TRIESTE NEXT, INNOVARE NEL FOOD SI PUÒ

© Giuseppe Parzani – Fotolia.com

Innovare nel settore del food è una cosa possibile. Anzi, necessaria per riuscire a competere in un settore maturo come l’agroalimentare caratterizzato ancora da molti paradossi, ma che pone ancora l’Italia tra le eccellenze mondiali. L’industria alimentare italiana è la seconda industria manifatturiera del nostro paese, con un peso sul Pil di circa l’8 per cento. È la prima filiera italiana ed acquista e trasforma tre quarti circa delle materie prime nazionali. Ma le aziende scontano il fattore dimensionale. È quanto emerso ieri, 29 settemnre 2012, nel corso nell’incontro Innovare nel food, nell’ambito della prima edizione di Trieste Next, Salone dell’Innovazione e della Ricerca Scientifica, con un focus centrale dedicato proprio a Save The Food, in programma ancora domani nel capoluogo giuliano, a cui hanno partecipato imprenditori eccellenti del food italiano e rappresentanti del mondo della ricerca.

«L’innovazione è presente nel settore con un peso di circa l’8 per cento sul fatturato annuo delle aziende italiane – ha detto Alessandro Carretta presidente Accademia Italiana di Economia Aziendale – ma numerosi sono i paradossi, tra cui la provenienza geografica contrapposta alla filosofia del km 0; l’enfasi sulla rapidità della preparazione contrapposta all’idea di slow food, il difficile mix tra tradizione e innovazione. Se questo è vero, allora il contesto a livello mondiale in cui l’innovazione può avere luogo è un contesto in cui bisogna ridurre questi paradossi».

Andrea Illy, presidente illycaffè, ha posto l’accento sulla centralità del concetto di sostenibilità, vale a dire «soddisfare i nostri bisogni senza compromettere le generazioni future». In questo senso, «bisogna ripensare a tutti i processi produttivi e strategica è l’importanza della ricerca per sostenere questo approccio». Del resto l’acronimo Save The Food, dove Save sta anche per Sostenibilità, Autenticità, Varietà, Esperienzialità, è stato lanciato proprio da un’idea di Illy a un convegno sul cibo di un paio d’anni fa.

«Università, centri di ricerca e imprese – ha sottolineato Gianni Sagratini  ricercatore in chimica degli alimenti presso la Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute dell’Università di Camerino e grande esperto di packaging – devono cominciare a dialogare davvero e a lavorare insieme. Le aziende poi devono capire che devono investire sull’innovazione anche se ciò richiede risultati in tempi medio-lunghi». E sulla nuova frontiera del packaging: «È il futuro del settore. Tra le novità, gli imballaggi attivi che allungano la vita degli alimenti e quelli intelligenti che guidano il consumatore sullo stato di conservazione».

Puntare all’adattamento è ciò che Andrea Tracogna, professore ordinario di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università di Trieste, segnala quale strategia vincente. In questo senso, non sono molte le imprese che hanno riadattato prodotti, reti di fornitura, strategie di branding alle condizioni esistenti nei nuovi mercati. Non ci si può più presentare all’estero con prodotti con dubbie capacità di rispondere alle esigenze target. «Adattare l’offerta per intercettare la domanda, che in questo momento è molto promettente, è la strategia da percorrere: ciò significa, fra le altre cose, portare innovazioni nel packaging, nelle porzioni, nei sapori, nel branding, nelle forme di presenza nei social media».

La seconda giornata del Salone ha fatto registrare nuovamente il tutto esaurito, con una partecipazione che ha superato tutte le aspettative per un evento al “debutto”. Ogni giorno controlli sugli alimenti della nostra dieta – prodotti ittici, carne, latte, miele – servono a prevenire problemi alla salute che possono derivare da contaminazioni  di varia origine, uso non corretto di pesticidi o medicinali,  frodi e adulterazioni. Di questi temi hanno parlato ieri mattina Barbara Codan  di GeniusChoise, Maria Giovanna Perrotta  di EuroClone e Massimo Piccotto di Tecna a Sicuri a tavola, incontro organizzato da AREA Science Park. I controlli sulla filiera del mais a rischio aflatossine, gli allergeni potenzialmente presenti nei vini, un’informazione più completa sulle etichettature, grazie a una app per smartphone sono stati al centro di una condivisione di esperienze e conoscenze alla quale il pubblico presente ha partecipato attivamente, con numerose domande e richieste di approfondimento sulle soluzioni innovative in questi ambiti.

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