MILANO FILM FESTIVAL PREMIA YUNG CHANG

di Elena Lombardo

La 17esima edizione del Milano Film Festival ha decretato il suo vincitore: lui è Yung Chang, che ha firmato la pellicola dal titolo China Heavyweight. Il film è una coprododuzione cinese ed americana insieme che ha sbaragliato la concorrenza nella sezione più attesa dei lungometraggi.

La cerimonia di chiusura di ieri sera ha inoltre decretato i vincitori di tutte le varie categorie a concorso. Il Teatro Strehler, punto di forza della manifestazione, ha ospitato le diverse giurie e il pubblico per l’importante momento delle premiazioni 2012. La serata è stata presentata dai due direttori artistici della manifestazione e cioè Alessandro Beretta e Vincenzo Rossini. Entrambi veterani della parte organizzativa del festival hanno mostrato ancora una volta grande dimestichezza nella realizzazione di un evento di tale portata.

Dopo i ringraziamenti di rito alle Istituzioni e Partners commerciali della rassegna, la serata è entrata nel clou con le prime premiazioni.

Anastasia Plasotta, responsabile del nuovo riconoscimento Feltrinelli/ Real Cinema, ha premiato We are legion: the story of the Hacktivists di Brian Knappernberger (Usa). Subito dopo è stato assegnato il Premio Giuria Studenti, che è stato vinto da Tiens moi Droit di Zoe Chantre. «Per la capacità di traslare il corporeo nell’immaginario e per l’autenticità del suo linguaggio». Questa la motivazione degli studenti del corso di cinema dell’Università degli studi di Milano in giuria. Nuovo partner di quest’anno, la compagnia Air Dolomiti, ha istituito il suo premio per promuovere la sostenibilità ambientale. Il riconoscimento è andato al film Vallley of Saints di Musa Syeed (India/Usa). I rappresentanti dell’Air Dolomiti hanno così spiegato: «… l’equilibrio tra il racconto umano e la denuncia ambientale è ben calibrato nella regia quanto nella fotografia … il Lago Dal emerge come protagonista alla pari dello spazio filmico».

L’ambitissimo Premio dello Staff è stato vinto dalla pellicola Voice Over di Martin Rosete (Spagna). La motivazione è: »La capacità narrativa articolata a partire da un’idea- traccia che, attraverso l’emozione dell’attesa condivisa, cattura al contempo, devia e sorprende lo sguardo, nonché per l’elevata qualità della tecnica…»

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La serata è andata avanti velocemente tra una premiazione e l’altra. È stato poi il turno del Premio del Pubblico, singolare iniziativa per cui ogni spettatore poteva mettere una monetina, un voto, in un piccolo salvadanaio all’uscita di ogni proiezione. La maggior scorpacciata di monetine è stata riscontrata per il film L’esecuzione del napoletano Enrico Iannaccone, il quale vince proprio il denaro raccolto. Altro premio atteso è stato l’Aprile, con due menzioni speciali, una per Fireworks di Giacomo Abruzzese e l’altra per Il n’y a pas de raport sexuel di Raphael Siboni.

Il vero e proprio Premio Aprile se l’è aggiudicato invece il film Bake a Cake di Aliocha per la riflessione speciale dedicata all’amicizia e alla fiducia reciproca. Il riconoscimento vale anche mille euro. I Premi più attesi quindi quello per il Miglior Cortometraggio e Lungometraggio sono arrivati al termine della serata con la suspense di rito. Il Miglior Cortometraggio è stato scelto da una giuria composta dalla Scuola Zelig di Bolzano, che si occupa principalmente di documentari.

Anche in questo caso c’è stata una menzione particolare per il film di Justine Triet, Vilaine Fille, Mauvais Garçon. Il miglior short Film è invece Notre Corp est un arme: prisons di Clarisse Hahn. Pellicola in bilico tra documentario e video arte, ha convinto la giuria per la grande forza espressiva. Nella categoria Lungometraggio, che comprendeva 12 tra opere prime e seconde, in anteprima italiana, una menzione particolare è andata a Everybody in Our Family di Radu Jude. Il Miglior Lungometraggio che ha vinto il Milano Film Festival 2012 è China Heavyweight di Yung Chang. La pellicola è un documentario-fiction, coproduzione cinese e canadese di un regista assolutamente rappresentativo. «Per la sua capacità, attraverso la scrittura intensa e la recitazione… nel descrivere come i conflitti possano scaturire e generare nella vita familiare normale. Un incubo quotidiano come metafora per conflitti più grandi»

Il regista, non presente allo Strehler, ha però registrato un simpatico video messaggio per ringraziare della vittoria. La vittoria comporta anche un premio di 5mila euro che andranno dritti al regista Chang. Unica nota dolente della cerimonia di chiusura del Festival è stata la mancata partecipazione della maggior parte dei vincitori, i quali non si sono presentati al ritiro del loro premio. Al termine della premiazione è stato proiettato nuovamente il film vincitore, che si spera riuscirà ad ottenere successo anche tra il pubblico. Cala così il sipario dello Strehler su una delle manifestazioni di cinema più importanti del nostro Paese. L’appuntamento è ora per il prossimo anno.

 

 

 

 

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