Rolling Stones in tour, la storia e la discografia della band

rollingstonesI Rolling Stones possono a buon diritto essere considerati una delle band più importanti nel panorama rock mondiale, grazie a sonorità uniche che miscelano il rock, l’hard rock e il blues, e a uno stile decisivo e potente, che ancor oggi, a distanza di più di 50 anni, continua ad affascinare i fan di tutto il Pianeta. I sostenitori italiani delle “pietre rotolanti” saranno felici di sapere che i loro beniamini, dopo ben sette anni di assenza, torneranno in Italia. La band ha annunciato, infatti, proprio in questi giorni le date europee del “14 on fire” tour: gli Stones si esibiranno il 7 giugno al Pinkpop Festival (Olanda) e il 28 al Tw Classic Festival (Belgio) e il 22 giugno saranno anche a Roma, presso il Circo Massimo. Mick Jagger e Keith Richards avranno anche 70 anni, ma godono ancora di ottima forma e hanno energia da vendere. Non resta dunque che attendere la conferma ufficiale da parte del gruppo e dopodiché tenere d’occhio le vendite dei biglietti, che, con tutta probabilità, andranno esauriti in breve tempo.

Per comprendere a fondo i Rolling Stones, occorre effettuare un tuffo nel passato e tornare a 52 anni fa, precisamente al 12 luglio 1962, data dell’esordio ufficiale della band – allora composta da Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Dick Taylor, Ian Stewart e Mick Avory – presso uno dei templi del rock, ossia il Marquee di Londra.

Le radici della musica prodotta dal celebre gruppo britannico devono essere ricercate in quel blues un po’ inquieto di artisti quali Robert Johnson, John Lee Hooker, Bo Diddley. Ed è proprio dal filone blues che trae origine anche il nome del gruppo: “Rolling Stone” è, infatti, il titolo di una canzone di Muddy Waters, grande bluesman considerato dai più come “il padre del blues di Chicago”.

Dopo i primi anni di attività in cui gli Stones si sono cimentati esclusivamente in rivisitazioni di brani del repertorio americano della tradizione blues, rock & roll e rhythm’n’blues (l’album d’esordio “Rolling Stones” ne è un esempio), tra il 1964 e il 1965 Jagger e Richards hanno iniziato a incidere canzoni proprie.

La vera svolta, però è arrivata nel 1966, con il primo disco composto interamente da inediti, Aftermath.

Dell’album fanno parte successi quali “Lady Jane”, contraddistinta da sonorità medioevali, la psichedelica “Mother’s Little Helper”, il capolavoro “Paint it black” e la celebre “Under My Thumb”. Le sperimentazioni musicali sono molte: Brian Jones ha utilizzato strumenti etnici, come il sitar e il dulcimer. Nella Londra degli anni ’60, gli Stones si sono contraddistinti per la loro anima “nera e sotterranea”, vibrante di rabbia.

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Dal 1968 al 1972 la band ha sfornato una serie di dischi di successo che hanno assicurato a Jagger e compagni l’appellativo di “Greatest rock’n’roll band in the world”. Stiamo parlando di album del calibro di “Beggars Banquet” (contenente la celebre quanto discussa “Sympathy for the Devil”), “Let it bleed”, “Get Yer Ya-Ya’s Out!”, “Sticky Finger” ed “Exile on Main St”, tutti citati nelle classifiche dei migliori long-playing di sempre.

Il 1969 è ricordato principalmente per la morte di Brian Jones, avvenuta il 3 luglio per annegamento, in circostanze tuttavia ancor oggi poco chiare. Tre mesi prima, il geniale artista era stato cacciato dal gruppo a causa di divergenze con gli altri membri della band.

14onfire

L’ingresso negli Stones di Mick Taylor ha portato al gruppo un’ondata di freschezza, anche se un po’ a discapito di quella componente sperimentale tipica di Jones. Taylor si è dimostrato tuttavia un chitarrista talentuoso e tecnico, in grado di regalare assoli, che hanno segnato la storia della musica rock.

Nel 1974, Taylor ha preso però la decisione di abbandonare i compagni: troppo timido, non è mai riuscito ad ambientarsi pienamente e ad amalgamarsi con il resto della band. In sostituzione è subentrato Ron Wood, che ancor oggi fa parte delle “pietre rotolanti”.

Gli anni ’70 sono trascorsi tra concerti, nuovi album ed eccessi. Richards è stato arrestato in Canada insieme alla compagna Anita Pallenberg per possesso di eroina.

I dischi più celebri prodotti in quel periodo sono “Black and blue” e “Some Girls”. Con quest’ultimo, gli Stones sono tornati finalmente in cima alle classifiche mondiali, tant’è che la critica ha parlato di “risurrezione del gruppo”. I pezzi forti dell’album sono la cover di “Just My Imagination” dei Temptation, la ballata “Beast Of Burden”, “Some Girls”, contraddistinta da sonorità hard rock, la parodia country di “Far Away Eyes” e il singlolo di genere disco “Miss You”.

Il successo ritrovato è confermato con “Emotional Rescue” del 1980, il cui sound è prettamente dance. Il ritmo disco-blues piace e convince, così i Rolling Stones si trovano ancora una volta in testa alle charts.

L’anno successivo ha visto l’uscita di “Tattoo You”, contenente la celebre “Start Me Up” e “Tops” e “Waiting on a Friend”, brani registrati 1972 durante le session per l’album “Goats Head Soup”.

Il rapporto tra i “Glimmer Twins” Jagger e Richards è andato via via sgretolandosi e nel 1986 è uscito lo “sporco” “Dirty Work”, disco volto a sottolineare la distanza tra i due, che negli anni successivi intraprenderanno anche progetti solisti. Nel 1989, tuttavia, gli Stones tornano all’opera con “Steel Wheels”, omaggio a Ian Stewart scomparso poco prima, cui ha fatto seguito una tournée a livello mondiale e un album live. Il tour ha fatto tappa in Italia nel 1990 allo Stadio delle Alpi di Torino e allo Stadio Flaminio di Roma.

Con “Voodoo Lounge”, pubblicato nel 1994, la band ritorna a produrre un rock duro e compatto, meno influenzato dalle nuove tendenze. Nel disco si ritrovano le sonorità chitarristiche tipiche degli anni ’70, ma i veri gioielli dell’album sono la malinconica “Out of tears” e l’ “esotica” “Moon in up”. Tra i lavori più recenti ricordiamo “Bridges To Babylon” del 1997, in cui Jagger ha coinvolto collaboratori del calibro dei Dust Brothers e Danny Saber, e “A bigger bang” del 2005, un disco che è un ritorno alle origini, ricco di energia. Nel 2007 Mick Jagger ha annunciato la prosecuzione del “Bigger Bang Tour” del 2006, interrottosi a causa di un incidente accaduto a Keith Richards: durante una vacanza alle isole Fiji, la star si era infatti procurata una commozione cerebrale cadendo da una palma.

Il tour ha riscosso un notevole successo di massa. Anche in questo frangente, la band ha fatto tappa in Italia: prima a Milano, presso lo Stadio di S. Siro nel luglio 2006 e poi a Roma, presso lo Stadio Olimpico nel luglio 2007.

Nel 2012 è uscita la raccolta antologica intitolata “GRRR!”, comprendente quarantotto brani storici e due inediti.

La strumentazione utilizzata dai Rolling Stones nella loro lunga carriera musicale spazia da quella standard composta da chitarre, basso, batteria e tastiera a una più complessa, sperimentale e particolare comprendente sitar, mandolino, dulcimer e archi.

Da sempre contrapposti a “quei bravi ragazzi” dei Beatles – con i quali tuttavia intrattenevano e intrattengono tuttora un buon rapporto di amicizia – le “pietre rotolanti” hanno più volte ricevuto l’appellativo di “brutti, sporchi e cattivi” per via delle tematiche affrontate nelle canzoni, quali il malcontento e la protesta sociale – espressi il più delle volte con rabbia, ma anche con ironia e sarcasmo – il sesso e, talvolta, le droghe pesanti. Sembra comunque che la contrapposizione con John Lennon e soci fosse voluta dagli stessi Stones che assumevano atteggiamenti opposti rispetto al quartetto di Liverpool. Nel vastissimo repertorio troviamo ballate come “Angie”, che è divenuta uno dei cavalli di battaglia degli Stones, e canzoni che parlano dell’insoddisfazione giovanile come la famosissima “(I Can’t Get No) Satisfaction”, il cui riff di chitarra è uno dei più noti nella storia del rock. Indimenticabili anche l’“indiavolata” “Sympathy for the devil” e la bellissima “Paint it black”, che è stata utilizzata come colonna sonora in diversi film e videogames (chi non ricorda il suo impiego nei titoli di coda di “Full Metal Jacket”?). Lo stile musicale dei Rolling Stones nonché il linguaggio diretto e sfacciato riescono ancor oggi ad essere d’impatto e permettono al carismatico leader Mich Jagger di catalizzare l’attenzione del pubblico attraverso la sua voce graffiante e la sua geniale gestualità.

In oltre 50 anni di attività, il celebre gruppo ha attraversato ogni moda, riuscendo a interpretarla con grande intelligenza e sfornando una serie di successi senza tempo. Non a caso, gli Stones sono la band che dal vivo ha ottenuto il maggior numero di spettatori della storia.

Chiara Bernasconi

 

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Autore dell'articolo: Chiara Bernasconi

Chiara Bernasconi
Giornalista pubblicista. Dopo la laurea triennale in scienze dei beni culturali conseguita presso l’Università degli studi di Milano, si specializza in musicologia e beni musicali nel medesimo ateneo con il massimo dei voti e la lode. Cantante e pianista, affianca alla professione giornalistica quella di insegnante di musica. Le altre sue passioni sono il cinema, il teatro, l’arte e la lettura. Collabora con diverse testate online che si occupano di cultura, tecnologie e fumetti.

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