4 gennaio 2013
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OSCURA IMMENSITÀ, IL DRAMMA DEL PERDONO

La Stagione di Prosa 2012-2013 del Teatro Verdi di Padova inaugura il nuovo anno martedì 8 gennaio alle ore 20.45 con Oscura immensità, spettacolo tratto dal romanzo “L’oscura immensità della morte” di Massimo Carlotto (pubblicato da  edizioni e/o) per la regia di Alessandro Gassmann. Oscura Immensità è interpretato da Giulio Scarpati e Claudio Casadio ed è una produzione di Teatro Stabile del Veneto e Accademia Perduta Romagna Teatri. Venerdì 11 gennaio alle ore 17.30 gli interpreti di Oscura immensità incontreranno il pubblico.

«Il lavoro svolto in queste due stagioni teatrali alla direzione del Teatro Stabile del Veneto, orientato alla valorizzazione della drammaturgia contemporanea e al rinnovamento del linguaggio teatrale, ha ottenuto risultati molto incoraggianti – dichiara Alessandro Gassman – In sintonia con questo orientamento ed anche per la mia personale ammirazione nei confronti di Massimo Carlotto ho accolto con favore la sollecitazione dell’Accademia Perduta Romagna Teatro – Teatro Stabile d’Innovazione di coprodurre uno spettacolo tratto dal suo romanzo “L’oscura immensità della morte” e di curarne la regia. Con un linguaggio incisivo, essenziale, crudo e un ritmo dell’azione serrato e coinvolgente, l’autore racconta un tragico fatto di cronaca, avvenuto nella provincia del nord-est italiano, mettendo a confronto vittima e carnefice, entrambi lacerati da rispettivi drammi personali».

«Giustizia, vendetta, perdono, pena. Questi sono i temi universali  di Oscura immensità, un progetto narrativo nato come romanzo e che ora trova una sua articolazione naturale come testo teatrale – spiega Massimo Carlotto – Quando venne pubblicato in Italia, il romanzo provocò, nel senso migliore del termine, un intenso e lacerante dibattito tra autore e lettori, che mi ha poi coinvolto nei paesi dove  è stato tradotto: Francia, Germania, Stati Uniti. In questa pièce, a differenza del romanzo, sono fortemente presenti i sentimenti contrastanti che ho potuto cogliere negli anni. Oscura immensità  non lascia scampo. Alla fine ognuno è costretto a prendere posizione, a non eludere le domande che i due personaggi, Raffaello Beggiato e Silvano Contin, carnefice e vittima, pongono con la forza disarmante dei destini contrapposti e ineluttabili. Chi deve perdonare colui che ha commesso un delitto e che sta scontando una pena detentiva o è rinchiuso nel braccio della morte? I familiari della vittima o lo Stato? O entrambi?».

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