Lucio Dalla da 4 marzo 1943 a Caruso: così in(cantava) l’Italia

Lucio Dalla - Foto di Franco Buttaro
Lucio Dalla – Foto di Franco Buttaro

 

Non è facile scrivere un articolo che racconti l’uomo e l’artista Lucio Dalla. Un bolognese doc, appassionato della musica in tutte le sue espressioni e variazioni più improbabili, un personaggio amato soprattutto per l’energia contagiosa e per la bellezza e la verità dei suoi testi. Genio e ribelle talvolta incompreso, cantautore unico nel suo genere, capace di trasformare ogni sua esibizione in un momento esilarante di spettacolo e follia.

L'ultimo saluto Lucio Dalla ©Franco Buttaro
L’ultimo saluto Lucio Dalla ©Franco Buttaro

Lucio se n’è andato due anni fa, improvvisamente, lasciando un vuoto incolmabile nella vita di tante persone che amavano e amano la sua arte e il suo modo di vivere la vita. Attraverso centinaia di brani, Dalla ci ha insegnato tanto: a ridere di noi stessi, ad andare oltre le mode e le apparenze, a criticare in maniera costruttiva la società e il potere, a godere delle bellezze della natura. Il 4 marzo avrebbe compiuto 71 anni e, conoscendolo, ci avrebbe sicuramente regalato una battuta ironica, una perla di saggezza popolare, una frase tagliente sul tempo che passa e sulla voglia irrefrenabile di lavorare, sperimentare e godersi il presente pensando al futuro.

Musicista di formazione jazz, Lucio Dalla è stato uno dei più importanti, influenti e innovativi cantautori che l’Italia abbia mai avuto. Alla ricerca costante di nuovi stimoli, si è sempre mostrato curioso e generoso nei confronti di numerosi artisti, collaborando e duettando, fino agli ultimi giorni della sua vita, con personaggi di fama nazionale e internazionale, con un occhio di riguardo verso i giovani emergenti (da Marco Mengoni a Pierdavide Carone).

In oltre cinquant’anni di attività, Lucio ha attraversato diverse fasi artistiche e personali: dalla stagione beat degli anni Sessanta alla sperimentazione ritmica e musicale, passando per la canzone d’autore, l’Opera e la lirica e l’ultimo periodo “pop”. Impossibile riuscire ad etichettare la sua musica, a classificarne la produzione artistica. L’unica certezza che abbiamo è che Dalla è stato un fuoriclasse dell’illogica, un paroliere geniale che ha saputo ammaliarci giocando con le sette note e la sua sregolatezza.

lucio dalla-carusoL’amore per il jazz lo ha influenzato tanto, soprattutto nel modo di usare la voce, volutamente aspra e disarmonica, continuamente tesa a decorare le linee melodiche dei brani con improvvise variazioni di tono. La voglia di stupire, di rinnovarsi e di sperimentare, album dopo album, concerto dopo concerto, lo ha portato al grande successo, dopo non poche difficoltà iniziali, tra dischi flop e critiche accese da parte dell’opinione pubblica. A consacrarlo, come nuovo artista della scena cantautorale internazionale, è stato l’album “Storie di casa mia” del 1971, che contiene brani quali “4/3/1943”, inizialmente censurato per il testo forte dal sapore anticattolico, poi tradotto in diverse lingue nel mondo. In seguito arrivarono altri capolavori firmati da Lucio: brani delicati come Un uomo come me, La casa in riva al mare, Il gigante e la bambina, Itaca, Piazza Grande. Canzoni che trattano temi importanti quali la povertà, la pedofilia e la ribellione del proletariato verso gli industriali, pezzi di storia di vita umana che toccano, con onestà e sensibilità, argomenti di natura sociale, per far riflettere e per comprendere la realtà. In questi anni di fermento artistico, il nuovo Dalla, sempre più poeta impegnato, si è avvicinato al mondo delle quattro ruote (celebre l’album Nuvolari, dedicato al pilota campione), per proiettarsi verso un futuro ricco di speranza, immaginandolo attraverso storie e canzoni nuove, ma anche con spettacoli teatrali e produzioni televisive da lui firmate. Alla fine degli anni Settanta l’artista bolognese cominciò un’intensa collaborazione con il grande amico e collega Francesco De Gregori, portando in giro per il Bel Paese il tour di successo Banana Republic. Seguiranno L’anno che verrà, Ma come fanno i marinai, Futura, Meri Luis e molte altre hit che ne hanno segnato il cammino verso la consacrazione ad artista elegante e provocatorio, particolarmente ispirato e istintivo.

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Foto: © dpa / Markus Stuecklin
Foto: © dpa / Markus Stuecklin

Tuttavia, quando si parla di Lucio Dalla, è inevitabile non pensare al suo più grande capolavoro, il suo marchio di fabbrica: Caruso, brano mandolinesco divenuto ben presto simbolo del made in Italy in tutto il mondo. Il nostro ricordo di Lucio si ferma volutamente a questa canzone, anche se di successi il cantautore ne ha collezionati molti altri fino a quel terribile 1 marzo 2012, giorno della sua morte. Ma forse è il tempo che vuole arrestarsi e fotografare un momento magico e di incantevole poesia che solo la bellezza di Caruso, l’amore celebrato dalle sue parole, l’emozione che danza sulle sue note, può regalare. Una canzone che renderà eterna, immortale, la figura di un grande Maestro d’arte e di vita come Lucio Dalla.

Silvia Marchetti

 

Per ascoltare 4 marzo 1943: http://youtu.be/3C5fVNlWXrk

Per ascoltare Carusohttp://youtu.be/UIWtJrXoKo4

 

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Autore dell'articolo: Silvia Marchetti

Silvia Marchetti
Silvia Marchetti, nata a Mirandola (Modena) nel 1981, è giornalista pubblicista e web designer. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna, si occupa da anni di Cultura e Spettacoli, pubblicando articoli, recensioni e interviste relative al mondo del teatro, del cinema e, in particolare, della musica. Tra le sue passioni, la buona cucina, i concerti, la moda e Milano, città in cui ha deciso di vivere.

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