Yves Saint Laurent, la recensione del film sullo stilista francese

Il 27 marzo prossimo uscirà nelle sale cinematografiche italiane “Yves Saint Laurent”, biopic sul celebre stilista francese rinnovatore della moda del XX secolo, scomparso nel 2008. Saint Laurent è stato un precursore, poiché per primo ha reso l’Alta Moda più accessibile applicando gli standard di qualità anche al prêt-à-porter, ma soprattutto è stata sua l’idea di trasferire alcuni capi prettamente maschili nelle linee femminili, come per esempio il tailleur pantalone, il blazer, il trench, lo smoking… La pellicola è firmata dall’attore franco-algerino Jalil Lespert, che giunge così alla sua quarta esperienza come regista. Lespert ha curato anche la sceneggiatura insieme a Jacques Fieschi, Jérémie Guez e Marie-Pierre Huster.

locandinaNella realizzazione del film è stato determinante il contributo di Pierre Bergé, il compagno di vita e di affari di Saint Laurent, che ha approvato il lungometraggio e ha inviato modelli originali per la ricostruzione della celeberrima collezione Opéra Ballets Russes del 1976. Oltre a raccontare la carriera di Saint Laurent – dalla direzione della maison Dior nel 1957, a soli 21 anni, alla creazione della Yves Saint Laurent Copany – il regista ha scelto di mettere in primo piano la storia d’amore tra Saint Laurent (Pierre Niney) e Bergé (Guillaume Gallienne), da lui definita «grande ed epica». Si è infatti trattato di un legame che è durato molti anni, nonostante la malattia psicologica dello stilista, la pressione esercitata dal lavoro e i tradimenti.

L’incontro tra i due, avvenuto durante la presentazione della prima collezione di Saint Laurent da direttore della maison Dior, è stato determinante per il successo del giovane Yves: dotato di estro e di una straordinaria creatività, probabilmente avrebbe goduto ugualmente di popolarità, ma senza l’instancabile appoggio di Bergé, sicuramente non avrebbe raggiunto la posizione e la fama di cui gode ancor oggi.

Bergé lo ha infatti sostenuto sin dall’inizio, amandolo senza riserve e diventando di fatto il suo manager. Ed è proprio a Bergé che il regista ha deciso di affidare il ruolo di narratore.

Niney e Gallienne, entrambi provenienti dalla Comédie-Française, sono riusciti a calarsi nei panni dei personaggi con una straordinaria brillantezza espressiva: Niney ha dato vita a un Saint Laurent timido, instabile, sregolato, ma anche geniale; Gallienne ci ha presentato un Bergé che sa essere un amante appassionato, affettuso, protettivo e possessivo, ma anche duro, all’occorrenza. Le performance dei due attori piacciono e convincono, perché, pur provenendo da una formazione accademica, gli interpreti sono stati in grado di immergersi nei personaggi con intelligenza e apertura mentale e a impadronirsi completamente del ruolo, portando sul grande schermo una storia d’amore tormentata e commovente allo stesso tempo.

Tra gli attori principali del cast troviamo anche tre donne: Charlotte Lebon (Victoire Doutreleau), Laura Smet (Loulou de la Falaise) e Marie de Villepin (Betty Catroux), che hanno ricoperto il ruolo delle muse di Yves Saint Laurent.

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A fare da cornice alla narrazione, una splendida scenografia: oltre all’utilizzo dei costumi originali, grazie al contributo della Fondazione Bergé, è stato possibile girare le riprese in alcuni dei luoghi in cui l’artista ha realmente vissuto e lavorato, come lo studio Majorelle in Marocco, con i suoi colori esotici, e l’Hotel Intercontinental (oggi Westin), dove venivano organizzate le sfilate.

Affascinante e molto pertinente la colonna sonora, scritta dal giovane jazzista francese Ibrahim Maalouf. La sua musica è risultata essere romantica, delicata e talvolta malinconica, capace di adeguarsi perfettamente allo svolgersi della narrazione.

Per Lespert non si è trattato della classica colonna sonora da film: a suo parere, infatti (per altro del tutto condivisibile), i brani scelti sembravano possedere una vera e propria anima e con essi, Maalouf ha dato forma alle emozioni. Nel lungometraggio sono inoltre presenti alcuni pezzi celebri riferiti agli anni in cui è ambientata la storia, come per esempio la nota aria “Ebben? ne andrò lontana” tratta dall’opera “La Wally” di Alfredo Catalani, cantata dalla divina Maria Callas, molto amata Saint Laurent.

Il regista, che reputa l’opera lirica in questione un «capolavoro di grande forza emotiva», ha scelto di utilizzare l’aria sul finale del film, per accompagnare la sfilata del 1976 in cui è stata presentata la celebre collezione del Russian Ballet. E il binomio “La Wally- Russian Ballet” ha funzionato, soprattutto al termine della pellicola: l’impressione è che Lespert abbia voluto concludere con un climax volto a enfatizzare e consacrare il genio immortale di Saint Laurent.

Trailer: http://youtu.be/B4rbKq7yEv4

Chiara Bernasconi

 

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Autore dell'articolo: Chiara Bernasconi

Chiara Bernasconi
Giornalista pubblicista. Dopo la laurea triennale in scienze dei beni culturali conseguita presso l’Università degli studi di Milano, si specializza in musicologia e beni musicali nel medesimo ateneo con il massimo dei voti e la lode. Cantante e pianista, affianca alla professione giornalistica quella di insegnante di musica. Le altre sue passioni sono il cinema, il teatro, l’arte e la lettura. Collabora con diverse testate online che si occupano di cultura, tecnologie e fumetti.

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