Mario Biondi al Pomigliano Jazz

Delirio al Pomigliano Jazz Festival per Mario Biondi, che ha incantato il pubblico con la sua voce black. Si è svolta il 19 settembre 2012 presso il suggestivo Anfiteatro romano di Avella, la serata di apertura della XVII esima edizione del Pomigliano Jazz Festival. Una location esclusiva e nuova per il festival, uno scenario suggestivo che accompagna meravigliosamente il connubio perfetto degli Incognito con Mario Biondi. A presentare la kermesse lo storico Giovanni Pacchiano e la new entry Nicola Canonico. Poco però lo spazio dedicato alle presentazioni: parlare di jazz è complicato, molto più semplice è permettere al pubblico di ascoltarlo.

Una serata che si fa assaporare pian piano grazie agli Incognito che ammaliano il pubblico facendosi conoscere un po’ per volta. Presentano infatti  una scaletta di brani che hanno fatto la loro storia, con pezzi tratti dal primo album “Jazz Funk” fino all’ultimo lavoro “Surreal”. A condurre il pubblico verso mondi inesplorati e a far da filo conduttore tra un brano e l’altro, la calda voce dello storico fondatore del gruppo,  Jean-Paul “Bluey” Maunick.

Ciò che colpisce durante tutto il corso della serata è l’importanza dedicata a ogni singola voce del gruppo, le voci maschili si alternano a quelle femminili fino a creare un’incredibile armonia. Un equilibrio che non si interrompe, ma che si rafforza quando si inserisce nel gruppo la guest star della serata, la voce dell’artista che tutti stavano aspettando: Mario Biondi. Il catanese dalla voce soul, saluta il pubblico in visibilio con la canzone che lo ha reso più celebre: “This is What You Are”. Famose e varie le reinterpretazioni, unite alla celebre “No More Trouble” (cantata ultimamente ai Wind Music Award) fino alla magnifica cover di Steve Wonder “Don’t You Worry ‘Bout a Thing”. Ciò che più di tutto caratterizza la serata è l’energia di ogni singolo artista. Le voci e gli strumenti invitano il pubblico a gioire, a diventare “una sola anima”. E il pubblico risponde, fino a quando l’empatia diventa così forte da eliminare la famosa barriera tra palco e platea. Maunick fa notare al pubblico la giovane età del percussionista e del batterista:  «La grinta di questi due ragazzi è incredibile ed ancora di più lo è pensare che quando si è formato il gruppo degli Incognito … loro non erano ancora nati!»

Durante l’ultima mezz’ora, gli artisti invitano il pubblico a ballare. E così, dopo un repertorio di pezzi intimistici dai toni caldi, vengono suonati  brani ritmati, energici, solari e soprattutto funky. Uno spettacolo che non smette di sorprendere fino all’ultima nota, un grande inizio per un festival che non smette mai di rinnovarsi, grazie soprattutto alla presenza di artisti capaci di mostrare in due ore di spettacolo le più intense facce della musica jazz!

Maria Rosaria Piscitelli

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