi nel dicembre 2018. Da aprile a giugno ho frequentato il Master in Psicosomatica sempre presso l'Istituto Riza. Nel frattempo ho avuto un bambino di nome Emanuele. Sono sposata con Carmine e amo la mia famiglia per la quale farei follie. Come farei follie per questo lavoro (il giornalismo intendo) che adoro. La Scuola di Naturopatia mi ha permesso di ritrovare me stessa, i miei tempi, la mia vita. Mi ha fatto scoprire il dono della maternità e della femminilità. Oggi sono una persona più completa e più equilibrata. Ma sempre in costante evoluzione. Oggi mi dedico come giornalista ai libri e al cinema in Cultura & Culture e sul mio canale YouTube (Marica Movie and Books). Curo la rubrica Bimbi al cinema sul blog Ricomincio da quattro di Adriana Fusè.

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