Terroni, dal libro al teatro: così si fece l’Unità d’Italia

Roberto D'Alessandro
Roberto D’Alessandro

Secondo un gruppo di storici e giornalisti, c’è un’altra faccia del Risorgimento mai raccontata dalla storiografia ufficiale. Questi studiosi sostengono che il Sud sarebbe stato conquistato e poi saccheggiato con la forza delle arme dai piemontesi; inoltre, a loro dire, il Regno delle Due Sicilie non era poi così arretrato, come si vuol far credere. Basando il suo racconto su una capillare ricerca d’archivio, il giornalista Pino Aprile descrive  questa nuova e inedita versione nel suo fortunato saggio “Terroni”, un volume che in poco tempo ha conquistato le coscienze collettive, non solo dei meridionali.  Il contenuto del libro ha ispirato l’omonimo spettacolo teatrale, diretto, adattato e interpretato dal regista e attore Roberto D’Alessandro. La rappresentazione andrà in scena il 17 marzo, alle 21, al Teatro dei Servi di Roma.

Terroni teatro canzone«Ho voluto riassumere il contenuto del libro in questo spettacolo – spiega D’Alessandro a Cultura & Culture -. Il saggio di Pino Aprile sostanzialmente mi ha colpito nella sua interezza, ma a prendere maggiormente la mia attenzione è stato in particolare l’incipit. La Storia dell’Unità d’Italia è stata completamente distorta e questo ha leso l’autostima di un intero popolo, che si è sentito sempre colpevole, quasi fuori luogo. E` un obbligo morale divulgare la verità». L’allestimento di D’Alessandro è  un insieme di parole e musiche, come quelle di Eugenio Bennato e di Domenico Mudugno: «Era da tempo che volevo realizzare un  Teatro/Canzone, sullo stile di Giorgio Gaber», afferma l’attore, «lo spettacolo è costituito soprattutto da monologhi, quindi era necessario allegerirlo in qualche modo, anche se, cercando brani e musiche che potessero evidenziare ancor di più la materia trattata, mi sono anche reso conto che musicisti e cantanti, come lo stesso Modugno, avevano raccontato, tra le righe, l’altra Storia, quella autentica, dell’Unità d’Italia». Come potevano mille uomini, con a capo Giuseppe Garibaldi, conquistare un vasto territorio, senza il sostegno delle potenze Europee? «La storia dei Mille è una favoletta ridicola», dichiara D’Alessandro, «il termine borbonico ha avuto sempre un significato negativo, eppure le fonti storiche ci dicono il contrario. Il Regno delle Due Sicilie era molto più evoluto del Regno di Sardegna, anche per quanto riguarda la burocrazia. Inoltre, era uno stato autoctono, in quanto il Borbone di Napoli parlava napoletano ed era nato e cresciuto nella città partenopea». Con l’Unità d’Italia, «il Sud è passato dalla povertà  – una condizione che interessava tutta Europa – alla miseria che ha portato poi alle emigrazioni di massa», precisa il regista di “Terroni” che ha altri progetti in cantiere come lo spettacolo “Milano non esiste” , una dicotomia sul dramma dell’emigrazione che ha interessato e traumatizzato non solo il Mezzogiorno ma anche il Nord Italia.

Secondo Roberto D’Alessandro, è importante, per diventare una Nazione consapevole e superare la questione meridionale una volta per tutte, che la vera Storia del Risorgimento italiano venga vulgata, in modo da cicatrizzare una ferita che ancora sanguina, perché «la verità è rivoluzione».

Maria Ianniciello

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Autore dell'articolo: Maria Ianniciello

Maria Ianniciello
Naturopata ad indirizzo psicosomatico. Aromaterapeuta. Diplomata in Naturopatia presso l'Istituto Riza di Medicina Psicosomatica. Lavora sia in gruppo che individualmente con consulenze naturopatiche e sedute di aromaterapia. Giornalista pubblicista. Scrive di benessere, aromaterapia, motivazione al femminile, LifeStyle. Ama la Cultura, in particolare il cinema. Lettrice vorace. Si è laureata in Lettere nel 2005 presso la Seconda Università di Roma con il massimo dei voti.

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