La musica celtica irlandese secondo Vincenzo Zitello

Vincenzo Zitello
Vincenzo Zitello

La tradizione della musica celtica irlandese risale a tanti secoli fa. La più antica arpa, uno degli strumenti tipici di questa antica tradizione, appartenne al re Brian Borù (Dublino XIV secolo) e in lingua gaelica si chiama cláirsach. Tradizionale simbolo di potenza, in quanto oggetto considerato in grado di creare un legame tra la vita e la morte, l’arpa divenne anche lo strumento degli arpisti più famosi: i Bardi Celti  i quali, organizzati in una corporazione di tipo ereditario come un ordine religioso, contribuirono alla diffusione della tradizione musicale celtica, seppur solo oralmente. Tra i più noti ricordiamo O’Neill, Hempson, Turlogh. Dopo gli anni d’oro seguirono lunghi secoli di oblio e di abbandono ma a partire dagli anni ’70 Alan Stivell riportò l’arpa e la musica celtica agli antichi fasti di un tempo. Come lui anche un altro artista ha ricoperto il ruolo di primo divulgatore e pioniere dell’arpa celtica in Italia. Stiamo parlando di Vincenzo Zitello che, con ben 8 dischi all’attivo, centinaia di concerti in tutto il mondo e prestigiose collaborazioni, ha contribuito alla concreta diffusione della musica celtica. Cultura e Culture lo ha intervistato per scoprire più a fondo il suo percorso professionale e per conoscere la vera storia della musica celtica irlandese.

Vincenzo, Lei ha decenni di esperienza alle spalle. Cosa l’ha spinta ad avvicinarsi ad uno strumento particolare come l’arpa?

Nasco da una famiglia di musicisti. Già a partire dall’età di 6 anni cominciai a suonare il violino, la musica mi è sempre piaciuta. A 13 iniziai a scrivere anche dei pezzi miei ma notai che lo strumento mi limitava per cui cominciai a cercare quello giusto per me. Negli anni ’70 mi capitò di ascoltare per caso Alan Stivell e ne fui assolutamente folgorato. Nel 1977 mi iscrissi alla scuola d’arpa di Milano visto che avevano importato una serie di arpe dall’Irlanda. Quello strumento era davvero molto costoso, quasi come un’automobile, per cui vendetti il mio bellissimo violino e comprai la mia prima arpa. Da allora essa è sempre stata il mio strumento principale ma non ho mai abbandonato del tutto i fiati. Il significato più profondo di questa scelta l’ho capito negli anni. L’arpa esiste da millenni ed ha accompagnato l’uomo per tantissimo tempo e per questo è in grado di raccogliere sentimenti e modi di pensare. L’arpa riesce a riprodurre aspetti che nel tempo sono cambiati, ci vuole, quindi, un certo tipo di mentalità per suonarla e per capirne la vera essenza.

Ci racconta come nasce la tradizione della musica celtica irlandese?

Alan Stivell ha riportato l’arpa nel suo territorio originale. Ogni tipo di musica tradizionale ha bisogno della sua cultura, del suo territorio, del suo tessuto originario altrimenti si tratterebbe di un mero esercizio turistico. In realtà vorrei precisare che la musica celtica trae ispirazione dal barocco italiano. Nel ‘600, in Norvegia, c’era un artista di nome O’Neill che trasse ispirazione dalla musica barocca italiana che, all’epoca, era considerato lo stile più in voga. Anche la cornamusa scozzese discende dall’italianissima e bergamasca Baguette. Abbiamo avuto tante cose da condividere e scambiare e ne avremmo sicuramente ancora.

Che differenza c’è tra arpa classica e arpa bardica?

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L’arpa in irlandese di chiama cláirsach. Quella bardica ha le corde in metallo, è portatile, pesa circa quindici chili, è diatonica e modale mentre quella classica ha le corse in budello di pecora, i pedali che cambiano tonalità e pesa ben 40 chili circa.

 

Nelle composizioni contenute nel suo ultimo disco intitolato “Talismano” si è ispirato a tre antichi stili Gaelici. Quali sono?

Le musiche sono ispirate a tre antichi stili: la musica del sonno Suantrai, la musica del ritmo e del pianto Gentrai, la musica della nostalgia e del riso Goltrai. L’ispirazione nasce dalla voglia di  recuperare armonia e pace con sè stessi ma anche ciò che è andato perduto in una tradizione musicale che fu principalmente orale.

In molti l’hanno definita primo divulgatore e pioniere dell’arpa celtica in Italia. Lei conferma questo epiteto?

Sono stato il primo a suonare l’arpa celtica con le corde in metallo, gli altri strumenti sono arrivati dopo. Suonare questo tipo di arpa è molto difficile, ci vuole davvero tantissima dedizione ma la magia che è in grado di creare mi ripaga di tutto. Naturalmente il riscontro del pubblico è quello che, allo stesso modo, mi serve per capire e capirmi a 360 gradi.

 

arpa viggianese
arpa viggianese

Ad oggi qual è lo stato di diffusione e riscontro nei riguardi di questo tipo di musica?

A Viggiano, in Lucania, c’è la più grande tradizione legata allo strumento dell’arpa. Dopo gli anni d’oro vissuti ben 400 anni fa, la tradizione si era persa quasi del tutto, poi con il Festival di Viggiano, di cui sono anche il direttore artistico, abbiamo rimesso in piedi la Scuola di arpa e ora ci sono ben 15 ragazzi che suonano questo strumento, oltre ad un maestro liutaio, Massimo Monti, che ha ricostruito l’antica arpa viggianese.

 

Nel corso della sua lunga carriera Lei ha collaborato con tanti artisti. Tra gli altri compaiono i nomi di Franco Battiato ed Ivano Fossati. Come è nata la collaborazione con loro e quanta della sua musica è riuscito ad introdurre nei loro lavori discografici?

Battiato lo conosco da quando avevo 16 anni. Con cui ho fatto la mia prima tournèè e insieme abbiamo fatto tantissime cose. Con lui ho quindi un rapporto di vecchia data mentre con Fossati ho avuto molto più spazio per inserire l’arpa. Con lui ho collaborato alla realizzazione di ben 5 dischi e ho cercato di usare il mio strumento in modo più vario. Grazie al successo ottenuto, l’arpa è stata anche reinserita nell’orchestra e nel corso degli anni ho cercato di conferirle un aspetto contemporaneo passando dal folk a qualsiasi altro genere. Tutte queste cose mi hanno permesso di capire le potenzialità e la versatilità di questo strumento  il cui suono è stato spesso associato a quello di una chitarra.

 

Quali sono le melodie celtiche più diffuse?

Sono davvero tantissime! In Italia credo siano le gighe e le musiche da ballo grazie alle tantissime scuole di ballo che si sono aperte in tutto il territorio nazionale. Sono tantissime le persone che le frequentano  e ogni anno le iscrizioni aumentano, a testimonianza di una forte ricerca della novità.

 

Quali sono gli altri strumenti tipicamente riconosciuti come parte della tradizione musicale celtica?

Beh sicuramente il Fiddle (violino), il Tin Whistle (flauto di latta) ed il Bodhrán (tamburo). L’arpa in realtà non è molto usata. Soltanto a partire dal 2005 ne è ricominciato l’utilizzo, prima era quasi stata abbandonata. Proprio in Irlanda vengono usate le arpe progettate dall’azienda dei maestri liutai Salvi qui in Italia. Insieme a loro anche io ho realizzato alcuni strumenti.

 

Ha mai preso parte alle famose sessions di musica irlandese nei pub locali?

Si, tanti anni fa. Fu molto bello, lì la gente suona per motivi di intrattenimento personale, se sei bravo devi farti sentire, il concetto di esibizione pubblica è molto diverso da qui.

Conosce le tipiche danze celtiche?

Certo, le più famose sono le gighe (danze molto antiche), i reel (danze veloci), Slip Jig (ballate da sole ragazze) le hornhipe (danze ritmate derivate da quelle marinare) e le polche.

 

Vincenzo Zitello in concerto
Vincenzo Zitello in concerto

Ha mai partecipato a qualche festival di musica celtica?

Ovviamente si, ho partecipato al Festival Interceltique a Lorien, la più importante manifestazione del mondo celtico che ospita anche altre culture. Ho rappresentato l’Italia per il 40º  festival e avevo suonato lì anche nell’ 85: è stato davvero suggestivo!

 

Se qualcuno volesse conoscere o approfondire questo argomento cosa consiglierebbe di leggere?

Sicuramente i testi di Enrico Euron comeMetodo Per Arpa Celtica. Con spartiti musicali”oppure  “L’arpa Dei Celti. Storia dell’arpa e degli arpisti in Irlanda” o ancora “Manuale di pacifica convivenza con la vostra arpa” di Marco Pasquino di cui, tra l’altro ho scritto la prefazione. Tengo a ricordare anche che è possibile richiedere libri e pubblicazioni riguardanti l’arpa viggianese e la tradizione musicale di Viggiano sul sito http://www.arpaviggianese.it

 

Quali sono i più noti esponenti di questo genere musicale?

Oltre al notissimo Alan Stivell citerei Enya,  Wolfstone, Loreena McKennitt e tanti altri. Il fatto è che ogni area ha un mood specifico e non si può asserire quali siano gli artisti più affermati. Bisogna ricordare che ci sono tantissimi irlandesi anche in America e che lì questo genere musicale è davvero molto diffuso.

Quali sono i suoi prossimi impegni?           

Farò ancora tanti concerti anche se adesso mi sto dedicando anima e corpo al mio nuovo album che sarà legato ai quattro elementi: acqua, aria, terra, fuoco e alle quattro stagioni. Cercherò di convogliare energie e sensazioni intimistiche in un’unica direzione e per farlo non mi servirò solo dell’arpa ma di un’intera orchestra.

Raffaella Sbrescia

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Autore dell'articolo: Raffaella Sbrescia

Raffaella Sbrescia
Raffaella Sbrescia è una giornalista iscritta all'ordine dei Giornalisti della Campania dal 2010 e blogger per il blog musicale "Ritratti di note". Dopo la laurea triennale in Lingue, culture e letterature dell'Europa e delle Americhe ha conseguito la laurea magistrale in Lingue e Comunicazione Interculturale in Area Euromediterranea presso l'Università degli Studi di Napoli l'Orientale con il massimo dei voti. Da sempre interessata al mondo della musica, dell'antropologia, dei viaggi e della letteratura, per Cultura & Culture è responsabile della sezione eventi e spettacoli.

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